I titoli di oggi:
- Cina, più fondi per la Belt and Road Initiative
- Afghanistan, lo Stato Islamico rivendica attacco contro ristorante cinese
- Cina-Corea del Nord, commercio aumentato del 26% nel 2025
- Filippine, prima richiesta di impeachment contro Marcos Jr.
- Vietnam, al via il congresso del Partito comunista nel segno della massima sicurezza
- Trump accelera la leadership globale della Cina, l’analisi
Cina, più fondi per la Belt and Road Initiative
Nel 2025 la Cina ha aumentato copiosamente i finanziamenti alla Belt and Road Initiative (BRI), portandoli a un livello record di 213,5 miliardi di dollari, circa il 75% in più rispetto all’anno precedente. Secondo una ricerca della Griffith University e del Green Finance & Development Center di Shanghai, la crescita è stata trainata soprattutto da grandi progetti energetici, in particolare nel gas, affiancati da investimenti nelle rinnovabili e nelle infrastrutture verdi. Nel 2025 Pechino ha firmato 350 nuovi accordi, rafforzando anche la presenza nei settori dei metalli e delle miniere, con l’obiettivo di assicurarsi accesso di lungo periodo alle risorse strategiche e aumentare la resilienza delle catene di approvvigionamento. Dalla sua nascita nel 2012, la BRI ha raggiunto un valore cumulativo di circa 1400 miliardi di dollari, alimentando in alcuni contesti le preoccupazioni dei partner sul debito e sull’influenza economica cinese.
Afghanistan, lo Stato Islamico rivendica attacco contro ristorante cinese
Lo Stato Islamico ha rivendicato lunedì la responsabilità di un attacco a un ristorante gestito da cinesi in un hotel a Kabul. Nella giornata di ieri un’esplosione ha devastato il ristorante in una zona fortemente sorvegliata della capitale afghana, uccidendo un cittadino cinese e sei afghani. Diverse altre persone sono rimaste ferite, tra cui un bambino. L’attività era gestita congiuntamente da un musulmano cinese, Abdul Majid, da sua moglie e dal socio afghano, Abdul Jabbar Mahmood, e serviva la comunità musulmana cinese. Secondo l’agenzia di stampa Amaq, il braccio locale dello SI aveva inserito cittadini cinesi nella sua lista di obiettivi, citando “i crescenti crimini del governo cinese contro gli uiguri“.
Cina-Corea del Nord, commercio aumentato del 26% nel 2025
Nel 2025 il commercio tra Cina e Corea del Nord è aumentato del 26%, raggiungendo i 2,73 miliardi di dollari, la prima crescita in due anni dopo il calo del 2024. Secondo i dati dell’agenzia delle dogane cinesi, l’interscambio è cresciuto mese su mese per tutto l’anno, tornando ai livelli precedenti alla pandemia, grazie a un miglioramento dei rapporti bilaterali dopo le tensioni legate al rafforzamento dei legami militari tra Pyongyang e Mosca. Le esportazioni cinesi verso la Corea del Nord sono salite del 25%, mentre le importazioni sono aumentate del 27%. A trainare la ripresa sono stati soprattutto i prodotti medicali: tra gennaio e novembre le spedizioni dalla Repubblica popolare di microscopi, macchinari sanitari e apparecchi a raggi X sono cresciute in modo esponenziale, in parallelo al completamento di nuovi ospedali in diverse città nordcoreane. Il riavvicinamento politico è stato confermato dalla visita di Kim Jong Un in Cina a settembre, la prima dopo oltre sei anni.
Filippine, prima richiesta di impeachment contro Marcos Jr.
Nelle Filippine è stata presentata la prima richiesta di impeachment contro il presidente Ferdinand Marcos Jr., accusato di corruzione e tradimento della fiducia pubblica. L’iniziativa, depositata da un avvocato e sostenuta da un deputato dell’opposizione, arriva in un contesto politico già segnato dallo scandalo sulle infrastrutture anti-alluvione, dalle difficoltà economiche del paese e dallo scontro aperto con la famiglia Duterte. Secondo gli analisti, la procedura ha poche possibilità di successo in Parlamento, che dovrebbe raccogliere ampie maggioranze sia alla Camera sia al Senato. Tuttavia, il caso potrebbe rafforzare il fronte anti-Marcos e pesare sull’opinione pubblica in vista delle elezioni presidenziali del 2028.
Vietnam, al via il congresso del Partito comunista nel segno della massima sicurezza
Il 19 gennaio è iniziato ad Hanoi il congresso nazionale del Partito comunista del Vietnam. In questa occasione, che si svolge ogni 5 anni, ai circa 1600 delegati è stato imposto un protocollo di sicurezza eccezionalmente rigido. Ai partecipanti sono stati distribuiti tablet Samsung privi di connessione a internet, utilizzabili esclusivamente tramite una rete intranet per consultare e modificare documenti interni. L’accesso alla rete mobile è stato bloccato nell’area del centro congressi e nelle zone circostanti, rendendo di fatto inutilizzabili i telefoni cellulari, che dal 20 gennaio non potranno essere portati all’interno delle sessioni. Le misure includono anche l’obbligo, per i delegati – compresi quelli residenti ad Hanoi – di alloggiare in strutture designate per tutta la settimana del congresso. La stretta riguarda anche i media: i giornalisti accreditati non possono portare telefoni cellulari e possono collegare i loro computer solo alla rete dell’evento.
Al centro dei lavori vi è la riconferma del segretario generale To Lam, che punta a consolidare e ampliare il proprio potere, con la possibilità di assumere anche la presidenza dello Stato. In apertura ai lavori del consesso, Lam ha promesso un tasso di crescita superiore al 10% per tutto il prossimo decennio.
Trump accelera la leadership globale della Cina, l’analisi
Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca sta contribuendo a rafforzare la percezione globale della Cina come potenza in ascesa, più che a rilanciare la leadership statunitense. È quanto emerge da un sondaggio condotto in 21 paesi dallo European Council on Foreign Relations (ECFR), secondo cui la maggioranza degli intervistati si aspetta un aumento dell’influenza di Pechino nel prossimo decennio, mentre pochi credono che Washington diventerà più forte. L’approccio “America First” ha reso politicamente più accettabile per molti governi e opinioni pubbliche avvicinarsi alla Cina. L’analisi segnala anche un crescente pessimismo europeo: solo una minoranza degli intervistati dell’Unione considera oggi gli Stati Uniti un alleato affidabile. Allo stesso tempo, in Cina l’Unione europea è sempre più vista come un attore autonomo e distinto da Washington. Per Bruxelles, osserva l’ECFR, la sfida è trasformare questa percezione in una strategia credibile in un ordine globale sempre più multipolare.
