Il turismo domestico è in forte ripresa in Cina, dove milioni di turisti cinesi hanno viaggiato sabato in occasione della festa del Primo Maggio. Segno che il paese continua la sua ripresa economica dalla pandemia di coronavirus. A Pechino, più di 1 milione di persone hanno visitato le circa 1.000 attrazioni turistiche della città, con un aumento del 56% rispetto allo stesso giorno dell’anno scorso, secondo quanto riportato dal Beijing Daily. Simili cifre sono state registrate anche nella provincia di Hunan, che ha contato ben 1,35 milioni di visitatori – in aumento del 170% rispetto allo scorso anno – con una spesa di 21,9 milioni di yuan (3,4 milioni di dollari) – un incremento del 167% dal 2020. Secondo i dati dei sistemi di prenotazione, i due principali punti panoramici della provincia, la montagna Yuelu e l’isola Orange, hanno entrambi raggiunto la loro capacità massima. In tutta la Cina, le cifre ufficiali stimano a 56 milioni i viaggi effettuati nel solo giorno di sabato, un aumento del 111% rispetto allo scorso anno. Quasi 1,9 milioni di viaggi sono stati effettuati in aereo e 36 milioni via strada, ha dichiarato il ministero dei trasporti cinese. A Wuhan, la città al centro dell’epidemia iniziale di Covid-19, circa 11.000 persone hanno partecipato sabato al primo giorno del Wuhan Strawberry Music Festival, l’evento di due giorni che riunisce cantanti e band nel Garden Expo. La Cina continentale ha segnalato 16 nuovi casi di COVID-19 venerdì, in calo rispetto ai 13 del giorno precedente, ha detto sabato l’autorità sanitaria nazionale del paese.Tutti i nuovi casi erano infezioni importate provenienti dall’estero, ha affermato in un comunicato la Commissione sanitaria nazionale. Il numero totale di casi confermati di COVID-19 nella Cina continentale è ora pari a 90.671, mentre il bilancio delle vittime rimane invariato a 4.636, molti dei quali erano residenti a Wuhan. [fonte SCMP, Reuters]

Cina: Pechino stringe il controllo sui dati

Una nuova clausola al progetto di legge cinese sulla sicurezza dei dati minaccia di punire le aziende cinesi colpevoli di aver consegnato i dati archiviati a livello nazionale a polizia, tribunali e investigatori stranieri senza il consenso di Pechino. Secondo quanto riportato dai media statali cinesi, il Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo ha avviato una seconda revisione del progetto di legge questa settimana, dopo la sua lettura iniziale lo scorso giugno: la nuova clausola stabilisce che qualsiasi azienda o istituzione cinese potrebbe essere multata fino a 1 milione di yuan (154.000 dollari) se si scoprisse che ha consegnato i dati a una magistratura straniera o a un’agenzia delle forze dell’ordine senza il consenso di Pechino. Qualsiasi individuo responsabile di tali trasmissioni di dati può anche essere multato fino a 200.000 yuan. La bozza di legge sulla sicurezza dei dati – insieme a quella sulla protezione dei dati personali (PIPL) – fa parte della più ampia spinta della Cina per regolamentare le vaste riserve di dati del paese e per proteggere le aziende cinesi dalle pressioni estere, in particolare da quelle statunitensi. Infatti, sulla carta, questa nuova clausola potrebbe essere in conflitto il CLOUD Act (Clarifying Lawful Overseas Use of Data Act), la normativa voluta dall’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump che consente alle forze dell’ordine statunitensi di richiedere l’accesso alle informazioni online indipendentemente dal paese in cui sono archiviati i dati. Parallelamente a regolamentare la trasmissione dei dati, Pechino ha anche rafforzato il controllo su come tali dati vengono raccolti: sabato scorso, trentatré applicazioni gestite da due dozzine di società appartenenti ad Alibaba Group Holding a Tencent Holdings sono state elencate in un avviso dalla Cyberspace Administration of China, per aver raccolto dati non rilevanti per i loro servizi. Le aziende avranno 10 giorni per rettificare la loro raccolta di dati non autorizzata, o per affrontare sanzioni finanziarie.  Tra gli operatori di app interessati dalla nuova lista vi sono 15 app di input di testo per la ricerca tra cui Sogou, iFlytek e Baidu, 17 applicazioni di mappe e navigazione, comprese quelle fornite da AutoNavi di Alibaba, Baidu, Tencent e dal sistema di navigazione satellitare cinese BeiDou. [fonte SCMP, SCMP]

Lavoro forzato e abusi sulla Belt and Road

Il China Labour Watch, con sede a New York, ha evidenziato in un nuovo rapporto che i lavoratori cinesi all’estero sarebbero vittime di tratta di esseri umani e lavoro forzato. I lavoratori intervistati – tutti impiegati su diversi progetti legati alla Belt and Road – hanno infatti descritto di essere stati trattenuti contro la loro volontà, costretti a lavorare mentre erano malati. Secondo lo studio, tra le pratiche più comuni vi sarebbero il ritiro dei passaporti dei lavoratori da parte dei supervisori, nonché maltrattamenti per aver protestato contro le condizioni di lavoro: in Indonesia, un operaio è stato schiacciato a morte da un camion e molti hanno affermato che i loro datori di lavoro non hanno ottenuto visti di lavoro formali, rendendo i lavoratori migranti illegali. I lavoratori cinesi all’estero sono spesso coinvolti in una complessa catena di broker, subappaltatori e datori di lavoro in Cina e all’estero, che approfittano dei vuoti legali presenti leggi nazionali sul lavoro. I regolatori cinesi hanno cercato di frenare lo sfruttamento attraverso un sistema di agenzie registrate dal governo: nel 2017, il ministero del Commercio ha iniziato a reprimere i broker non registrati, ma gli abusi persistono poiché broker e datori di lavoro spesso aggirano le regole, registrando i contratti sotto compagnie di facciata. L’importanza politica della Belt and Road aumenta la pressione affinché questi progetti vengano eseguiti senza intoppi, disincentivando il perseguimento dei datori di lavoro che commettono illeciti. Li, un portavoce di China Labour Watch, ha dichiarato che molti dei lavoratori intervistati dal gruppo per i diritti umani temono di danneggiare l’immagine del paese e di finire nei guai qualora denunciassero i soprusi subiti. Il ministero del Commercio cinese non ha risposto alle domande inviate via fax la scorsa settimana sulle affermazioni dei lavoratori, affermando di non poter rispondere immediatamente alle accuse di abusi sui lavoratori e di aver bisogno di più tempo per verificare le informazioni. [fonte WAPO]

Corea del Nord: Biden sceglie un approccio “pratico”

Gli Stati Uniti hanno completato la revisione della politica sulla Corea del Nord, ha confermato la Casa Bianca venerdì scorso, ribadendo l’obiettivo di denuclearizzare la penisola coreana. Secondo quanto dichiarato dal portavoce della Casa Bianca Jen Psaki, l’approccio scelto dall’amministrazione Biden sarà “pratico e calibrato”, marcando un drastico cambiamento rispetto all’approccio “tutto o niente” di Trump o quello della pazienza strategica perseguito da Barack Obama. Una fonte vicina a Washington e familiare con ulteriori dettagli sulla revisione delle politiche nordcoreane ha dichiarato a NK News che gli Stati Uniti starebbero esplorando la possibilità di creare una tabella di marcia di concessioni a breve termine, unite a pressioni per incoraggiare la cooperazione nordcoreana, abbinando ad ogni concessione di Pyongyang in materia di denuclearizzazione un alleggerimento delle sanzioni. Un approccio graduale alla denuclearizzazione era stato tentato dal predecessore di Obama, il presidente George W. Bush, quando gli Stati Uniti si erano impegnati con la Corea del Nord attraverso i cosiddetti colloqui a sei che includevano anche Cina, Giappone, Russia e Corea del Sud. L’amministrazione Bush aveva inoltre rimosso la Corea del Nord dalla lista americana di sponsor del terrorismo ed intrapreso altri passi in cambio delle azioni di Pyongyang, che includevano lo smantellamento di alcuni impianti nucleari. Tuttavia, non è ancora chiaro se la Corea del Nord sarà interessata all’approccio dell’amministrazione Biden, soprattutto alla luce della postura più conciliante della Cina. La Corea del Nord ha già risposto duramente alla nuova policy americana e domenica scorsa in una dichiarazione il ministero degli Esteri nordcoreano ha affermato che la revisione ha mostrato che Biden intende mantenere “una posizione ostile nei confronti di Pyongyang”. L’annuncio, che arriva a 100 giorni dall’inizio della presidenza Biden, è uno degli elementi più attesi della politica estera del nuovo leader statunitense per gli alleati dell’Asia orientale. Psaki ha dichiarato che l’amministrazione Biden continuerà a consultarsi con la Corea del Sud e il Giappone “ad ogni passo lungo il percorso”.  Nel frattempo, oggi si apre nel Regno Unito il vertice G7, che secondo molti esperti offrirà una prima opportunità agli alleati statunitensi di discutere della nuova politica nordcoreana. [fonte NKNews, NIKKEI]

China Files propone alle aziende italiane interessate alla Cina servizi di comunicazione quali: newsletter, aggiornamenti su specifici settori, oltre a progetti formativi e approfondimenti ad hoc. Contattaci a info@china-files.com