I titoli di oggi:
- Accordo su TikTok tra ottimismo USA e cautela cinese
- Cybersicurezza, Pechino introduce obbligo di allerta entro un’ora
- Nuove tensioni tra Cina e Filippine nel Mar Cinese meridionale,
- Scagionati due britannici accusati di spionaggio per conto della Cina
- Sovrapproduzione cinese, nuove direttive di Xi e pressioni da Washington
- Australia – Papua Nuova Guinea: previsto nuovo patto di cooperazione militare
- Usa, mega polo di armi previsto nelle Filippine
Accordo su TikTok tra ottimismo USA e cautela cinese
I due giorni di colloqui madrileni tra Cina e Stati Uniti per decidere il futuro di TikTok negli USA si sono conclusi con un tweet celebrativo da parte del presidente statunitense Donald Trump, secondo cui i negoziati sono andati “MOLTO BENE”. Più cauti i funzionari cinesi: l’inviato commerciale Li Chenggang ha parlato solo di un “consenso di base”, avvertendo Washington di non continuare a “sopprimere le imprese cinesi”. Alcuni commenti di Wang Jingtao, vice direttore della Commissione Centrale per gli Affari del Cyberspazio, suggeriscono che l’intesa potrebbe prevedere un parziale trasferimento di proprietà a favore degli USA, garantendo tuttavia l’uso in licenza di algoritmi e diritti di proprietà intellettuale da parte della Cina.
Il segretario al Tesoro USA Scott Bessent ha espresso l’intenzione americana di preservare le “caratteristiche cinesi” della piattaforma, rimanendo vago sugli altri dettagli dell’intesa, per la cui conferma bisognerà aspettare una telefonata Trump-Xi, prevista per venerdì. Bessent ha inoltre criticato il “cattivo tempismo” delle accuse spiccate ieri dall’antitrust di Pechino contro Nvidia. Un’indagine preliminare ha evidenziato presunte violazioni, rischiando di gettare un’ombra sui progressi registrati a Madrid.
Sovrapproduzione cinese, nuove direttive di Xi e pressioni da Washington
Il presidente cinese Xi Jinping ha chiesto un’“uscita ordinata” dalle capacità produttive obsolete e lo stop alla concorrenza basata su tagli aggressivi dei prezzi, definita un’area gravemente colpita dal trend di “involuzione” (neijuan) economica. Secondo Xinhua, Xi ha chiesto maggiore autoregolamentazione delle associazioni industriali, miglioramento della qualità dei prodotti, correzione delle irregolarità negli appalti pubblici e regole più rigide per i governi locali nell’attrazione degli investimenti, denunciando pratiche “caotiche”. Il presidente ha inoltre ribadito l’obiettivo di costruire un mercato nazionale unificato per sostenere lo sviluppo economico.
Intanto, in una lettera indirizzata ai rappresentanti dell’amministrazione Trump impegnati nelle trattative di Madrid, diversi deputati democratici della House Select Committee on China hanno chiesto l’inclusione di requisiti vincolanti per ridurre la sovrapproduzione cinese negli accordi in corso. Tra gli esempi di squilibri produttivi da rettificare spicca la sovrapproduzione cinese di acciaio e pannelli solari, che il comitato accusa di danneggiare l’occupazione negli Stati Uniti e destabilizzare i mercati globali.
Nuove tensioni tra Cina e Filippine nel Mar Cinese meridionale
La guardia costiera cinese ha dichiarato oggi di aver adottato “misure di controllo” contro diverse navi governative filippine che operavano vicino a una secca contesa nel mar Cinese meridionale, nota come Scarborough Shoal. Secondo i media cinesi, “intorno alle 10:00, la nave governativa filippina n. 3014, ignorando i ripetuti e solenni avvertimenti della Cina, ha intenzionalmente speronato una nave della Guardia Costiera (CCG) che stava svolgendo normali compiti di polizia, in modo poco professionale e pericoloso. Gli atti deliberatamente illegali e provocatori delle Filippine sono di natura eclatante e la piena responsabilità della collisione ricade interamente sulle Filippine”. Stando a Bloomberg, durante l’operazione, che ha incluso l’impiego di cannoni d’acqua, si è verificata una collisone.
Cybersicurezza, Pechino introduce obbligo di allerta entro un’ora
La Cyberspace Administration of China, la principale agenzia per la sicurezza informatica cinese, ha introdotto nuove regole per la segnalazione rapida delle violazioni della sicurezza informatica. Secondo la bozza, condivisa ieri, gli operatori saranno tenuti a segnalare gli incidenti “particolarmente gravi” entro un’ora alle autorità competenti. Le misure entreranno in vigore il 1° novembre e sono state emanate a pochi giorni dalla multa inflitta dalle autorità informatiche cinesi alla filiale Dior di Shanghai, colpevole di aver trasferito dati personali dei clienti in Francia senza le necessarie verifiche di sicurezza. Le nuove norme decise da Pechino includono una guida alla classificazione degli incidenti, con quattro livelli di gravità e relative procedure di risposta. Gli episodi più critici sono quelli che colpiscono i portali di enti governativi di alto livello e i principali siti d’informazione nazionale, soprattutto in caso di interruzioni prolungate.
Scagionati due britannici accusati di spionaggio per conto della Cina
Sono state ritirate le accuse contro Christopher Cash, 30 anni, ex ricercatore, e Christopher Berry, 33, insegnante, accusati di spionaggio per la Cina. I due uomini erano stati arrestati nel marzo 2023 nell’ambito di un’indagine antiterrorismo e avrebbero dovuto affrontare un processo a ottobre con l’accusa di aver raccolto informazioni “utili per un nemico”. Il processo avrebbe dovuto aprirsi il 6 ottobre presso la Woolwich Crown Court. Tuttavia, il pubblico ministero ha oggi annunciato che “non possiamo semplicemente continuare a perseguire questo caso”. Christopher Cash, legato al China Research Group del Parlamento e in contatto con deputati conservatori come l’ex ministro della Sicurezza Tom Tugendhat e l’allora presidente della Commissione Esteri, Alicia Kearns, ha sempre negato ogni addebito. Il suo avvocato ha parlato di “incredulità” da parte dei colleghi e ha espresso la speranza che possa “ricostruirsi una vita” (NovaAgenzia)
Usa, mega polo di armi previsto nelle Filippine
Nelle Filippine gli Stati Uniti prevedono di realizzare il più grande polo di produzione di armi al mondo. L’area indicata è la baia di Subic, a soli 90 km da Manila, che fino al 1992 ospitava la più grande base della Marina militare Usa in Asia. Una mossa che rafforza la cooperazione tra Washington e Manila, dopo che nel 2023 il governo filippino di Ferdinand Marcos Jr. ha ampliato l’accesso alle basi statunitensi da cinque a nove, consentendo il dispiegamento di sistemi missilistici terrestri e antinave. Il progetto, sulla base di un rapporto di fattibilità che la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha ordinato a giugno, prevede la creazione di un hub capace di produrre materiali essenziali per esplosivi e munizioni, tra cui nitrocellulosa e nitroglicerina, entro il 2026. Un’iniziativa che secondo gli analisti rappresenta il passaggio da esercitazioni congiunte a una vera e propria fortezza anti-cinese nel Pacifico. Timori sulle implicazioni di un eccessivo allineamento con gli Usa a scapito della sovranità nazionale sono stati espressi dalla vicepresidente filippina Sara Duterte e da organizzazioni per i diritti umani.
Australia – Papua Nuova Guinea: previsto nuovo patto di cooperazione militare
Questa settimana Australia e Papua Nuova Guinea firmeranno un nuovo patto di sicurezza per rafforzare la cooperazione militare e limitare l’influenza cinese nella regione. Lo ha dichiarato ieri il premier australiano Anthony Albanese, che oggi sarà presente nella capitale papuana, Port Moresby, per le celebrazioni del 50° anniversario dell’indipendenza del paese dall’Australia. L’accordo, la cui firma è prevista per domani, prevede la possibilità di arruolamento incrociato tra le due forze armate, con Canberra che offrirebbe la cittadinanza australiana ai soldati papuani come incentivo. Già nel 2023 i due paesi avevano firmato un primo accordo di sicurezza che ha ampliato la cooperazione in materia di difesa, la cui firma era stata posticipata di mesi a causa delle proteste scoppiate contro la stipula di un altro accordo in tema di difesa, in questo caso tra Port Moresby e Washington. L’Australia punta a contrastare la crescente influenza della Repubblica popolare cinese nella regione, dopo che dal 2019 tre nazioni insulari del Pacifico hanno deciso di abbandonare le relazioni diplomatiche con Taiwan e stipulare alleanze con Pechino.
