In Cina e Asia – Cina: stop alle demolizioni per preservare il patrimonio culturale

In Uncategorized by Sharon De Cet

Venerdì scorso Pechino ha emanato nuove linee guida che vietano la demolizione di case e quartieri con valore storico e culturale. L’obiettivo è quello di preservare il paesaggio urbano tradizionale e proteggere le costruzioni che “riflettono eventi storici importanti portando alla luce le memorie emotive del pubblico”. Secondo le nuove direttive, sarà da oggi in poi vietato abbattere alberi antichi, cambiare i nomi d’epoca di alcune strade e piazze, così come cambiare i flussi dei fiumi e dei laghi. La norma si iscrive nel discorso nazionalistico del presidente cinese Xi Jinping, che a giugno scorso ha dichiarato che la Cina deve migliorare il modo in cui “racconta storie” su se stessa per riflettere meglio il suo status sulla scena mondiale. [fonte Reuters]

Una nuova borsa valori a Pechino

Il presidente cinese Xi Jinping ha annunciato giovedì scorso i piani per una nuova borsa valori nazionale nella capitale del paese, Pechino, che diventerà una piattaforma per le piccole e medie imprese (PMI) innovative al fine di raccogliere fondi direttamente dagli investitori.

La borsa di Pechino sarà la terza borsa valori in Cina continentale, aggiungendosi ai mercati di Shanghai e Shenzhen che sono tra le prime dieci borse mondiali per capitalizzazione di mercato. La nuova borsa sembrerebbe portare una ventata di aria fresca per le PMI cinesi nel settore dell’innovazione, che nonostante i loro sforzi riescono raramente ad essere quotate in borsa: nel giugno 2019, il Ministero dell’Industria e dell’Information Technology ha identificato 4.922 PMI innovative di alta qualità, di cui solo circa 300 sono diventate pubbliche nella Cina continentale.

Il regolatore cinese ha affermato che il sistema di registrazione per lo scambio sarebbe simile al mercato STAR di Shanghai, che è visto come la risposta della Cina alla piattaforma Nasdaq negli Stati Uniti. L’annuncio del nuovo mercato valori arriva in un periodo in cui le aziende cinesi sono state sottoposte a un esame sempre più attento, sia da Pechino che da Washington: negli ultimi mesi, infatti, le autorità cinesi hanno annunciato una serie di misure che hanno avuto un impatto importante su gran parte del settore privato del Paese, dai giganti della tecnologia e società di tutoraggio fino alle piattaforme di streaming musicale e società televisive. [fonte Caixin]

L’anti-corruzione colpisce il settore legale

Continua la campagna anticorruzione di Pechino, che tra febbraio e giugno scorso ha accertato che quasi un terzo degli ex avvocati e giudici cinesi ha continuato a esercitare la professione legale violando le norme sui conflitti di interesse. La campagna ha fatto parte di una più ampia operazione per ripulire il sistema giudiziario, che secondo le autorità cinesi sta mettendo a repentaglio la fiducia dell’opinione pubblica nel governo e “minacciando la sicurezza dello stato”, e si incentra sull’apparato politico-giuridico, che comprende polizia, pubblici ministeri e tribunali, differenziandosi cosi dalle precedenti campagne anticorruzione lanciate sotto il mandato del presidente Xi Jinping, che puntava soprattutto ai quadri del partito a livello locale.

L’ultimo blitz, che ha preso di mira specificamente avvocati che erano stati pubblici ministeri e giudici e che avevano continuato a esercitare dopo aver lasciato i loro ruoli, ha avuto risultati sorprendenti: 7.640 ex giudici e pubblici ministeri avrebbero lasciato il loro incarico dal 2012 continuando però a esercitare la professione forense e, di questi, circa 2.044 avrebbero violato le regole che vietano loro di lavorare su casi relativi ai loro precedenti ruoli, secondo quanto riportato in una conferenza stampa tenuta la scorsa settimana dalla Commissione centrale per gli affari politici e legali, la massima agenzia anticorruzione del paese.

Sebbene senza precedenti in termini di obiettivi specifici e portata, il blitz difficilmente risolverà la corruzione radicata nel sistema giudiziario, principalmente a causa della mancanza di controlli: trattandosi infatti di campagne governative, la politica anticorruzione cinese non riuscirebbe a sradicare il sistema di corruzione basato sulle “guanxi”, ovvero sulle relazioni interpersonali tra i diversi individui corrotti all’interno delle istituzioni. [fonte SCMP]

Al via primo test del corridoio economico Cina-Myanmar

La Cina ha effettuato i primi test di una nuova rotta commerciale terrestre con il Myanmar, secondo quanto riportato dal South China Morning Post. La prima prova, avvenuta il mese scorso, ha visto partire circa 60 container, il cui carico ha viaggiato su strada da Yangon attraverso il confine di Chin Shwe Haw fino a Lincang nella provincia dello Yunnan, in Cina, prima di proseguire su rotaia fino alla capitale della provincia del Sichuan, Chengdu. La nuova rotta potrebbe non solo aiutare a rafforzare il commercio con il Myanmar e contribuire a collegare la Cina con l’Oceano Indiano ma anche ridurre di ben 20 giorni i tempi di trasporto dei beni tra le due regioni. Citando esperti del settore, il portale di notizie cinese Yicai.com ha riferito che presto si terranno due ulteriori test e che le operazioni regolari potrebbero iniziare già il prossimo anno.

L’annuncio della futura apertura della nuova rotta arriva mentre Pechino sembra rafforzare i suoi legami con la giunta al governo del Myanmar, che in seguito al colpo di stato sette mesi fa, ha scatenato violenze diffuse e molteplici sanzioni dagli Stati Uniti e dai suoi alleati occidentali. Il test è avvenuto inoltre poco dopo la prima visita in Myanmar dell’inviato speciale per gli affari asiatici, Sun Guoxiang, la prima di un alto funzionario cinese da quando la giunta è salita al potere. Segno che la cooperazione tra i due paesi sembra sia destinata a crescere: il ministero degli Esteri del Myanmar ha dichiarato in una nota che la Cina trasferirà oltre 6 milioni di dollari per finanziare 21 progetti di sviluppo in varie aree, tra cui cultura, agricoltura, scienza e prevenzione dei disastri. Il Myanmar è un alleato ambito anche dagli USA: mentre Pechino ha inviato almeno 3,5 milioni di dosi di vaccino contro Covid-19 e forniture di ossigeno al Myanmar, alle prese con una devastante ondata di contagi, Washington hanno annunciato aiuti umanitari per un valore di più di 50 milioni di dollari. [fonte SCMP]

La Russia lancia agevolazioni fiscali per stringe la presa sulle isole rivendicate dal Giappone

La Russia concederà ampie agevolazioni fiscali alle Curili, una catena di isole del Pacifico vicine all’Hokkaido giapponese – per attirare investimenti internazionali. È quanto rivelato durante il summit Eastern Economic Forum di Vladivostok, dove Vladimir Putin ha sottolineato che le aziende saranno esentate dalle tasse sui profitti, sulla proprietà, sulla terra e sui trasporti per 10 anni e pagheranno premi assicurativi ridotti in tutte le isole Curili così come nei Territori del Nord, come il Giappone chiama le quattro isole più meridionali sotto la propria sovranità.

Sgravi fiscali e altri incentivi sono già disponibili in alcune parti delle Curili per promuovere la crescita economica nella regione, tuttavia la nuova proposta va oltre, istituendo una zona di libero scambio attraverso le isole ed esentando le società dall’imposta sul valore aggiunto. Già nel dicembre 2016, il Giappone e la Russia avevano concordato di avviare negoziati per garantire un’attività economica congiunta nei Territori del Nord nell’ambito di un “accordo speciale” che non avrebbe compromesso nessuna delle loro posizioni in merito alla sovranità di queste isole, ma da allora non si sono registrati progressi: da una parte, la Russia teme che il Giappone consentirà agli Stati Uniti di schierare missili sistemi e altre capacità militari vicino al confine russo. Dall’altra, Tokyo sospetta che la proposta russa sia un tentativo di rafforzare il proprio controllo sulla regione: Yuri Trutnev, vice primo ministro russo incaricato degli affari dell’Estremo Oriente e dell’Artico, ha infatti espresso interesse ad attrarre investimenti sulle isole anche dalla Cina e dalla Corea del Sud, oltre che dal Giappone.  [fonte Nikkei]