Nonostante gli sforzi della propaganda cinese, la pandemia da coronavirus ha compromesso notevolmente la reputazione del gigante asiatico nel mondo. E’ quanto suggerisce una ricerca condotta dal Pew Research Centre tra il 10 giugno e il 3 agosto in quattordici paesi per un totale di 14,276 persone intervistate. Stando al sondaggio, l’Australia è la nazione in cui la Cina viene considerata peggio, con un aumento dei giudizi negativi passati dal 24% all’81% del totale. Segue la Gran Bretagna (il peggioramento interessa tre quarti dei rispondenti), mentre negli Usa la popolazione avversa alla Cina è aumentata del 20% dall’arrivo di Trump e di 13 punti percentuali su base annua. La polarizzazione più marcata è stata riscontrata in Giappone, dove l’86% ha una visione negativa e solo il 9% positiva. In Germania, Paesi Bassi, Svezia, Corea del Sud, Spagna e Canada, l’immagine della Cina ha raggiunto il livello peggiore da quando Pew Research ha avviato i sondaggi oltre un decennio fa. Quando si tratta di valutare la gestione dell’epidemia in media il 61% dei rispondenti in tutti e 14 i paesi ha rilasciato un giudizio negativo. Solo gli States hanno fatto peggio. E’ interessante notare come gli italiani siano gli unici a ritenere per la maggior parte la risposta della Cina al coronavirus in maniera positiva: 51% favorevole contro un 49% contrario. Covid sembra aver compromesso anche la credibilità di Xi Jinping. Ben il 78% degli intervistati ha ammesso di fidarsi poco o per nulla del leader cinese.  [fonte Guardian]

Pechino e l’Oms valutano un utilizzo emergenziale dei vaccini cinesi

Pechino e l’Organizzazione mondiale della sanità hanno avviato consultazioni preliminari per valutare un eventuale utilizzo internazionale dei vaccini cinesi anti-Covid.  Una procedura che consente l’impiego di vaccini e trattamenti ancora in fase di sperimentazione per far fronte a un’emergenza sanitaria. In Cina, dove ormai sono quattro i vaccini nell’ultima fase di test, centinaia di migliaia di lavoratori in settori a rischio hanno già ricevuto le prime iniezioni. Il mese scorso, gli Emirati Arabi Uniti sono diventati il primo paese a utilizzare un vaccino cinese appena sei settimane dopo l’inizio delle sperimentazioni sugli esseri umani. C’è chi teme che la competizione con gli Stati Uniti induca ad anticipare eccessivamente i tempi. Intanto, sono sempre di più i paesi a offrirsi come “cavie” nella speranza di ottenere un canale privilegiato una volta ultimata la cura. Un calcolo che ha spinto il Bangladesh ad avviare una collaborazione con Sinovac Biotech. Fino a quando il colosso farmaceutico cinese non ha preteso di punto in bianco che il governo di Dacca contribuisse alle spese, una clausola assente dal contratto. [fonte SCMP, Reuters]

La Grecia nel “Clean Network”?

La liaison tra Pechino e Atene vacilla davanti alle pressioni americane sul 5G. La Grecia, scalo privilegiato della nuova via della seta marittima, starebbe pensando di bandire Huawei dalla rete nazionale di quinta generazione. Il ripensamento segue la visita di Mike Pompeo del 28-29 settembre e le allusioni a un’inclusione della Grecia nel “Clean Network” lanciato da Washington con l’obiettivo conclamato di isolare le infrastrutture digitali dalla minaccia cinese. Una campagna che l’amministrazione Trump esige venga abbracciata anche dai suoi alleati. A marzo il principale fornitore greco di servizi di telefonia mobile Cosmote ha scelto Ericsson come suo fornitore esclusivo di apparecchiature 5G. Secondo Nikkei Asia, l’allontanamento dalla Cina nasconde motivazioni geopolitiche. Nel pieno delle tensioni con la Turchia, l’appoggio statunitense – ribadito dal segretario di Stato – è troppo prezioso per essere messo a rischio da Huawei. Tanto più che nelle schermaglie con Ankara Pechino sarebbe di ben poco aiuto considerato il supporto fornito dal governo Erdogan nel controllo della diaspora uigura a partire dall’arresto dell’attivista  Abdulkadir Yapcan nel 2016. [fonte NIKKEI]

Il “sogno cinese” di Hainan

Pechino continua a riporre grandi speranze nell’isola di Hainan, nota per le sue spiagge tropicali eppure ancora lontano dai radar del turismo internazionale. Secondo la Xinhua, entro il 2025 le “Hawaii della Cina” saranno dotate di cinque aeroporti e 40.000 chilometri di autostrada, mentre si ci si attende che 40 milioni di turisti usufruiranno della linea superveloce locale. Se la storia è di insegnamento, passare dalla teoria alla pratica non sarà cosa facile. Come ricorda il SCMP, Hainan è stata designata zona economica speciale almeno tre volte dal 1988 al 2018, anno in cui Xi Jinping ha deciso di trasformarla in un “porto franco”. Covid e le limitazioni sui viaggi all’estero sembrano aver in parte giovato. Ma sono ancora molti gli elementi di ostacolo, dai prezzi più alti rispetto ad altre mete marittime del Sudest asiatico fino alla scarsità di servizi in inglese passando per la reticenza negli ambienti militari ad aprire eccessivamente l’isola data la vicinanza agli atolli contesi nel mar cinese meridionale e alla presenza di strutture militari [fonte Xinhua, SCMP]

Pompeo in Giappone rilancia il “Quad”

Si è tenuto ieri a Tokyo il secondo incontro dei ministri degli Esteri del Quad, la piattaforma multilaterale che raggruppa Stati Uniti, Giappone, Australia e India. Il vertice, il primo da quando Abe ha lasciato la guida del Sol Levante nelle mani di Yoshihide Suga, è servito a ribadire il crescente allineamento delle quattro democrazie dell’Asia-Pacifico. Convitato di pietra la Cina, citata più volte da Mike Pompeo in riferimento alla crisi pandemica e definita una minaccia per l’ordine mondiale. Il segretario di stato americano ha invitato gli alleati a combattere lo “sfruttamento, la corruzione e la coercizione” del partito comunista cinese. Il meeting – tenuto con successo nonostante la malattia di Trump – si è concluso senza un comunicato congiunto e con il generico auspicio di una maggiore “cooperazione in materia di sicurezza marittima, cyberspazio e costruzione di infrastrutture di qualità nella regione”. Ma Pompeo non ha nascosto di voler, in futuro, istituzionalizzare la partnership. Il successo o il fallimento del quadrilatero dipenderà soprattutto dalla risposta di Nuova Delhi, Tokyo e Canberra. Per il momento l’assertività cinese lungo il confine sino-indiano e in prossimità delle isole contese è bastata a compattare le relazioni tra i tre paesi. La prova del nove dipenderà dalla capacità di avviare operazioni militari congiunte. Da alcuni mesi si vocifera che l’India abbia intenzione di includere l’Australia nelle esercitazioni Malabar nell’Oceano Indiano. Quando il Quad fu inizialmente lanciato nel 2007 furono proprio New Delhi e Canberra a provocarne il congelamento per non compromettere i rapporti commerciali con Pechino. [fonte NYT, NIKKEI]

L’ex ambasciatore nordcoreano in Italia è fuggito a Seul?

Secondo un deputato del paramento sudcoreano, l’ex ambasciatore nordcoreano ad interim in Italia scomparso con la moglie nel 2018, sarebbe sano e salvo a Seul. Da circa un anno Jo Song Gil si troverebbe sotto la protezione del governo sudcoreano, versione che collima con quanto sostenuto da fonti dell’agenzia Yonhap. Se la defezione fosse confermata, il diplomatico sarebbe il funzionario di rango più elevato ad essere fuggito al Sud dalla diserzione di  Hwang Jang-yop, ex segretario del Partito dei Lavoratori scappato nel 1997 a Seul attraverso l’ambasciata sudcoreana di Pechino. [fonte NYT]

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