Le notizie di oggi:
- Thailandia-Cambogia, continua l’escalation militare
- Cina, proposta di legge per frenare la deflazione
- Myanmar, giunta militare riconquista città chiave dell’industria mineraria
- Cina-Russia, motori e batterie cinesi nei droni russi in Ucraina
- Usa, piano per promuovere l’export di tecnologie IA
- Usa-Corea del Sud, rinviati i colloqui commerciali
Thailandia-Cambogia, continua l’escalation militare
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite terrà oggi una riunione di emergenza sulla situazione tra Thailandia e Cambogia su richiesta dei due paesi, che dal 24 luglio si stanno scambiando spari e colpi di artiglieria lungo il confine conteso. L’escalation, proseguita stanotte, ha causato oltre 20 morti in Thailandia (quasi tutti civili) e una vittima in Cambogia. Il conflitto è divampato in sei località diverse, provocando l’evacuazione di oltre 100.000 thailandesi. La Thailandia ha schierato sei jet da combattimento F-16, uno dei quali ha bombardato un obiettivo militare cambogiano. Bangkok ha definito il suo attacco aereo come una mossa difensiva, mentre la Cambogia ha parlato di aggressione. Secondo il Nikkei, le forze armate thailandesi ha pronto un piano per mobilitare i mezzi terrestri, aerei e navali qualora gli scontri con l’esercito cambogiano dovessero intensificarsi.
Le potenze regionali hanno esortato alla moderazione e gli Stati Uniti hanno chiesto un cessate il fuoco immediato. Il primo ministro cambogiano Hun Manet ha fatto appello all’ONU, definendo le azioni della Thailandia premeditate e illegali secondo il diritto internazionale.
Cina, proposta di legge per frenare la deflazione
Il 24 luglio, la Cina ha pubblicato una bozza di emendamento alla legge sui prezzi per frenare la “guerra dei prezzi” e la concorrenza sleale sempre più diffuse nel paese, tamponando il problema della deflazione. La proposta vieta alle aziende di vendere sottocosto per eliminare i concorrenti o monopolizzare i mercati, salvo che per motivi legittimi quali eccedenze di magazzino o stagionalità. Inoltre, proibisce l’uso improprio di dati, algoritmi o tecnologie nella determinazione dei prezzi. Le autorità mirano ad aggiornare le norme obsolete del 1998 per riflettere le dinamiche di mercato odierne. La bozza è aperta al pubblico per commenti fino al 23 agosto e prevede sanzioni più severe in caso di violazioni. A giugno, i prezzi alla produzione sono diminuiti il 33esimo mese consecutivo.
Myanmar, giunta militare riconquista città chiave dell’industria mineraria
Il 24 luglio la giunta militare del Myanmar ha dichiarato di aver riconquistato completamente Thabeikkyin, un’importante città mineraria per l’estrazione dell’oro, situata a nord di Mandalay. La città, presa per la prima volta dalle forze anti-regime nell’agosto 2024, è stata riconquistata tramite una controffensiva di 17 battaglie. Si tratta della seconda conquista significativa per la giunta in una settimana, dopo l’occupazione di Nawnghkio il 17 luglio. Queste vittorie consentono ai golpisti di controllare i fianchi di Mogok, un centro di estrazione di rubini. Le città di questa regione, ricche di risorse naturali e quindi utili come fonti di finanziamento dello sforzo militare, rimangono altamente contese tra tutte le parti coinvolte nella guerra civile in corso in Myanmar.
Intanto, giovedì gli Stati Uniti hanno revocato le sanzioni comminate a diversi alleati dei generali golpisti. La decisione segue di due settimane una lettera piena di complimenti inviata dal capo della giunta militare al presidente Donald Trump, a cui aveva chiesto un allentamento delle misure sanzionatorie.
Cina-Russia, motori e batterie cinesi nei droni russi in Ucraina
Un’inchiesta di Reuters ha rivelato che la Cina continua a vendere motori per droni alla Russia, camuffandoli da “unità di raffreddamento” per aggirare le sanzioni occidentali. Il principale fornitore sarebbe l’azienda cinese Beijing Xichao, mentre l’acquirente è il produttore russo di droni IEMZ Kupol, che usa i motori per costruire i droni d’attacco Garpiya-A1. Kupol punta a produrne oltre 6.000 unità nel 2025, rispetto ai 2.000 del 2024. Ogni mese, la Russia utilizza circa 500 di questi droni contro obiettivi ucraini. La Cina ha negato di essere a conoscenza delle esportazioni, tornando comunque a criticare le sanzioni occidentali imposte senza l’approvazione dell’ONU.
La Cina sarebbe coinvolta anche nel mercato delle batterie per droni, scrive Nikkei Asia, rivelando il nuovo impulso dato dalla guerra in Ucraina al settore, fino a pochi anni fa stritolato dall’eccessiva concorrenza interna. Sebbene la Cina abbia imposto controlli sulle esportazioni di droni e di alcuni componenti, le batterie non sono soggette a restrizioni. I produttori del Guangdong, in particolare, riferiscono che le vendite internazionali di batterie negli ultimi anni sono cresciute fino a rappresentare il 70-80% del fatturato, rispetto al 30-40% prima della guerra. Sebbene molte aziende vendano sia alla Russia che all’Ucraina, Mosca resta il principale cliente: ad inizio 2024, le importazioni russe erano tre volte più ingenti di quelle ucraine, in crescita rispetto al 2023, quando la Russia aveva comunque importato il doppio delle batterie rispetto all’Ucraina.
Usa, piano per promuovere l’export di tecnologie IA
Mercoledì la Casa Bianca ha pubblicato un piano per arginare la diffusione di tecnologie di intelligenza artificiale (IA) cinesi e limitare le esportazioni di software e hardware di IA statunitensi verso la Repubblica popolare. Lungo 28 pagine, il documento prevede anche l’ampliamento delle esportazioni di tali tecnologie verso i paesi alleati, che il Dipartimento del Commercio dovrebbe coordinare affinché si allineino alle politiche di controllo Usa. Il piano promuove un netto cambio di rotta rispetto all’approccio “contenitivo” di Joe Biden che limitava l’accesso globale ai chip di intelligenza artificiale, ritenuto dall’attuale amministrazione ostacolo allo sviluppo della capacità tech statunitense. Nel discorso con cui ha presentato il piano, Trump ha definito la competizione tecnologica con la Cina la lotta che stabilirà la sorte del XXI secolo.
La scorsa settimana l’amministrazione Trump ha consentito ai produttori americani di microchip Nvidia e AMD di riprendere le esportazioni verso la Cina di chip destinati all’IA, una mossa che ha riaperto il dibattito su come estendere il vantaggio tech di Washington senza compromettere la sicurezza nazionale. Nvidia potrà ora vendere l’H20, il chip con una potenza di calcolo inferiore rispetto a quelli di alta gamma, che l’azienda aveva progettato specificatamente per rispettare le vecchie restrizioni all’export di tecnologia avanzata in Cina. Come emerge da un’analisi del FT, dopo che lo scorso aprile Washington aveva richiesto una licenza speciale anche per l’H20, in Cina sono stati venduti, aggirando le misure americane, almeno un miliardo di dollari di processori Nvidia soggetti a restrizioni, come B200, H100 e H200.
Usa-Corea del Sud, rinviati i colloqui commerciali
Il colloquio commerciale 2+2 tra Stati Uniti e Corea del Sud in programma per oggi è stato rinviato a causa di un conflitto di impegni del Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent. Lo ha dichiarato il ministero delle Finanze sudcoreano il 24 luglio, un’ora prima della partenza del ministro Koo Yun-cheol. L’improvviso annuncio ha sollevato dubbi sulla capacità di Seoul di raggiungere un accordo per eludere i dazi del 25% di Washington prima della loro entrata in vigore il 1° agosto, sebbene le tariffe siano state ugualmente discussi ieri durante uno scambio tra il segretario al Commercio statunitense Howard Lutnick e il ministro dell’Industria sudcoreano Kim Jung-kwan.
Secondo fonti di Bloomberg, Usa e Corea del Sud starebbero valutando la creazione di un fondo per investire in progetti statunitensi, simile a quello che nei giorni scorsi Trump ha concordato con il Giappone. L’intesa prevedrebbe investimenti americani in cambio di una riduzione tariffaria.
Fonti del Chosun riportano invece che in occasione di una riunione trilaterale a Tokyo del 18 luglio, il vice segretario di Stato Usa Christopher Landau ha esortato il primo vice ministro degli Esteri sudcoreano Park Yun-joo ad ampliare il campo d’azione del trattato di mutua difesa tra i due paesi risalente al 1953: l’accordo prevede che un attacco armato contro una delle due parti nel Pacifico sia riconosciuto come una minaccia per l’altra. Enunciato che Washington ora vorrebbe estendere attribuendo a Seoul responsabilità difensive in caso di un potenziale conflitto tra gli Usa e la Cina o di una crisi nello Stretto di Taiwan.
