I titoli di oggi:
- La Cina promette di frenare la “concorrenza irrazionale” tra produttori di auto elettriche
- Ex segretario del Tibet condannato alla pena di morte sospesa
- Pechino riapre al dialogo con il Parlamento europeo in vista del vertice Ue-Cina
- Trump: “Pechino ci sta aiutando sul fentanyl”
- Cina, dirigente giapponese condannato per spionaggio
- Cina, cresce il numero di giovani che rinunciano a cercare lavoro
- Bangladesh, scontri tra fazioni politiche fanno almeno quattro morti
- Myanmar, continua la corsa alle terre rare nonostante il conflitto
Auto elettriche: Pechino promette di frenare la “concorrenza irrazionale”
Il governo cinese ha annunciato misure per regolare la “concorrenza irrazionale”, ovvero l’eccessiva competizione nel settore dei veicoli elettrici, dove da tempo è in corso una guerra al ribasso. Durante una riunione del Consiglio di stato, presieduta ieri dal premier Li Qiang, è stato deciso di rafforzare il monitoraggio dei costi e dei prezzi, e di spingere le case automobilistiche a rispettare i pagamenti verso i fornitori. Pechino intende puntare a uno sviluppo “di alta qualità” del settore, promuovendo innovazione tecnologica e miglioramento della qualità. Il governo ha inoltre riaffermato l’intenzione di sostenere i consumi interni, rimuovendo restrizioni considerate ingiustificate e aggiornando le politiche di rottamazione. (OTTIENI IL NOSTRO EBOOK SUI VEICOLI ELETTRICI IN ASIA)
Ex segretario del Tibet condannato alla pena di morte sospesa
L’ex segretario del Partito comunista del Tibet, Wu Yingjie, è stato condannato ieri alla pena di morte sospesa (di fatto un ergastolo) per aver accettato quasi 50 milioni di dollari in tangenti. Secondo quanto dichiarato da un tribunale di Pechino, i crimini commessi sono “particolarmente gravi e l’impatto sociale particolarmente vile” tanto da aver causato “perdite particolarmente ingenti” per il paese e la popolazione. Nel dettaglio, il funzionario – che ha lavorato nella regione autonoma per vent’anni – è accusato di aver utilizzato i suoi ruoli ufficiali nella regione, risalenti al 2006, per fornire assistenza ad aziende e privati in merito a contratti e operazioni commerciali. La condanna di Wu segue il fermo dell’ex governatore del Tibet Qizhala, sotto indagine da gennaio.
Cina, dirigente giapponese condannato per spionaggio
Un tribunale cinese ha condannato a tre anni e mezzo di carcere Hiroshi Nishiyama, dirigente della casa farmaceutica giapponese Astellas Pharma, arrestato nel marzo 2023 mentre rientrava in Giappone dopo oltre 20 anni di lavoro in Cina. La sentenza, che lo giudica colpevole di spionaggio, ha attirato le critiche del governo giapponese, che la ritiene “profondamente deplorevole”. Il caso si inserisce in un contesto di crescente preoccupazione per i rischi legali cui sono esposti gli stranieri in Cina: dal 2015 almeno 17 cittadini giapponesi sono stati detenuti per presunto spionaggio. Nello stesso periodo dell’arresto di Nishiyama, le autorità cinesi avevano anche perquisito l’ufficio di Pechino della società americana Mintz Group. Astellas ha dichiarato che continuerà a collaborare con le autorità per tutelare il proprio personale, mentre Pechino non ha reso noti i dettagli sul caso.
Pechino riapre al dialogo con il Parlamento europeo in vista del vertice Ue-Cina
Mercoledì 16 luglio la Cina ha confermato la normalizzazione delle relazioni con il Parlamento europeo, dopo anni di tensioni legate principalmente alle accuse di violazioni dei diritti umani nella regione occidentale dello Xinjiang. Il portavoce del ministero degli Esteri, Lin Jian, ha annunciato la revoca di tutte le restrizioni agli scambi parlamentari, sottolineando l’importanza del dialogo politico in un contesto di crescenti frizioni commerciali globali. La notizia precede il vertice Ue-Cina previsto a fine mese a Pechino, dove Ursula von der Leyen e Antonio Costa incontreranno Xi Jinping e Li Qiang. L’iniziativa include anche la rimozione delle sanzioni contro Reinhard Bütikofer, uno degli eurodeputati colpiti dalle misure nel 2021 in risposta a misure adottate dall’Ue contro funzionari cinesi.
Trump: “Pechino ci sta aiutando sul fentanyl”
La Cina “ci sta aiutando” sul contrasto al traffico di fentanyl. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, durante un bilaterale avvenuto mercoledì alla Casa Bianca con il premier e principe ereditario del Bahrein, Salman bin Hamad Al Khalifa. “Stiamo parlando e stanno prendendo provvedimenti importanti su questo fronte”, ha aggiunto il presidente aggiungendo di ritenere che Pechino sottoporrà i trafficanti alla pena di morte. Nelle ultime settimane i negoziati commerciali tra le due superpotenze sono stati accompagnati da un clima distensivo, tanto che secondo Bloomberg Trump starebbe pensando di posticipare il rincaro delle tariffe di tre mesi.
Cina, cresce il numero di giovani che rinunciano a cercare lavoro
Un numero crescente di giovani cinesi sta abbandonando del tutto la ricerca di un lavoro. Secondo un recente studio dell’Università di Economia e Commercio Internazionale di Pechino anche in Cina il fenomeno Neet (Not in Education, Employment or Training) è in significativo aumento. Tra il 2018 e il 2022, i lavoratori tra i 16 e i 34 anni è sceso dal 93,3% all’86,1%, mentre la quota di Neet è salita dal 11,5% al 16,1%. Particolarmente colpita la fascia 30-34 anni, dove il tasso è quintuplicato, passando dal 2,2% al 12,3%.
Secondo la ricercatrice Su Lifeng, la crescente sfiducia verso le prospettive di carriera sta spingendo molti giovani a ritirarsi dal mercato del lavoro. In questo contesto le disparità di genere e geografiche non sono indifferenti: il tasso Neet tra le donne ha raggiunto il 22,7% e quello dei giovani nelle aree rurali il 19,1%. Lo studio invita però il governo a ragionare di possibili riforme strutturali del sistema occupazionale e a servizi pubblici più mirati per evitare ripercussioni economiche e sociali di lungo periodo.
Bangladesh, scontri tra fazioni politiche fanno almeno quattro morti
Ammonta ad almeno quattro morti e diversi feriti il bilancio degli scontri avvenuti ieri in Bangladesh, dove le forze di sicurezza hanno fronteggiato i sostenitori di Sheikh Hasina, l’ex premier deposta lo scorso anno. Le violenze sono scoppiate mercoledì nella città meridionale di Gopalganj, quando membri della Lega Awami, il partito di Hasina, hanno cercato di interrompere una manifestazione del National Citizens Party (NCP), la forza politica composto dagli studenti che avevano guidato le proteste che nel luglio 2024 hanno messo fine al governo autoritario della prima ministra.
Secondo i media locali, polizia, manifestanti e veicoli sono stati presi di mira dai rivoltosi. Muhammad Yunus, che da allora ne fa le veci, ha affermato che le aggressioni di ieri costituiscono “una vergognosa violazione dei loro diritti fondamentali” dell’NPC: “Questo atto atroce… non rimarrà impunito”. Le tensioni sociali sono rimaste una costante anche dopo che il premio Nobel per l’economia ha assunto temporaneamente la guida del paese in vista delle prossime elezioni, previste per aprile 2026. Solo pochi giorni fa, Hasina è stata condannata in contumacia dal Tribunale penale internazionale (ICC) del Bangladesh a sei mesi di carcere per oltraggio alla corte.
Myanmar, continua la corsa alle terre rare nonostante il conflitto
In Myanmar l’assenza di regole ambientali e di controllo ha favorito lo sfruttamento massiccio delle terre rare da parte di aziende cinesi, come riportato da un approfondimento del New York Times. In assenza di organismi di controllo adeguati, le operazioni minerarie vengono portate avanti in modo altamente inquinante, con l’uso di acidi corrosivi. I rifiuti tossici stanno contaminando i principali fiumi della regione, causando problemi a milioni di persone anche fuori dai confini del Myanmar, soprattutto in Thailandia. Molte delle miniere si trovano nelle aree di confine, principalmente negli Stati Kachin e Shan, e sono controllate da gruppi etnici armati che intrattengono storici rapporti con la Cina. Nei territori sotto il suo controllo anche la giunta militare, isolata a livello internazionale, vende l’accesso alle risorse per finanziare il conflitto, alimentando un’economia illegale (truffe online e traffico di droga, legname e oro) che contribuisce a tenere in vita il regime.
