Ieri la Cina ha approvato il test sugli esseri umani per due nuovi vaccini sviluppati tra Pechino (Sinovac Biotech) e Wuhan (Wuhan Institute of Biological Products). Alla ricerca della redenzione, la ricerca cinese torna in testa nella corsa alla cura da Covid-19, superando gli Stati Uniti. A riportare la notizia l’agenzia Xinhua. Si tratta della seconda sperimentazione umana di un vaccino da parte dei cinesi, la prima avvenne a Marzo -all’indomani dei test sull’uomo avviati dall’americana Moderna- con un candidato prodotto dall’Accademia Militare Cinese per le Scienze Mediche e dalla CanSino Bio, azienda Biotech di Hong Kong. [fonte: Reuters]

La pandemia e i debiti lungo la Nuova Via della Seta

Nel 2014 lo stato del Montenegro decise di appoggiare il progetto One Belt One Road, investimento multimiliardario del governo cinese volto a consolidare i legami commerciali e infrastrutturali della regione Euroasiatica. Il piccolo paese dei Balcani vide un’opportunità nel finanziamento di Pechino di 700 milioni di euro destinato alla costruzione di un’autostrada che connettesse il Mar Adriatico e la Serbia, attraversando il Montenegro. Tuttavia, a sei anni di distanza e in piena pandemia globale, il rallentamento dei lavori ha portato il governo di Podgorica ad accrescere il proprio debito pubblico dell’80%. Le cattedrali nel deserto, le “autostrade verso il nulla”, sono in questo momento una costante preoccupazione per gli investitori di tutto al mondo, dall’Africa fino al Sud Est Pacifico, passando per Europa, medio-oriente e centrasia. Le nazioni che ruotano intorno all’orbita del Bri, come il Montenegro, stanno vedendo i propri debiti crescere nei confronti della Cina, mentre i tassi di cambio divengono sempre più sfavorevoli, il commercio vacilla e il prezzo delle materie prime crolla. In un report sui rischi di default dell’anno scorso, il Kiel Institute for the World Economy ha definito questa probabilità come “una crisi del debito con caratteristiche cinesi”. [fonte: SCMP]

Twitter war: Una bufala innesca una guerra social tra Cina e Tailandia, la crisi rischia di diventare diplomatica

1,44 milioni di post e 4,64 miliardi di visualizzazioni. Queste le stime della prima fase della guerra all’ultimo hashtag che si è scatenata tra tailandesi, cinesi, honkonghesi e taiwanesi negli ultimi giorni. Sotto l’etichetta #Nnevvy inizia ad articolarsi la diatriba, attraverso una fan page Facebook legata all’attrice tailandese Weeraya Sukaram, la quale avrebbe ricondiviso un post che ipotizzava come il virus fosse stato creato artificialemente nei laboratori cinesi. Una bufala volta ad alimentare la sinofobia e ormai smentita in più occasioni da scienziati di tutto il mondo, nonostante fosse stata più volte ricondivisa da importanti personalità politiche, tra cui il senatore repubblicano Tom Cotton. Come dichiarato da Prajak Kongkirati dell’Università Thammasat di Bangkok “Questa è la prima guerra transazionale e geopolitica su Twitter” e i contraccolpi dilpomatici non saranno esclusi. [fonte Reuters, Al-Jazeera]

La Corea del Nord testa dei missili alla vigilia delle elezioni sud coreane

Afferma di aver sconfitto il virus già da settimane, il mese scorso ha avviato esercitazioni militari su larga scala e, ora, è tornata a sparare. La nazione guidata da Kim Jong-un avrebbe nuovamente violato le restrizioni ballistiche internazionali lanciando due missili a corto raggio dalla costa est del paese. A preoccupare non sono tanto le ripetute violazioni di Pyongyang, quanto il clima di pandemia nel quale è tornato ad esercitare, in particolar modo alla vigilia delle elezioni parlamentari sud coreane, attese oggi da 44 milioni di elettori. In Corea del Sud non vige attualmente un blocco totale, i cittadini si recheranno ai seggi attuando maggiori misure di sicurezza ma circa un quarto ha già votato online. Il 15 aprile, tuttavia, si celebra anche il 108° anniversario di Kim Il-sung, leader supremo e fondatore della patria, nonno di Kim Jong-un. Durante le celebrazioni del 2017 fu mostrato alla nazione un simulazione-video propagandistica in cui i missili nucleari nord-coreani distruggevano le città americane. [fonte: NYT]

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