Dopo la prima fase di sperimentazione umana, mercoledì la casa farmaceutica CNBG ha richiesto l’autorizzazione necessaria per mettere in vendita sul mercato interno il primo vaccino anti-Covid. In caso di riscontro positivo si tratterebbe del secondo caso al mondo dopo la commercializzazione dello Sputnik russo. La rapidità con cui la Cina sta testando i vaccini ha già suscitato qualche preoccupazione tra gli esperti internazionali. Ma non tra i cinesi. Secondo un’inchiesta di Bloomberg, sono sempre di più le persone a cercare di ottenere il farmaco attraverso amicizie, funzionari corrotti e contatti nelle aziende statali, alle quali è stato fornito un accesso privilegiato da qualche mese. Intanto, mentre l’Oms si prepara a indagare le origini della pandemia, la stampa cinese continua a promuovere una nuova versione dei fatti. Su Facebook, l’ufficialissimo People’s Daily sostiene che “tutte le prove disponibili” suggeriscono che il virus “non è iniziato a Wuhan nella Cina centrale”. Sono almeno due gli esperti ad aver suggerito esplicitamente questa tesi. L’ultimo in ordine di tempo è stato Wu Zunyou, epidemiologo del centro per il controllo delle malattia, secondo il quale la concentrazione dei primi contagi nell’area del mercato di Wuhan adibita alla vendita dei surgelati sembra indicare che Sars-Cov-2 sia stato importato attraverso la catena del freddo. Wu ha parlato della possibilità che i casi zero siano stati più di uno. Affermazioni non verificabili dal momento che le autorità cinesi non hanno permesso al primo team dell’Oms di visitare Wuhan. La fase due delle indagini verrà eseguita da una squadra di dieci specialisti internazionali ma, date le premesse, le aspettative degli esperti sono entusiasmanti. Ancora non è chiaro nemmeno quando potranno cominciare le ricerche. [fonte Bloomberg, FT]

Anche la Cina in lutto per Maradona

Anche in Cina la morte di Diego Armando Maradona ha suscitato le reazioni commosse dei fan. Nella giornata di ieri diverse persone si sono recate davanti all’ambasciata argentina, dove, davanti alla bandiera a mezz’asta hanno deposto mazzi di fiori e la mitologica maglietta numero 10. La notorietà di Maradona oltre Muraglia risale al 1986 quando la nazionale argentina vinse la Coppa del Mondo FIFA, il primo mondiale ad essere trasmesso in diretta dalla  televisione cinese. Negli anni a seguire, l’emittente statale CCTV ha continuato a proporre le gesta del calciatore argentino con la maglia del Napoli. Ma il picco della notorietà fu raggiunto solo nel ’96, quando approdato al  Boca Juniors, Maradona si recò in Cina per disputare una serie di amichevoli contro le squadre locali Beijing Guoan e Sichuan Quanxing. Il prematuro decesso del campione è stato compianto anche su Weibo dove quattro hashtag correlati hanno totalizzato oltre 1,8 miliardi di visualizzazioni, mentre sui siti di e-commerce sono andati a ruba cimeli di vario genere, dalle magliette al libro Touched By God:How We Won the Mexico ’86 World Cup”. Chissà se i fan cinesi sanno che nel 1987,  quando Deng Xiaoping lo invitò a giocare in Cina, Maradona rifiutò chiedendo una somma pari a non meno di 300 milioni di lire.  [fonte GT SCMP]

Cina: nuove regole contro i culti stranieri. Cristianesimo compreso

Questa settimana il ministero della Giustizia cinese ha proposto nuove restrizioni sul proselitismo straniero. Lo scopo conclamato è quello di prevenire la diffusione dell ‘”estremismo religioso” o l’utilizzo della religione “per minare l’unità nazionale o etnica della Cina”. La libertà di culto – assicurata dalla costituzione cinese – è severamente limitata all’interno delle cinque religioni ufficialmente riconosciute dal governo. Ma fino a oggi, i fedeli stranieri hanno goduto di una maggiore tolleranza. La bozza, sottoposta a consultazione pubblica, vieta tra le altre cose le “interferenze straniere negli affari dei gruppi religiosi cinesi” . Mentre le regole fanno riferimento al rischio che l’estremismo religioso si trasformi in terrorismo, alcune delle disposizioni sembrano prendere di mira la Chiesa cattolica più che l’Islam. Una posizione che fa eco al libro bianco sulla religione del 2018 in cui si ricorda come in passato “alcune fedi siano state strumentalizzate dalle potenze coloniali e imperialiste”. Una volta approvate le disposizioni prevederanno un maggiore controllo sulle attività, sui membri e sui testi delle comunità religiose. Non sono chiare le punizioni previste in caso di infrazione, ma nella bozza si fa esplicito riferimento alla possibilità di ricorrere alle leggi contro lo spionaggio. [Fonte CNN]

Hong Kong riforma le materie umanistiche. Ispirano pensieri sovversivi

Nel pieno di una nuova stretta su pensieri e comportamenti sovversivi, il governo di Hong Kong ha annunciato una massiccia riforma degli studi umanistici nella scuola secondaria. Il corso era stato reso obbligatorio nel 2009 per stimolare il pensiero critico degli studenti e introdurre il dibattito su problematiche sociali. L’obiettivo è stato raggiunto talmente bene che con l’intensificarsi delle proteste anticinesi diverse figure vicine a Pechino hanno accusato i liberal studies di ispirare comportamenti sovversivi. Secondo quanto riferito ieri dal segretario all’Istruzione, la riforma – che entrerà in vigore in vigore all’inizio del prossimo anno accademico – prevede un nuovo curriculum, un diverso sistema di valutazione e persino un nome diverso. Tutto il materiale didattico sarà controllato dal governo mentre il programma di studi verrà ridotto della metà “per alleggerire la pressione sugli studenti”. Sarà data maggiore enfasi allo sviluppo del paese, alla minicostituzione locale e allo stato di diritto” ha precisato il ministro aggiungendo che gli alunni saranno tenuti a fare un viaggio nella Cina continentale all’interno del corso. Mercoledì, durante il suo discorso annuale, Carrie Lam ha dedicato ampio spazio alla necessità di rafforzare il sentimento identitario dei giovani hongkonghesi sui banchi di scuola. Circa 2000 dei manifestanti arrestati sono studenti delle scuole primarie e secondarie. Negli ultimi mesi diversi docenti sono stati rimossi dai loro incarichi con l’accusa di aver promosso pensieri antipatriottici. [fonte SCMP]

Corea del Sud: 40 anni di carcere all’uomo dietro alle chat porno

Ben 40 anni di carcere. E’ la pena comminata dal tribunale del distretto centrale di Seul a Cho Joo-bin, il 25enne arrestato a marzo per aver adescato quasi ottanta donne – tra cui 16 minori – promettendo lavori ben retribuiti in cambio di video sessualmente espliciti. Il materiale veniva poi rivenduto su Telegram attraverso chat private. Un giro di affari che ha attratto almeno 10.000 persone disposte a sborsare cifre fino a 1200 dollari per accedere. Sono 15 i capi d’accusa: produzione e distribuzione di materiale visivo sessuale illegale, abuso sessuale forzato, stupro, molestie sessuali, ricatto, registrazione di comportamenti sessualmente abusivi, coercizione, violazione della protezione delle informazioni private e frode.Cho è anche colpevole di “aver incaricato una terza parte di violentare direttamente una vittima, che era minorenne”, ha stabilito il giudice. Oltre alla detenzione, la sentenza impone al condannato l’uso di un braccialetto elettronico alla caviglia per 30 anni e una multa di 10,64 milioni di won coreani (circa $ 9.600). Pena severa ma non abbastanza, secondo i pubblici ministeri che avevano chiesto l’ergastolo, ritenendo il crimine “senza precedenti nella storia”. Dall’inizio del movimento #metoo, episodi di abusi e sessismo hanno catturato l’attenzione dell’opinione sudcoreana, anche per via del coinvolgimento di  politici e figure di spicco. Nel 2018, migliaia di donne sono scese in strada per protestare contro il molka, il fenomeno delle  telecamere nascoste nei luoghi pubblici per catturare donne in posizioni intime con fini sessuali [fonte NYT, CNN]

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