I titoli di oggi:
- Colloquio Xi-Trump, annunciata intesa in otto punti
- Nucleare cinese, inchieste a margine del vertice Trump-Xi
- Cina, automotive verso la consolidazione con la fusione delle joint venture FAW-GAC
- Giappone, Takaichi al telefono con Trump dopo il vertice con Xi mentre una missione d’affari vola a Pechino
- Assemblea ONU, Cina chiede lo stop alle pressioni su Iran e Cuba
- Mar cinese meridionale, Filippine denunciano interferenza cinese
- Corea del Sud, avviata indagine su esplosione nella DMZ
Colloquio Xi-Trump, annunciata intesa in otto punti
Al termine della visita di Xi Jinping negli Stati Uniti, Pechino ha annunciato un’intesa articolata in otto punti, accompagnata da un ulteriore accordo tra le rispettive forze armate per rafforzare la comunicazione e la prevenzione delle crisi. Xi e Donald Trump hanno concordato di costruire una relazione fondata su stabilità strategica, rispetto, equità e reciprocità, con l’impegno anche a sostenersi in occasione dei prossimi appuntamenti internazionali: la Cina ospiterà la riunione dei leader economici dell’APEC (novembre 2026), mentre gli Stati Uniti ospiteranno il vertice dei leader del G20 (dicembre 2026).
Sul fronte iraniano, i due leader hanno ribadito la necessità che Teheran rispetti l’impegno a non sviluppare armi nucleari e hanno concordato che nessun paese o istituzione imponga tasse di transito sulle vie navigabili internazionali. I due leader hanno riconosciuto i risultati del meccanismo di consultazione bilaterale e dell’accordo per la riduzione reciproca dei dazi, del valore di 30 miliardi di dollari, e l’estensione di quanto concordato durante le consultazioni di Kuala Lumpur. Qui la lista delle merci che beneficeranno del regime agevolato.
Cina e Stati Uniti hanno inoltre sottolineato i progressi nella cooperazione contro il traffico di stupefacenti. Il comunicato della Casa Bianca presenta l’intesa come un risultato per gli interessi statunitensi, evidenziando proprio nelle prime righe le concessioni cinesi sul contrasto al fentanyl, i nuovi controlli sui precursori cinesi e la classificazione degli “orfini” (orphines), una classe di farmaci letali, come sostanze controllate. Washington ha dato inoltre particolare rilievo al nuovo gruppo di lavoro dedicato ad affrontare le barriere all’accesso al mercato nel settore agricolo. Gli Usa hanno affermato che la Cina ha accettato di importare almeno 10 milioni di tonnellate di carbone statunitensi nel 2027 e nuovamente nel 2028, impegno non menzionato da Pechino. In merito all’IA, il comunicato americano specifica che i due paesi utilizzeranno il termine “super-intelligenza” invece che intelligenza artificiale e istituiranno un apposito “Super Intelligence Dialogue”. In entrambe le dichiarazioni è stato incluso un riferimento all’allenza tra Stati Uniti e Cina durante la Seconda guerra mondiale, un partenariato che sia Xi che Trump hanno più volte sottolineato nel corso della visita.
Citato dalla Xinhua, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi sabato ha affermato che la visita di Xi avrà “un profondo impatto sulla pace e sullo sviluppo mondiali”. Approfondendo uno degli otto punti dell’intesa, ha aggiunto che “i due paesi godono di pari sovranità e nessuno è superiore all’altro”. Wang ha anche osservato che l’accoglienza eccezionale riservata a Xi e alla moglie Peng Liyuan, incluso il benvenuto personale offerto dal presidente Usa e dalla consorte Melania, rifletteva il rispetto per Xi e l’importanza che Washington attribuisce alle relazioni con Pechino.
Nucleare cinese, inchieste a margine del vertice Trump-Xi
Due inchieste pubblicate durante l’arrivo del presidente Xi negli Usa hanno portato alla luce la portata dell’espansione nucleare cinese. Un’analisi del Wall Street Journal ha evidenziato come l’amministrazione Trump abbia condotto colloqui riservati con Pechino a Ginevra, New York e Casablanca sui sospetti test nucleari a bassa intensità cinesi, incluso uno nel giugno 2020 a Lop Nur. Washington accusa Pechino di aver violato il Trattato per la messa al bando degli esperimenti nucleari del 1996, accuse che la Cina respinge con fermezza. La Cina ha finora rifiutato qualsiasi impegno vincolante sulla trasparenza del proprio arsenale e ha criticato le richieste americane di preavviso di 24 ore per i test missilistici. Nel comunicato del vertice, Trump ha sollecitato l’avvio di negoziati trilaterali sul controllo degli armamenti con Russia e Cina, proposta che Pechino ha storicamente respinto considerandola un tentativo di contenimento.
Parallelamente, l’analisi satellitare condotta dal Telegraph ha identificato attività di costruzione significative in almeno sette siti nucleari cinesi, tra cui Lop Nur, Mianyang, Jiuquan e Guangyuan, con la realizzazione di infrastrutture di supporto, laboratori laser per ricerca sulla fusione e strutture per test di resistenza agli impatti. Secondo il SIPRI, la Cina dispone oggi di 620 testate nucleari, più del doppio rispetto all’inizio della presidenza Xi, con proiezioni che indicano 1500 unità entro il 2035, rendendo la Cina l’unico paese firmatario del Trattato di non proliferazione che ancora sta incrementando significativamente il proprio arsenale.
Cina, automotive verso la consolidazione con la fusione delle joint venture FAW-GAC
Il settore automobilistico cinese si trova a un punto di svolta verso la concentrazione industriale, spinto dalla necessità di Pechino di porre freno alla sovraccapacità produttiva e alle perdite finanziarie delle imprese statali. La recente fusione delle joint venture con Toyota dei due colossi statali GAC e FAW segna l’inizio di una potenziale calata di operazioni simili che potrebbero coinvolgere altri gruppi come Dongfeng, BAIC e SAIC. Con una capacità produttiva nazionale di 40 milioni di veicoli a fronte di una domanda interna ed estera complessiva di 30 milioni, il ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’informazione ha sollecitato la ristrutturazione e le fusioni transregionali. Gli analisti stimano che nei prossimi anni la quota di mercato dei primi cinque produttori supererà il 50%, portando nel lungo periodo alla sopravvivenza di soli otto o nove grandi gruppi automobilistici nel paese.
Giappone, Takaichi al telefono con Trump dopo il vertice con Xi mentre una missione d’affari vola a Pechino
La prima ministra giapponese Sanae Takaichi ha avuto un colloquio telefonico con il presidente statunitense Donald Trump per esaminare gli esiti del vertice di Washington con Xi Jinping, confermando le opinioni di analisti che vedono nei recenti sviluppi un concreto avvicinamento sull’asse Washington-Tokyo. Nel frattempo, una delegazione economica di cinquanta membri guidata dall’ex ministro degli Esteri Takeshi Iwaya è giunta a Pechino per conto dell’Associazione per la Promozione del commercio internazionale, nel tentativo di riaprire i canali di dialogo e allentare la tensione diplomatica tra i due paesi.
Assemblea ONU, Cina chiede lo stop alle pressioni su Iran e Cuba
Sabato, durante il discorso all’81esima Assemblea Generale dell’ONU, la Cina ha lanciato messaggi critici verso la politica statunitense nei confronti di Iran e Cuba. Il vicepresidente cinese Han Zheng ha ribadito che la sovranità dei paesi del Golfo deve essere rispettata e ha esortato “il paese interessato” a cessare le minacce contro Cuba e a revocare il blocco, con un evidente riferimento agli Stati Uniti, pur senza citarli direttamente. I commenti sono apparsi in netto contrasto con l’atmosfera cordiale che ha accompagnato la visita di Stato di Xi Jinping alla Casa Bianca, durante la quale Donald Trump aveva chiesto a Pechino di non sostenere l’Iran, ricevendo rassicurazioni in questo senso. Han ha inoltre invitato le grandi potenze ad assumersi “responsabilità particolari” per la pace e la sicurezza internazionali. Il vicepresidente cinese ha presentato la Cina come partner affidabile sulla scena globale. Intervenendo qualche ora più tardi nell’aula dell’ONU, anche il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha fatto eco alle dichiarazioni cinesi, invitando Washington a porre fine all'”assedio” di Cuba e alle restrizioni commerciali contro l’isola. Da settimane, intere comunità cubane sono rimaste senza elettricità a causa dei continui blackout elettrici su cui pesa il blocco petrolifero di Washington.
Mar cinese meridionale, Filippine denunciano interferenza cinese
Le Filippine hanno denunciato l’interferenza della Guardia Costiera cinese e della Marina dell’Esercito popolare di liberazione durante una missione di rifornimento diretta all’avamposto militare di Manila sul Second Thomas Shoal, barriera corallina contesa da diverse nazioni situata nelle Isole Spratly, nel Mar cinese meridionale. Secondo Manila, le navi cinesi sarebbero intervenute durante una regolare missione di rotazione del personale e rifornimento, effettuando “manovre pericolose” e “avvicinandosi notevolmente” a una nave filippina, come riporta la dichiarazione ufficiale di venerdì scorso. L’incidente rappresenta la prima ostruzione pubblicamente segnalata dopo l’accordo provvisorio sulle missioni di rifornimento stipulato dalle due parti nel luglio 2024.
Il portavoce della Guardia Costiera filippina, Jay Tarriela, ha riferito che non vi sono stati feriti, ma che la missione non è stata completata. Intanto, ieri il Comando del Teatro del Sud dell’Esercito popolare di liberazione ha annunciato esercitazioni congiunte aeronavali nelle acque e nello spazio aereo attorno a Huangyan Dao, nome cinese della secca di Scarborough, altra area contesa sia da Manila che da Pechino nel Mar cinese meridionale. Le esercitazioni, secondo il quotidiano cinese in lingua inglese Global Times, emergono come un’azione necessaria “in risposta alle recenti mosse di alcuni paesi che minano la pace e la stabilità regionale” e mirano a tutelare la sovranità territoriale e gli interessi marittimi della Cina. In un altro post di ieri pubblicato su X, il Global Times ha inoltre riferito che la Guardia costiera cinese ha effettuato misure di controllo attorno a Huangyan Dao e ad altre barriere e atolli contesti, tra cui Tiexian Jiao (Sandy Cay) e Xianbin Jiao (banco di Sabina). Secondo il quotidiano cinese, tali misure sarebbero destinate a intensificarsi in risposta a quelle che Pechino considera provocazioni da parte di Manila.
Corea del Sud, avviata indagine su esplosione nella DMZ
Le forze armate sudcoreane e il Comando delle Nazioni Unite hanno avviato un’indagine congiunta sull’esplosione di una mina terrestre vicino alla Zona Demilitarizzata (DMZ) che separa le due Coree, avvenuta il 21 settembre. Lo ha dichiarato domenica lo Stato Maggiore congiunto di Seul in risposta alla richiesta dell’opposizione a favore di maggiore trasparenza sull’origine del dispositivo. Secondo quanto riferito dall’esercito sudcoreano, la squadra investigativa, composta da circa 40 funzionari, ha perlustrato un’area vicino al luogo dell’esplosione. Il 21 settembre, tre soldati sudcoreani sono rimasti feriti in un’esplosione mentre stavano bonificando una strada nel settore occidentale della DMZ. Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha dichiarato che la deflagrazione è stata causata da una mina antiuomo. L’incidente segue report dei media sudcoreani, secondo i quali a marzo le forze nordcoreane hanno ripreso i lavori di fortificazione vicino al confine, tra cui la posa di mine e la costruzione di recinzioni.
