La Cina chiede una tregua sulle critiche mosse da più governi – Stati uniti in primis –  verso l’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla gestione del coronavirus. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha chiesto un “cessate il fuoco” delle polemiche, sollecitando un maggiore sostegno verso l’agenzia di Ginevra. L’appello è stato lanciato da Wang nel corso della riunione straordinaria in videoconferenza dei ministri degli Esteri dei paesi Brics, il blocco dei mercati emergenti che raggruppa Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Il responsabile della diplomazia cinese ha affermato che, in qualità di rappresentanti dei principali paesi emergenti con influenza globale, i paesi Brics si devono impegnare ad alleviare l’onere del debito sulle nazioni africane e così aiutarli a combattere il virus, grazie anche al lavoro dell’Oms. Wang ha anche difeso il sostegno della Cina ai paesi colpiti dal coronavirus, sostenendo che le azioni di Pechino non sono attribuibili a interessi geopolitici. [Fonte: SCMP]

Cittadini incolpano le autorità Wuhan per la morte dei propri cari

Le autorità di Wuhan dovranno rispondere alle accuse mosse dai cittadini sulla gestione del coronavirus. Zhang Ha ha perso suo padre Lifa il 1° febbraio a causa del Covid 19 in un ospedale di Wuhan, dove si era sottoposto a una banale operazione ortopedica. Lifa, che aveva aveva 76 anni ed era originario di Wuhan, è stato un soldato dell’Esercito popolare di liberazione e ha lavorato allo sviluppo e al collaudo delle bombe nucleari negli anni ’60. L’esposizione alle radiazioni durante la sua carriera hanno reso l’uomo sordo e per questo riceveva sussidi per disabili e cure mediche gratuite a Wuhan. L’anno scorso il figlio dell’ex veterano ha deciso di accogliere il padre nella sua casa di Shenzhen per occuparsi personalmente della sua critica condizione fisica, spendendo tutti risparmi per le cure sanitarie. Ma quando il 15 gennaio Lifa è caduto rompendosi una gamba, suo figlio si è visto costretto a ricoverare il padre presso un ospedale della città di Wuhan. Proprio il 15 gennaio la Commissione per la salute di Wuhan aveva affermato di non avere prove chiare sulla trasmissibilità del virus da uomo a uomo e che, sebbene non fosse possibile escludere la possibilità, il rischio era ancora basso. Secondo la denuncia di Ha, nelle settimane precedenti alla quarantena, i cittadini di Wuhan sapevano poco sull’epidemia e le autorità non hanno garantito la sicurezza sanitaria negli ospedali. [Fonte: Al Jazeera]

Hong Kong potrebbe fronteggiare la peggiore crisi economica dagli anni ’90  

L’economia di Hong Kong subirà un duro colpo a causa della pandemia. L’ex colonia britannica registrerà una contrazione tra il 4 e il 7%, il dato peggiore rispetto allo tsunami economico globale del 2008 o all’impatto della crisi finanziaria asiatica del 1997. Il capo delle finanze della città, Paul Chan Mo-po, ha dovuto rivedere le previsioni economiche formulate prima dell’arrivo della pandemia, che registravano una crescita dello 0,5% del PIL. Ma l’esecutivo di Carrie Lam dovrà gestire ulteriori tumulti sociali, rivitalizzati dopo il recente arresto dei 15 attivisti e legislatori pro democratici. Ieri l’attivista Edward Leung ha perso la sua battaglia legale contro l’accusa di aggressione di un ufficiale di polizia durante i disordini nel quartiere di Mong Kok del 2016. Nel giugno 2018, in relazione all’episodio, il 28enne è stato condannato a sei anni di prigione. [Fonte: SCMP, HKFP]

Myanmar: Nuove accuse dall’Onu per possibili “crimini contro l’umanità”  

L’esercito del Myanmar potrebbe ancora una volta commettere crimini contro l’umanità nello stato di Rakhine. È l’avvertimento del relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani, Yanghee Lee, che ha esortato la comunità internazionale a prevenire ulteriori atrocità. In una dichiarazione il relatore dell’Onu ha affermato che i militari stanno perpetrando le sofferenze alle minoranze dei musulmani rohingya anche nel vicino stato di Chin e ha chiesto maggiori sforzi internazionali per evitare che ci siano crisi umanitarie come quella del 2017. Il Myanmar sta già affrontando accuse di genocidio per una brutale repressione militare iniziata nell’agosto 2017 e che ha costretto oltre 700.000 musulmani rohingya a fuggire oltre il confine con il Bangladesh. All’inizio di quest’anno, la più alta corte delle Nazioni Unite ha chiesto al Myanmar di agire immediatamente per prevenire la violenza genocida contro i cittadini rohingya. [Fonte: Guardian]

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