I titoli di oggi:
- Cina, matrimoni ai minimi da un decennio
- India, Modi chiede di non comprare oro per un anno
- Camera di Commercio Usa, politiche industriali cinesi minacciano 650 miliardi di export G7
- Corea del Nord, la guerra in Ucraina vale quasi il Pil annuale
- Cina-Tajikistan, firmati 50 accordi economici
- KMT a Pechino: “Rapporti intra-stretto non sono tra stati”
- Università cinesi sospendono i programmi di scambio con il Giappone
Cina, matrimoni ai minimi da un decennio
Le registrazioni di matrimoni in Cina sono calate del 6,2% su base annua nel primo trimestre del 2026, scendendo a 1,697 milioni – circa la metà dei livelli del 2017 – secondo le statistiche del ministero degli Affari Civili. Il dato conferma il trend demografico complessivamente in declino: la popolazione cinese è calata per il quarto anno consecutivo nel 2025 e il tasso di natalità ha toccato un nuovo minimo storico. In Cina le nascite restano strettamente legate al matrimonio, sia per tradizione che per regole amministrative che in alcuni casi collegano la registrazione dei nati o l’accesso ai sussidi al certificato di matrimonio. Il governo ha varato una serie di misure per incentivare matrimoni e nascite, tra cui sussidi familiari, supporto all’infanzia e riduzione dei costi medici legati al parto, senza finora riuscire a invertire la tendenza.
India, Modi chiede di non comprare oro per un anno
Nella giornata di domenica 10 maggio il premier indiano Narendra Modi ha invitato i cittadini indiani a rinunciare all’acquisto di gioielli in oro per almeno un anno, chiedendo anche di ridurre il consumo di carburante e i viaggi all’estero non essenziali. L’appello riflette la pressione crescente sulla bilancia commerciale indiana causata dalla crisi mediorientale: l’oro è la seconda voce dell’import indiano dopo il petrolio, e l’India è il secondo importatore mondiale del metallo prezioso. La rupia è ai minimi storici. Le azioni dei principali produttori di gioielli hanno perso fino al 10% in borsa il giorno successivo.
Camera di Commercio Usa, politiche industriali cinesi minacciano 650 miliardi di export G7
Un rapporto pubblicato lunedì 11 maggio dalla Camera di Commercio americana e redatto dal Rhodium Group avverte che la strategia industriale cinese minaccia fino a 650 miliardi di dollari di output manifatturiero nei paesi del G7 – pari a circa il 12% delle loro esportazioni manifatturiere – entro il 2030. I settori più esposti sono automotive, macchinari e chimica. Il rapporto descrive le politiche cinesi come “sempre più sistematiche e pervasive”, con Pechino che “rafforza attivamente il controllo sulle catene del valore attraverso normative e coercizione economica”. Gli autori avvertono che le risposte dei paesi avanzati (come dazi, politiche industriali, regolamentazione delle supply chain) restano “frammentate e largamente non coordinate”, e chiedono una risposta collettiva più efficace per evitare un’erosione duratura delle capacità industriali occidentali.
Corea del Nord, la guerra in Ucraina vale quasi il Pil annuale
Pyongyang ha incassato tra 7 e 13,8 miliardi di dollari in tre anni di forniture militari alla Russia, una cifra prossima all’intero Pil annuale del paese, stimato tra 12 e 26 miliardi a seconda delle fonti. In cambio di munizioni, artiglieria, circa 250 missili balistici a corto raggio e truppe, la Corea del Nord ha ricevuto valuta estera, materiali per armamenti, tecnologie militari e beni di prima necessità. Mosca avrebbe pagato oltre 600 milioni di dollari per i soli dispiegamenti di truppe dall’autunno 2024. A oggi circa 10 mila membri delle forze speciali nordcoreane restano in zona di combattimento, affiancate da 10 mila ingegneri e centinaia di operatori di droni. I soldati ricevono circa 2 mila dollari mensili con un bonus per la morte fino a 10 mila, mentre le famiglie dei caduti riceverebbero appartamenti di lusso a Pyongyang.
Cina-Tajikistan, firmati 50 accordi economici
Le aziende cinesi intendono investire oltre otto miliardi di dollari in Tagikistan: lo prevede il pacchetto di oltre 50 documenti di cooperazione firmati a Pechino tra imprese tagiche e cinesi nel quadro della visita di Stato del presidente tagico Emomali Rahmon in Cina. Lo rende noto il portale Asia Plus. A margine della visita, Rahmon ha anche incontrato il presidente della Banca asiatica d’investimento per le infrastrutture (Aiib), Zou Jiayi, con il quale ha firmato un Piano di investimenti a lungo termine del valore di oltre 800 milioni di dollari, focalizzato su energia, trasporti, approvvigionamento idrico, tecnologie digitali e verdi e agricoltura. I progetti infrastrutturali già in corso con la partecipazione dell’Aiib nel Paese ammontano complessivamente a 400 milioni di dollari di finanziamenti. (via Agenzia Nova)
KMT a Pechino: “Rapporti intra-stretto non sono tra stati”
Il vicepresidente del Kuomintang Chang Rong-kung ha incontrato lunedì 11 maggio Wang Huning – numero quattro nella gerarchia del Partito Comunista Cinese e massima autorità sugli affari di Taiwan – nella giornata inaugurale del terzo Summit annuale della Cultura Cinese intra-stretto. Chang ha dichiarato che “dal punto di vista culturale, le persone su entrambe le sponde sono cinesi e appartengono a una stessa famiglia” e che nell’ambito del quadro giuridico esistente “c’è una sola Cina e non esistono relazioni stato-stato”. Ha aggiunto che riattivare i meccanismi di consultazione intra-stretto fornirebbe le basi politiche per uno sviluppo pacifico. Wang ha ribadito che il summit dimostra la volontà condivisa di salvaguardare e promuovere la cultura cinese, sottolineando che il territorio non deve essere diviso né la nazione dispersa.
Università cinesi sospendono i programmi di scambio con il Giappone
Diverse grandi università cinesi – tra cui istituti di lingue straniere di Pechino e la Fudan University di Shanghai – hanno sospeso i programmi di scambio con il Giappone in seguito alle dichiarazioni della premier Sanae Takaichi su Taiwan esposte in parlamento lo scorso novembre. A novembre il ministero dell’Istruzione cinese aveva invitato i propri cittadini a “esercitare cautela” nei piani di studio in Giappone, citando un deterioramento della sicurezza pubblica, e le università hanno seguito le indicazioni governative. Secondo Japan News, che riporta la notizia non confermata a livello ufficiale, un’agenzia di orientamento agli studi all’estero attiva da 25 anni ha inviato quest’anno solo cinque studenti in Giappone, contro i 60 dello stesso periodo del 2025. La sospensione non riguarda formalmente gli studenti che finanziano autonomamente i propri studi

