I titoli di oggi:
- Alluvioni, continuano i soccorsi tra Tibet e Nepal
- Cina, la riforma dell’edilizia abitativa costerà cara ai governi locali
- Pechino vara nuove regole per arrestare il crollo dei prezzi nel solare
- Filippine, Duterte paga cauzione dopo mandato di arresto
- Vietnam e Myanmar rafforzano la cooperazione militare
- NYT: lacune normative danno alle aziende cinesi negli Usa l’acceso ai chip americani
Continuano le operazioni di salvataggio dopo il crollo del ghiacciaio che il 26 agosto ha travolto alcune zone al confine tra il Tibet e il Nepal. Secondo gli aggiornamenti divulgati domenica da funzionari cinesi, i soccorritori hanno recuperato altri 12 corpi, mentre restano centinaia i dispersi di cui non si hanno ancora notizie. Stando alle statistiche ufficiali, oltre 1.300 persone sono state dichiarate morte su entrambi i lati del confine, di cui 43 in Cina. Tra i 519 dispersi figurano 261 stranieri provenienti da 23 paesi. L’epicentro del disastro è collocato nel valico di Gyirong, soggetto già in passato a inondazioni, dove nel weekend Pechino ha aperto l’accesso a diverse agenzia di stampa internazionali. L’iniziativa delle autorità cinesi non è bastata tuttavia a dissipare i dubbi sull’attendibilità del bilancio. Le famiglie dei dispersi e alcuni ufficiali nepalesi hanno lamentato la scarsa disponibilità della Repubblica popolare a condividere le informazioni necessarie a valutare i costi umani e materiali del disastro nonché a scongiurare il ripetersi di incidenti simili. Accuse che Pechino ha affrontato numerose volte in passato, in particolare durante la Sars e l’epidemia da Covid-19. Ne abbiamo parlato in maniera approfondita nella nostra newsletter domenicale. Qui per sapere come riceverla.
Cina, nuove regole per arrestare il crollo dei prezzi nel solare
Il governo di Pechino ha introdotto provvedimenti volti a stabilizzare il settore solare del paese, duramente colpito dalla spietata guerra dei prezzi a ribasso che ha messo in difficoltà molti produttori. Le misure coordinate, tra cui limiti più stringenti al consumo energetico e standard unificati per la contabilità dei costi, mirano a fornire alle autorità una cornice normativa per controllare le vendite sottocosto. Dopo aver perseguito l’espansione della capacità produttiva, la Cina rivede così le sue priorità, nel tentativo di disciplinare la cronica offerta in eccesso che ha spinto i prezzi del polisilicio – crollati del 40% nel 2026 – al di sotto dei costi medi di produzione, pesando sulla quota di mercato del solare nazionale. Nell’ottica di un ulteriore consolidamento, il Ministero dell’Industria e dell’Informatica e altre agenzie statali il 2 luglio hanno emanato tre norme nazionali che dal 1° gennaio 2027 impongono limiti e criteri più severi sia sul consumo energetico sia sull’efficienza lungo tutta la filiera del solare, alzando maggiori barriere all’ingresso e accelerando la graduale eliminazione degli impianti obsoleti e ad alte emissioni.
Cina, la riforma dell’edilizia abitativa costerà cara ai governi locali
La recenti misure in materia di edilizia abitativa comporterà un calo del 30% nei ricavi dalle vendite di terreni, aggravando le difficoltà finanziarie dei governi locali. A dirlo è Goldman Sachs a pochi giorni dall’attuazione di un nuovo sistema che mette fine alla pratica che per decenni ha consentito agli sviluppatori immobiliari di mettere sul mercato appartamenti ancora in costruzione. Una pratica che, insieme ai relativi pagamenti ipotecari, in passato copriva circa il 40% del capitale necessario alla realizzazione dei progetti di costruzione. Si prevede che la nuova politica, entrata in vigore alla fine di agosto 2026, ridurrà del 40% la capacità di investimento delle aziende immobiliari. Il processo di consolidamento – aggiunge la società di consulenza- favorirà le aziende a partecipazione statale mentre quelle private potrebbero incontrare maggiori difficoltà.
Filippine, Duterte paga cauzione dopo mandato di arresto
La vicepresidente delle Filippine, Sara Duterte, è stata rilasciata su cauzione sabato, dopo che un tribunale ha ordinato il suo arresto con l’accusa di aver minacciato il presidente Ferdinand Marcos Jr., la first lady e un ex speaker della Camera dei rappresentanti. L’importo pagato ammonta a 360mila pesos filippini (120mila per ognuno dei tre capi d’accusa). Si tratta dell’ultimo capitolo nello scontro tra le potenti famiglie dei Marcos e dei Duterte, che negli ultimi anni si sono succedute alla guida del paese. Nonostante il tentativo iniziale di formare un’alleanza nel 2022, che ha permesso a Ferdinand e Sara – figlia dell’ex presidente Rodrigo – di conquistare il potere, i rapporti hanno subito un deterioramento nel 2024, quando la donna ha affermato di essere in pericolo di vita e di aver assoldato un sicario per uccidere il presunto alleato, la moglie e il cugino, l’ex deputato Martin Romuáldez, in caso le venisse fatto del male.
Vestita di nero e circondata da decine di agenti di polizia, domenica Duterte ha dichiarato ai giornalisti fuori dal tribunale di non sentirsi al sicuro e ha accusato le autorità di molestie. Il mandato di arresto complica ulteriormente la posizione della vicepresidente, che si trova anche ad affrontare un processo per impeachment al Senato. In caso di condanna, la donna potrebbe essere rimossa dall’incarico e vedere compromessa la sua candidatura alla presidenza nel 2028.
Vietnam e Myanmar rafforzano la cooperazione militare
Il Vietnam e il Myanmar hanno concordato di intensificare la cooperazione in materia di difesa e sicurezza, elevando il settore a pilastro delle relazioni bilaterali. Lo hanno annunciato il 5 settembre i rispettivi paesi in occasione dell’incontro avvenuto tra la leader vietnamita To Lam e il presidente birmano Min Aung Hlaing, in visita negli scorsi giorni ad Hanoi. I due leader hanno convenuto sulla necessità di ampliare il coordinamento in materia di addestramento militare, scambi tra giovani ufficiali, operazioni di ricerca e soccorso e risposta alle calamità. Verrà inoltre intensificata la condivisione di informazioni e il coordinamento nella lotta alla criminalità, mentre al contempo verranno rafforzati i legami economici, commerciali e di investimento,soprattutto nei settori dell’agricoltura ad alta tecnologia, della trasformazione alimentare, delle telecomunicazioni, delle tecnologie dell’informazione, della trasformazione digitale, dell’energia e delle infrastrutture di trasporto. Per l’ex generale Min Aung Hlaing è la prima trasferta in Vietnam in qualità di presidente, carica assunta all’inizio dell’anno in seguito alle dubbie elezioni organizzate dalla giunta golpista. Chiaro tentativo di ottenere legittimità internazionale sfruttando i segnali di una maggiore apertura in sede Asean. Il leader birmano è atteso in Cambogia l’11 settembre.
NYT: lacune normative danno alle aziende cinesi negli Usa l’acceso ai chip americani
I controlli sulle esportazioni degli Stati Uniti limitano l’esportazione di potenti chip AI a società cinesi situate ovunque nel mondo. Tranne che negli Stati Uniti. Il paradosso, scoperchiato da un’inchiesta del New York Times, implica che l’unico paese al mondo in cui le sussidiarie straniere possono legalmente acquistare chip AI soggetti a controlli sulle esportazioni sono proprio gli Stati Uniti. Tra gli esempi citati dal quotidiano americano, figurano l’accesso a chip AI per un valore di miliardi di dollari, ottenuto da Aivres, una controllata di Inspur (inserita nella entity list), nonché la partecipazione di Alibaba e altre aziende cinesi alla gestione di data center negli Stati Uniti, utilizzando microprocessori americani. Le ultime rivelazioni mettono in luce l’ambiguità dell’approccio perseguito dall’amministrazione Trump, accusata di aver indebolito il quadro normativo messo in piedi dal predecessore Joe Biden per impedire alla Cina di ottenere i semiconduttori più avanzati al centro della competizione per il primato nell’IA.
Intanto parlando al Dialogo di Pace di Penang, in Malesia, domenica, Victor Gao, vicepresidente del Centro per la Cina e la Globalizzazione, ha dichiarato che “la Cina non permetterà mai a nessun Paese al mondo di raggiungere il dominio nell’intelligenza artificiale” e che il “controllo cinese sulle terre rare impedirà agli Stati Uniti” di utilizzare la tecnologia “per scopi malvagi”. “La Cina vuole assicurarsi che l’IA venga utilizzata per il bene, piuttosto che per scopi malvagi”, ha aggiunto l’ex interprete di Deng Xiaoping.
