In Cina e Asia – Pechino introduce restrizioni gli investimenti all’estero

In Notizie Brevi by Redazione

I titoli di oggi

  • La Cina introduce restrizioni gli investimenti all’estero
  • Shangri-La Dialogue: Usa e Cina moderano i toni rispetto al 2025
  • Gli Usa rafforzano i controlli sui chip AI
  • Cina, espulsa reporter del NYT. Ritorsione degli Usa su giornalista della Xinhua
  • Cina, nominata la nuova presidente del principale regolatore finanziario del paese
  • Cina, condannato a 24 anni l’ex abate del Tempio di Shaolin
  • Myanmar, Min Aung Hlaing in India per la sua prima visita estera da presidente

Il Consiglio di Stato cinese ha annunciato oggi 1 giugno nuove le norme più severe di sempre sugli investimenti esteri che prevedono l’istituzione di un regime di revisione sulla sicurezza da parte della Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme, del Ministero del Commercio e delle autorità competenti. Il provvedimento, in vigore dal mese prossimo, include una supervisione “trasparente” sull’esportazione di tecnologia e dati nonché sui reinvestimenti all’estero. Si tratta di un sostanziale passo avanti rispetto al passato quando l’attenzione era concentrata sui permessi per l’export di merci, equità, capitali e tecnologia; ora sono inclusi anche persone, formazione, assistenza tecnica, servizi e dati. Inoltre è prevista l’introduzione di sanzioni severe, con multe amministrative proporzionali all’investimento e la confisca dei proventi ricavati da attività ritenute illegali.

Le nuove norme sembrano rispondere in parte al caso Manus, l’azienda impegnata nello sviluppo di agenti AI composta da staff cinese che aveva spostato il suo quartier generale a Singapore per attirare investimenti stranieri. Una manovra che non ha impedito a Pechino di annullarne l’acquisto da parte di Meta ad aprile.

Shangri-La Dialogue: Usa e Cina moderano i toni rispetto al 2025

Dal 29 al 31 maggio si è tenuto l’annuale appuntamento dello Shangri-La Dialogue, il principale forum sulla sicurezza dell’Asia-Pacifico con sede a Singapore. Ad aprire l’evento è stato il presidente vietnamita To Lam, che ha chiesto ai presenti di affrontare con determinazione le “sfide del nostro mondo”, riferendosi a indebolimento del diritto internazionale, crisi economiche e cambiamento climatico. L’intervento di Lam è stato significativo, a dimostrazione del forte attivismo di Hanoi in politica estera sotto la sua leadership, ma tutti i riflettori erano puntati sulle parole del segretario alla Difesa americano Pete Hegseth.

Nel suo discorso, dai toni più morbidi rispetto a quello tenuto sullo stesso palco nel 2025, Hegseth ha sottolineato i progressi nei rapporti tra Stati Uniti e Cina (in seguito al summit Xi-Trump) e non ha mai menzionato direttamente Taiwan o il mar Cinese meridionale. Nonostante questo, il funzionario americano ha invitato i partner degli Stati Uniti ad aumentare le spese nella difesa al 3,5% del PIL per contrastare la crescita militare di Pechino e impedire che la Repubblica popolare “imponga il suo dominio” sulla regione. “L’era in cui gli Stati Uniti finanziavano la difesa delle nazioni ricche è finita”, ha poi aggiunto Hegseth, chiedendo agli alleati di Washington “meno Shangri-La, più navi e sottomarini”.

Anche la delegazione cinese, guidata dal maggior generale Meng Xiangqing, si è astenuta dal criticare direttamente gli Stati Uniti, come era invece successo l’anno scorso. Meng si è augurato che Pechino e Washington possano “sviluppare il dialogo militare” in modo stabile e “sostenibile”, ma ha avvertito che l’indipendenza di Taiwan è “incompatibile” con la pace sullo Stretto, criticando inoltre i piani di militarizzazione di Australia e Giappone. “Per un paese che non ha mai eradicato completamente il proprio passato militarista”, ha detto Meng riferendosi a Tokyo, “mi chiedo seriamente se [il Giappone] possa conquistare la fiducia della comunità internazionale mentre nei forum internazionali parla di cooperazione in materia di difesa”.

Il ministro della Difesa giapponese Shinjiro Koizumi ha rigettato le accuse di Meng sulla cultura militarista del Giappone e ha difeso il riarmo di Tokyo, che ha definito necessario per “svolgere un nuovo ruolo nella cooperazione di difesa in tutta la regione” ed evitare “cambiamenti dello status quo con la forza”, in un riferimento alle rivendicazioni cinesi su Taiwan e mar Cinese meridionale. Pur senza menzionare direttamente la Cina, Koizumi ha detto che “c’è un Paese che possiede un enorme arsenale di armi nucleari e bombardieri strategici. Il Giappone non possiede nessuna di queste armi, eppure viene tacciato di “nuovo militarismo”. Non è strano?”. Il ministro ha poi concluso con una critica alla “poca trasparenza” del processo di rafforzamento delle capacità militari della Repubblica popolare.

Nel frattempo, lunedì 1° giugno la Guardia Costiera cinese ha dichiarato di aver condotto pattuglie “di contrasto alla criminalità” nelle acque orientali di Taiwan in risposta ai piani di Giappone e Filippine di avviare colloqui sulla delimitazione dei confini marittimi, che si sovrappongono ad aree rivendicate dalla Cina.

Gli Usa rafforzano i controlli sui chip AI

Il Bureau of Industry and Security (BIS) degli Stati Uniti ha emesso ieri delle linee guida che impongono alle aziende con sede in Cina ma operative all’estero (ad esempio una sussidiaria di Tencent in Malaysia) di richiedere una licenza specifica per importare chip AI avanzati come i Blackwell di Nvidia. Nel maggio 2025 l’authority aveva dichiarato pubblicamente di non applicare requisiti per le spedizioni, creando involontariamente una lacuna legale: le sussidiarie estere di aziende cinesi potevano acquistare microprocessori di ultima generazione senza licenza, nonostante le restrizioni introdotte da Joe Biden nel 2023. Questo ha permesso alle aziende cinesi di acquistare i chip avanzati su larga scala, tutto legalmente. Gli esperti avvertono tuttavia che anche con le nuove misure resta un vuoto normativo per quanto riguarda i data center e la produzione di TSMC, che non è tenuta a rafforzare la due diligence sugli ordini di chip AI per verificarne il destinatario.

Cina, espulsa reporter del NYT. Ritorsione degli Usa su giornalista della Xinhua

Secondo fonti del New York Times, il governo americano deciso di revocare il visto a un giornalista della Xinhua (l’agenzia di stampa statale cinese) impiegato negli Stati Uniti. La misura è arrivata in risposta alla decisione di Pechino di espellere Vivian Wang, corrispondente del New York Times in Cina. Secondo le ricostruzioni dei media statunitensi, Wang sarebbe stata espulsa a causa della presenza del presidente taiwanese Lai Ching-te a un evento del New York Times, nel quale non era però direttamente coinvolta. Durante l’incontro, il presentatore Andrew Ross Sorkin aveva definito Taiwan “un paese” e Lai aveva dichiarato che Taipei avrebbe fatto “tutto il necessario per difendersi”.

Cina, nominata la nuova presidente del principale regolatore finanziario del paese

Venerdì 29 maggio il Pcc ha nominato Ding Xiangqun come presidente del principale organo regolatore finanziario del paese (NFRA), creato nel 2023 per rafforzare i controlli statali sul settore della finanza cinese. Ding, che è la prima donna a ricoprire l’incarico, succede a Li Yunze, rimosso improvvisamente qualche giorno prima. Nel corso della sua carriera Ding ha accumulato una certa esperienza sia nella politica provinciale che nelle istituzioni bancarie e finanziarie del paese, con quasi due decenni trascorsi alla Bank of China.

Intanto, secondo quanto riportato da Bloomberg, la Cina ha avviato la più vasta operazione di controllo degli ultimi decenni sui beni all’estero delle persone con un patrimonio netto di almeno 30 milioni di dollari. Si tratta spesso di individui che, pur avendo acquisito cittadinanza straniera, vivono stabilmente in Cina gestendo i propri conti tramite fondi offshore. Ora Pechino potrebbe richiedere loro un pagamento retroattivo di un’imposta sui redditi da investimento fino al 20% del totale.

Cina, condannato a 24 anni l’ex abate del Tempio di Shaolin

Venerdì un tribunale di Xinxiang ha condannato Shi Yongxin, l’ex abate del Tempio di Shaolin, a 24 anni di carcere per corruzione e appropriazione indebita. Shi – che dovrà pagare anche una multa di 3,5 milioni di yuan (circa 440 mila euro) – è stato ritenuto colpevole di aver sottratto fondi superiori a 131 milioni di yuan (16 milioni di euro) durante il suo periodo da abate del monastero, che ha guidato dal 1999 a luglio del 2025, quando è stato destituito a seguito dello scandalo che lo ha coinvolto. L’abate era famoso per aver trasformato il Tempio di Shaolin in una sorta di brand internazionale, in grado di fatturare milioni di dollari attraverso un processo di commercializzazione delle pratiche buddhiste. Negli anni era stato anche molto criticato per questo, e già in passato aveva ricevuto diverse accuse, tra cui quelle di aver intrattenuto relazioni con numerose donne (che gli avrebbero dato vari figli illegittimi).

Giappone, SoftBank supera Toyota per capitalizzazione di mercato

Il colosso tecnologico SoftBank è diventato la più grande azienda giapponese per capitalizzazione di mercato, superando Toyota che deteneva il primato da vent’anni. La società di Masayoshi Son ha potuto sfruttare la forte domanda nel settore dell’intelligenza artificiale, che ha spinto le azioni del Paese asiatico a livelli record. SoftBank ha guadagnato quasi il 73% dall’inizio dell’anno e lunedì ha toccato un nuovo massimo storico, con un aumento di oltre l’8% dopo aver annunciato un investimento fino a 75 miliardi di euro in una vasta rete di cluster di calcolo per l’intelligenza artificiale in Francia. La sua capitalizzazione di mercato supera ora i 46 trilioni di yen (288 miliardi di dollari). Toyota, che alla chiusura di venerdì si attestava a poco più di 48 trilioni di yen, lunedì ha perso quasi il 4,5%, scendendo sotto i 46 trilioni di yen

Myanmar, Min Aung Hlaing in India per la sua prima visita estera da presidente

Min Aung Hlaing ha scelto l’India per la sua prima visita estera da quando è diventato presidente del Myanmar, incarico che ha assunto ufficialmente a seguito delle elezioni-farsa dello scorso dicembre e gennaio. Dopo settimane di speculazioni su un suo eventuale primo viaggio ufficiale in Cina, alla fine – per ragioni logistiche legate agli impegni della leadership cinese – il generale golpista ha accettato l’invito del premier indiano Narendra Modi. Se da un lato il suo viaggio di cinque giorni in India (30 maggio-3 giugno) servirà a dare legittimità internazionale al regime, dall’altro tornerà utile anche a Nuova Delhi per bilanciare l’influenza cinese su Naypyidaw e più in generale nel Sud-Est asiatico.

L’India condivide 1.643 chilometri di confine con il Myanmar e, come Pechino, anche Nuova Delhi ha supportato le elezioni-farsa scommettendo su un esito che avrebbe dato maggiore stabilità al regime militare (pur continuando a parlare con gli eserciti ribelli che controllano le aree periferiche del paese). Le questioni di sicurezza transfrontaliera saranno dunque al centro della visita in India di Min Aung Hlaing, ma si parlerà anche di affari e nuove possibilità di investimenti.