La nostra rassegna quotidiana


Assad primo leader straniero a visitare Pyongyang?

Bashar al-Assad potrebbe diventare il primo leader internazionale a incontrare Kim Jong-un a Pyongyang. Lo riporta l’agenzia statale nordcoreana, secondo la quale il presidente siriano avrebbe affermato: “sto andando nella Repubblica democratica popolare di Corea per incontrare Kim Jong-un. Il mondo accoglie gli straordinari eventi in corso nella penisola coreana avvenuti grazie al calibro politico eccezionale e alla saggezza della leadership di Kim Jong-un. Sono sicuro che egli raggiungerà la vittoria finale e realizzerà la riunificazione della Corea senza fallire.” L’annuncio — che non specifica la data del presunto viaggio — è stato fatto durante una cerimonia per l’insendiamento del nuovo ambasciatore nordcoreano in Siria, Mun Jong-nam.

Pyongyang e Damasco intrattengono rapporti diplomatici dagli anni ’60. La stretta cooperazione militare tra i due paesi è iniziata quando la Corea del Nord ha inviato circa 530 soldati, compresi piloti, conducenti di carri armati e personale missilistico, in Siria durante la guerra arabo-israeliana nell’ottobre del 1973. Secondo le Nazioni Unite, negli ultimi anni Pyongyang ha inviato 50 tonnellate di forniture per la realizzazione di armi chimiche. “Come sempre sosterremo pienamente tutte le politiche e le misure della leadership della RPDC e invariabilmente rafforzeremo e svilupperemo i legami amichevoli con la RPDC”, ha dichiarato Assad.

Gli Usa ricordano Tian’anmen: la Cina riconosca i propri errori

“Come Liu Xiaobo ha scritto nel suo discorso del Nobel per la pace 2010, consegnato in absentia, ‘i fantasmi del 4 giugno non sono ancora stati messi a riposo’”. Nel 29esimo anniversario del massacro di Tian’anmen, il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha ricordato “la tragica perdita di vite umane”, preservando la tradizione critica delle precedenti amministrazioni, nonostante il disinteresse di Trump verso i diritti umani. “Ci uniamo alla comunità internazionale nel sollecitare il governo cinese a rilasciare un rapporto completo delle persone uccise, detenute o scomparse”. In tutta risposta il capo redattore del Global Times ha difeso il silenzio di Pechino mettendone in risalto gli effetti “curativi” che hanno permesso alla Cina di “uscire dall’ombra”. Intanto la campagna lanciata online dal fumettista Badiucao #Tankmen2018 ha raggiunto portata virale tra la dissidenza in esilio. Attivisti in varie parti del mondo si sono fatti fotografare nelle sembianze del “rivoltoso sconosciuto” con in mano due buste della spesa.

La Cina è riuscita a coltivare il riso nel deserto di Dubai

Nel 2040 la crisi idrica sarà globale, mentre nel 2050 colpirà oltre 5 miliardi di persone. Già oggi paesi come la Cina e numerose zone equatoriali o sovrappopolate faticano a reperire le risorse idriche necessarie a soddisfare il proprio fabbisogno alimentare. Gli scienziati cinesi sono quindi riusciti con successo, per la prima volta, nel loro tentativo di coltivare del riso ibridato in zone desertiche e tropicali. Una pratica dai risvolti pressoché rivoluzionari per l’industria alimentare, la sostenibilità delle zone desertiche, ma soprattutto, per la lotta al cambiamento climatico e alla fame nel mondo.

Cina: un nuovo controverso organo anti-corruzione

Negli ultimi 5 anni sono stati 2,7 milioni gli ufficiali perseguiti per corruzione, e 1,5 milioni quelli puniti. Dalle revisioni costituzionali e le campagne di anti-corruzione che hanno consolidato il potere centrale di Xi nel partito, allontanato il fazionalismo e accresciuto il suo consenso pubblico, ora la Cina implementa un nuovo organo anti-corruzione con target globale, che risponderà direttamente agli alti vertici del Partito. Diverse le preoccupazioni sottolineate da legali cinesi e stranieri, in particolare sulle procedure che verranno eseguite da questo nuovo organo, primo fra tutti la bozza di disegno di legge che prevedeva la possibilità di arrestare e detenere in segreto per 6 mesi dei sospettati di corruzione (o persino reato di opinione) senza diritto di appello ad un avvocato.

Cina: una qualità di vita migliore che in Italia?

Secondo il nuovo report di Best Country 2018, l’Italia si posiziona al 22° posto su 80 per qualità della vita, al seguito di Regno Unito, Usa e persino la Cina. Una classifica che suonerà strana agli estimatori del buon clima, della buona cucina, della longevità e della Dolce Vita del Bel Paese, ma che tiene anche conto di fattori come la vivibilità, l’influenza globale, l’attrattività economica, l’influenza globale e culturale.