La nostra rassegna quotidiana


Cina, piano triennale contro lo smog

Il governo cinese ha approvato un nuovo piano triennale di azione per il controllo dell’inquinamento atmosferico, consolidando la propria agenda per migliorare la qualità dell’aria nel Paese di mezzo. È un programma comprensivo, che prevede uno sforzo economico, giuridico, tecnologico e amministrativo, mirato a “vincere la battaglia per i cieli blu”. I giorni di aria pulita dovranno essere l’80 per cento del totale con una riduzione dell’inquinamento nelle località più critiche (come l’area della capitale e della città costiera di Tianjin o l’area del delta dello Yangtze) del 25 per cento rispetto al 2015. I programmi di miglioramento ci sono, ora ci vanno azioni concrete, a cominciare da un migliore coordinamento interregionale. Si stima che, nel 2015, oltre un milione di persone siano morte a causa dell’inquinamento. Le autorità cinesi si sono perciò impegnate a investire circa 6,4 miliardi di dollari per tagliare le emissioni pericolose in atmosfera.

Sfida Cina-Giappone su Mar cinese meridionale

La portaerei giapponese Kaga, un colosso da quasi trecento metri di lunghezza in grado di trasportare e fare da base operativa per decine di elicotteri militari, sarà in missione nell’Oceano indiano e nel Mar cinese meridionale. La nave farà tappa in Indonesia, Sri Lanka e India. Per Tokyo, l’iniziativa rientra nel piano di garantire un’area indo-pacifica libera e aperta, sulla linea del governo Abe di nuovo protagonismo internazionale del paese del Sol levante. Per Pechino invece, che reclama la sovranità sul Mar cinese meridionale, si aggiunge a una serie di eventi, come i pattugliamenti statunitensi nell’area, visti come “provocatori”. La notizia arriva a poche ore da nuove immagini testimonianti lo sviluppo di strutture militari cinesi in alcune isole del tratto di mare. La Cina ha dichiarato di avere intenzioni pacifiche, ma Usa e alleati vogliono tenere le mosse di Pechino sotto controllo.

Giappone, emergenza platica dopo stop import cinese

Il Giappone è invaso dalla plastica. Colpa dei limiti all’importazione di materiali plastici imposta dalla Cina intenta a risolvere la propria emergenza ambientale. Ora il ministero dell’ambiente nipponico sta stilando un piano per aumentare la quota di riciclo della plastica, considerato un materiale comodo e igienico da gran parte dei giapponesi. Per gli attivisti ambientalisti, il vero problema è proprio l’uso esagerato di imballaggi plastici. Finché non si sensibilizzerà il pubblico su questo punto, le misure del governo per favorire il riciclo resteranno asfittiche. Prima dello stop cinese all’import di plastica, la Cina riceveva oltre 510mila tonnellate di plastica ogni anno, contro le 30mila del 2018.