Si allunga la lista delle aziende straniere ad aver reciso i legami con Huawei per uniformarsi alle disposizioni di Washington. Dopo l’operatore di rete mobile britannico EE, Vodafone e l’azienda britannica di microprocessori ARM, anche Panasonic rientra nella lista dei big ad aver “interrotto tutte le transazioni commerciali con Huawei e le altre 68 società del gruppo”. Nella giornata di ieri, il Nikkei Asian Review, aveva riportato le prime defezioni asiatiche citando, oltre alle compagnie giapponesi KDDI e SoftBank, il principale operatore telefonico taiwanese Chunghwa Telecom. Sotto l’effetto del pressing americano, la Corea del Sud potrebbe presto seguire. Mentre per ARM l’ostacolo principale risiede nella localizzazione della produzione negli States, per gli operatori telefonici il primo cruccio sta nel rischio di mettere sul mercato dispositivi presto obsoleti a causa delle ultime restrizioni sulle forniture: Google, Intel, Qualcomm e Lumentum hanno già confermato la sospensione dei servizi. Si capisce come la distruzione di Huawei abbia un costo molto alto e diramazioni globali. Basti pensare che il colosso di Shenzhen acquista ogni anno 11 miliardi di dollari di prodotti tecnologici americani [fonte: Guardian, AFP]

Funzionario dietro il MIC2025 sotto inchiesta per corruzione 

L’agenzia anticorruzione cinese ha confermato la detenzione di Li Dong, funzionario presso il Ministero dell’Industria e della Tecnologia a Pechino, “sospettato di aver gravemente violato le leggi e la fiducia del Partito”. Li era responsabile dell’approvazione delle sovvenzioni destinate a nuovi produttori di auto elettriche, autobus e camion per il mercato interno. Per Pechino il nuovo settore dei veicoli energetici è una delle chiavi per la crescita della produzione domestica, con in mente l’obiettivo ultimo di diventare paese leader in ambito tecnologico entro il prossimo decennio, come descritto all’interno del controverso piano Made in China 2025. “Il sussidio è sul singolo veicolo, quindi non importa quanto affidabile esso sia, ottieni lo stesso sussidio [di altri produttori]. Ciò consente a molti produttori di veicoli di bassa qualità [di farla franca] affidandosi esclusivamente alle sovvenzioni per sopravvivere. I loro prodotti hanno causato molti reclami da parte degli acquirenti”, ha detto Zhou Dadi, ricercatore presso l’Istituto di energia della Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma. Li verrà a sottoposto ad una attenta revisione disciplinare da parte del team della Commissione anticorruzione di Pechino, prima che il suo caso venga affidato alla filiale in Mongolia [fonte: Scmp]

Il Giappone al mondo: pronunciate i nostri nomi correttamente

Come in cinese e in coreano, la corretta pronuncia dei nomi giapponesi prevede che il cognome preceda il nome proprio. Ma a partire dall’era Meiji e per oltre un secolo e mezzo, i nomi giapponesi sono stati scritti in inglese al contrario, nel tentavo di internazionalizzare il paese, con le sole figure storiche come eccezione. Secondo il Chicago Manual of Style, “se (un nome giapponese) è occidentalizzato, come spesso accade per gli autori che scrivono in inglese, il cognome viene per ultimo” e la stessa Associated Press continua a riferirsi al primo ministro giapponese come Shinzo Abe. Con la nuova era Reiwa alle porte, il governo giapponese vuole risolvere la questione una volta per tutte. Il Ministro degli esteri giapponese Taro Kono ha espresso la speranza che da ora in avanti “il nome del Primo Ministro giapponese venga scritto Abe Shinzo, come già avviene per il presidente cinese Xi Jinping e per quello sudcoreano Moon Jae-in”. Il ministro ha aggiunto che “a breve manderà una richiesta formale ai media internazionali, confidando che i giornalisti giapponesi che scrivono in lingua inglese siano d’esempio” [fonte: CNN]

Vittoria di Manila: Il Canada si riprende i rifiuti

L’annuncio da parte del Ministro dell’ambiente canadese Catherine McKenna è arrivato poco dopo la decisione di Manila di richiamare in patria l’ambasciatore di istanza ad Ottawa, a seguito del mancato recupero della spazzatura entro il termine ultimo fissato per il 15 maggio. “Come conseguenza di questo ritardo, il presidente ha incaricato l’ufficio competente di cercare una compagnia di navigazione privata che riporti la spazzatura del Canada all’interno della giurisdizione di quest’ultima”, ha detto ai giornalisti Salvador Panelo, portavoce di Duterte. I problemi sono cominciati quando, a seguito di una serie di ispezioni sul contenuto dei rifiuti canadesi tra il 2013 e il 2015, le autorità filippine hanno riportato che la spazzatura era stata falsamente etichettata come contenente materie plastiche destinate al riciclaggio, mentre il contenuto era composto da tonnellate di rifiuti domestici. Il Canada coprirà tutti i costi per la preparazione, il trasferimento, la spedizione e lo smaltimento dei rifiuti e completerà il tutto entro la fine di giugno [fonte: BBC]

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