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In Cina e Asia – Pechino respinge le accuse di sovraccapacità produttiva 

In Notizie Brevi by Redazione

I titoli di oggi:

  • Cina, ministero del Commercio respinge le accuse di sovraccapacità produttiva 
  • Gli Usa vietano l’importazione di robot e inverter cinesi
  • Cina, rinviata l’uscita del film sull’annessione Qing di Taiwan
  • Brasile, i dazi Usa spingono Lula ad accelerare accordi commerciali con Cina e Corea del Sud
  • Taiwan, arrestato un dipendente Nvidia per contrabbando di chip AI
  • Usa, maggiori controlli sulle esportazioni dal Vietnam
  • Si dimette il governatore della Banca d’Indonesia 
Cina, ministero del Commercio respinge le accuse di sovraccapacità produttiva 

In documento pubblicato martedì dal ministero del Commercio cinese, la Cina ha respinto le accuse sulla presunta sovraccapacità produttiva, sostenendo che la crescita industriale del paese sia il risultato di innovazione, riforme ed economie di scala, non di sussidi e di una domanda interna insufficiente. Pechino afferma che non esiste un legame diretto tra sostegni pubblici e eccesso di capacità produttiva, ribadendo che i propri strumenti di politica industriale rispettano le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio. Il Global Times riporta le accuse di Pechino secondo cui alcuni paesi occidentali hanno “politicizzato le questioni commerciali” sullo sfondo dell’intensificarsi della concorrenza globale, alimentando la narrazione della  “sovraccapacità” e dello “Shock cinese 2.0”.

Secondo la testata cinese, Pechino ritiene che le condizioni di capacità produttiva debbano essere valutate in base alle rispettive fasi e livelli di sviluppo delle diverse economie e dei diversi settori. Come fa notare l’analista Fred Gao nella sua newsletter, non è la prima volta che funzionari cinesi si pronunciano sull’argomento, ma si tratterebbe della prima volta che il ministero del Commercio espone la propria posizione in un documento autonomo e dedicato interamente alla questione. Il contesto di questa dichiarazione, secondo il giornalista, è rappresentato dalla recente intensificazione delle accuse dell’UE nei confronti della Cina: a fine maggio cinque paesi europei hanno firmato un documento congiunto che chiede all’UE di adottare misure restrittive più incisive nei confronti dei prodotti cinesi.

Gli Usa vietano l’importazione di robot e inverter cinesi

Martedì l’amministrazione Trump ha annunciato divieti di importazione per i nuovi robot e gli inverter cinesi, con l’obiettivo di proteggere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti dalle minacce alla sicurezza nazionale e di riportare in patria le industrie chiave. La misura, annunciata ieri dalla Federal Communications Commission (FCC), preclude l’importazione dalla Cina di nuovi robot umanoidi e quadrupedi, oltre agli inverter connessi, che consentono alle fonti di energia rinnovabile e alle batterie di collegarsi alle reti elettriche e alle apparecchiature dei data center. L’ambasciata cinese a Washington ha dichiarato che Pechino “esorta gli Stati Uniti ad ascoltare le voci obiettive e razionali delle comunità imprenditoriali di entrambi i paesi” e promette “tutte le misure necessarie in risposta a qualsiasi azione che arrechi un danno sostanziale ai suoi interessi”.

Cina, rinviata l’uscita del film sull’annessione Qing di Taiwan

Pechino ha rinviato l’uscita di un kolossal storico intitolato La battaglia navale di Penghu, che racconta la storia di Shi Lang, ammiraglio che guidò le forze della dinastia Qing alla vittoria contro i Ming vicino alle isole Penghu, nel 1683. La vittoria aprì la strada alla conquista un anno dopo di Taiwan, malgrado gran parte dell’isola sia rimasta sotto il controllo delle popolazioni indigene per secoli. Il film, inizialmente previsto nelle sale il 25 luglio, è scomparso dal calendario delle uscite. Secondo alcune voci emerse nel dibattito online, il kolossal rischia di peggiorare le tensioni tra Pechino e Taipei.

Deng Yuwen, ex direttore di una rivista del Partito comunista cinese, ha sostenuto in un post su X che il film potrebbe compromettere la narrativa della “riunificazione pacifica” e indurre l’opinione pubblica su entrambe le sponde dello Stretto di Taiwan a interpretarlo “come un’imminente presa di potere”. I media statali avevano precedentemente promosso il film con l’hashtag “La tendenza alla riunificazione di Taiwan è inarrestabile”, collegando esplicitamente la battaglia navale del XVII secolo con le rivendicazioni attuali di Pechino. Di recente il governo cinese ha più volte accusato il presidente taiwanese taiwanese Lai Ching-te di perseguire un’agenda separatista, seppure calibrando la sua comunicazione in vista delle elezioni locali di Taiwan di novembre.

Brasile, i dazi Usa spingono Lula ad accelerare accordi commerciali con Cina e Corea del Sud

Durante una conversazione telefonica che ha avuto luogo domenica scorsa, Xi Jinping e il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva hanno concordato di accelerare i negoziati per un accordo commerciale tra Pechino e il Mercosur, che comprende anche Argentina, Paraguay e Uruguay. Si tratta di una clamorosa inversione di rotta per Brasilia, che per anni ha guidato la resistenza a un simile accordo nel blocco sudamericano, dopo che l’Uruguay lo propose per la prima volta. I due leader hanno parlato al telefono per oltre un’ora, in una conversazione che secondo il comunicato si è focalizzata sulla cooperazione in settori strategici come alta tecnologia, intelligenza artificiale, satelliti, minerali critici e fertilizzanti.

È stato inoltre annunciato un accordo per l’esenzione dal visto per soggiorni di breve durata, volto a incentivare il turismo e i viaggi d’affari. La decisione arriva dopo l’entrata in vigore di un dazio del 25% imposto dall’amministrazione Trump su una parte delle esportazioni brasiliane.  La scorsa settimana Washington ha annunciato un ulteriore dazio del 12,5% su 60 partner commerciali, tra cui il Brasile, con la motivazione che non hanno contrastato adeguatamente il lavoro forzato.

Intanto, Brasilia ha avviato un’accelerazione dei negoziati per un possibile accordo Mercosur-Corea del Sud, con la creazione di un gruppo di lavoro dedicato. Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha definito un potenziale accordo con il Mercosur una questione urgente.

Taiwan, arrestato un dipendente Nvidia per contrabbando di chip AI

Secondo fonti di Bloomberg, le autorità taiwanesi hanno arrestato un dipendente di Nvidia e perquisito gli uffici della società a Taipei nell’ambito di un’indagine sul presunto contrabbando di acceleratori per l’intelligenza artificiale destinati alla Cina, in violazione delle restrizioni commerciali imposte dagli Stati Uniti.  Si tratta del primo caso noto che coinvolge direttamente un dipendente di Nvidia, dopo gli arresti effettuati a maggio nei confronti di personale di altre aziende del settore, tra cui Super Micro Computer. Secondo le fonti, il 24 luglio gli investigatori avrebbero perquisito l’abitazione del dipendente e la sua postazione di lavoro, mentre un tribunale ne ha autorizzato la detenzione con le accuse di falsificazione e abuso di fiducia. Nvidia non ha rilasciato commenti sulla vicenda.

Usa, maggiori controlli sulle esportazioni dal Vietnam

Secondo quanto riportato da Bloomberg, gli Stati Uniti hanno intensificato i controlli doganali su alcuni stabilimenti produttivi in Vietnam legati ad aziende cinesi, per verificare l’origine delle merci destinate al mercato americano. I funzionari doganali hanno esaminato processi produttivi, materie prime e documenti di esportazioni per accertare l’effettivo valore aggiunto realizzato in Vietnam ed escludere pratiche di aggiramento dei dazi imposti a Pechino. Le ispezioni giungono mentre Washington esercita pressioni sul Vietnam in merito al transito di merci, alla proprietà intellettuale e alle frodi commerciali, nell’ambito dei negoziati commerciali in corso. Pur non avendo finora individuato prove significative di triangolazioni illegali di prodotti cinesi, le ispezioni alimentano i timori che l’amministrazione statunitense possa valutare un’estensione delle misure tariffarie anche nei confronti del Vietnam.

Si dimette il governatore della Banca d’Indonesia 

Le dimissioni a sorpresa del governatore della Banca d’Indonesia, Perry Warjiyo, annunciate lunedì 27 luglio, hanno scosso i mercati finanziari e provocato un calo della rupia e della Borsa di Jakarta. Warjiyo, tecnocrate stimato con quasi quarant’anni di esperienza, ha lasciato l’incarico per “motivi personali” dopo sette anni alla guida della banca centrale della più grande economia del Sud-est asiatico. La decisioni alimenta una più ampia incertezza sulla direzione politica dell’amministrazione del presidente Prabowo Subianto, che secondo una recente inchiesta giornalistica a inizio maggio ha rimproverato Warjiyo per non aver fatto abbastanza per proteggere la rupia.

Il conflitto in Asia Occidentale e l’impennata dei prezzi del petrolio hanno contribuito a rendere la rupia la valuta asiatica con la peggiore performance dall’inizio dell’anno. Secondo gli analisti, la colpa risiede anche in politiche poco trasparenti attuale da Prabowo, impegnato a portare avanti un’agenda ambiziosa che include il programma di pasti gratuiti, le cooperative di villaggio e nuovi controlli sulle esportazioni di materie prime chiave. Gli investitori guardano con preoccupazione alla possibile nomina di Thomas Djiwandono, nipote del capo dello Stato e attuale vice governatore, mentre la guida ad interim passa alla vice governatrice senior Destry Damayanti.