Dopo quasi 7 anni di intense negoziazioni, domenica scorsa 15 paesi dell’Asia-Pacifico hanno firmato l’Accordo di Partenariato Economico Regionale (RCEP), creando così il più vasto trattato di libero scambio al mondo. I paesi firmatari includono Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda, insieme ai 10 membri dell’ASEAN, in un agglomerato che rappresenta circa il 30% del prodotto interno lordo e della popolazione mondiale. L’accordo comprende 20 capitoli e regolerà diversi ambiti, inclusi gli scambi commerciali, gli investimenti, la proprietà intellettuale, l’e-commerce e gli appalti pubblici, eliminando inoltre le tariffe su una gamma più ampia di beni. Per Cina e Giappone – le due più grandi economie asiatiche – il RCEP è il primo accordo di libero scambio che le lega e grazie al quale verranno eliminate le tariffe sull’86% delle merci giapponesi esportate in Cina (rispetto all’attuale 8%). La crisi sanitaria globale si è confermata protagonista dell’accordo: infatti, mentre Cina, Corea del Sud e Vietnam hanno mostrato una ripresa più rapida post-Covid, molti paesi asiatici hanno continuato a registrare contrazioni economiche anche nel trimestre luglio-settembre. Domenica, i membri hanno espresso la speranza che RCEP svolga un ruolo chiave nella ripresa e nella prosperità a lungo termine della regione. Per la Cina, la firma del nuovo trattato si allinea con la nuova strategia economica di “doppia circolazione” portata avanti dal presidente Xi Jinping: a questo proposito Qian Keming, viceministro del commercio cinese, ha affermato che il RCEP incoraggerà le società estere a partecipare a progetti economici ad alta tecnologia nelle regioni centrali e occidentali meno sviluppate della Cina. Pechino spera inoltre che RCEP fornirà uno slancio per altri accordi multilaterali attualmente in corso, tra cui il quadro comune di investimento con l’Unione Europea ed un accordo di libero scambio tra Cina, Giappone e Corea del Sud. In assenza dell’India, che si è ritirata dalle negoziazioni nel 2019, la Cina è di gran lunga il più influente partecipante al RCEP, sia in termini di PIL che di popolazione, fattore che ha reso alcuni governi riluttanti a ratificare l’accordo qualora Nuova Delhi non venisse inclusa. Per questa ragione, i 15 membri hanno formalmente lasciato la porta aperta affinché l’India si possa unire in seguito: il primo ministro giapponese Yoshihide Suga ha dichiarato a questo proposito che il Giappone assumerà un ruolo di primo piano per favorire l’accesso dell’india al nuovo trattato, che entrerà in vigore dopo che almeno sei paesi ASEAN e tre paesi non ASEAN lo avranno ratificato. [fonte Nikkei]

Cina: prima bozza di regolamento sul live streaming

La scorsa settimana la Cina ha pubblicato una bozza di regolamento volta a prevenire comportamenti monopolistici da parte delle piattaforme Internet di live streaming, che stanno minacciando il mercato tradizionalmente dominato dai giganti dell’e-commerce cinese Alibaba e Tencent. La Cyberspace Administration of China (CAC) ha dichiarato venerdì che, secondo le nuove regole, i livestreamer dovranno identificarsi con il proprio nome ufficiale ed i loro codici di credito sociale alle piattaforme Internet che utilizzano per promuovere i prodotti. Le piattaforme dovranno poi a loro volta presentare relazioni periodiche alle autorità locali e monitorare regolarmente i contenuti, con il fine di censurare qualsiasi pubblicità illegale. I livestreamers vendono infatti prodotti che variano da cosmetici ad elettrodomestici ed alcuni – come il celebre “re dei rossetti” Li Jiaqi – possono vendere prodotti per un valore di milioni di yuan in un’unica sessione di live su piattaforme come Taobao o Douyin. Tuttavia, l’industria è stata anche criticata da numerosi marchi, che accusano alcuni livestreamer di vendere prodotti contraffatti o gonfiare le cifre di vendita. Per questa ragione, la bozza promossa dal CAC vieta atti come la promozione di schemi piramidali e cattive abitudini sociali, così come la falsificazione delle visualizzazioni di pagina. Le piattaforme di live streaming dovranno stabilire un elenco di valutazione del credito sociale per i livestreamer, nonché inserire nella lista nera coloro che violano le leggi. Il pubblico avrà tempo fino al 28 novembre per rispondere alla bozza di regolamento proposta dal CAC. [fonte Reuters]

Netflix riadatta il classico cinese “Sul bordo dell’acqua”

Netflix ha annunciato che sta progettando di realizzare un adattamento cinematografico del classico della letteratura cinese “Sul bordo dell’acqua” 水浒传. La notizia ha generato migliaia di discussioni sulla piattaforma cinese Weibo, dove gli utenti si sono incentrati sul fatto che una produzione non cinese non potrà rendere giustizia al classico letterario, definendo inoltre la pellicola “appropriazione culturale”. Netflix ha infatti nominato il regista giapponese Shinsuke Sato per dirigere la saga di azione e avventura e, secondo molti critici cinesi, proprio per questo l’adattamento di “Sul bordo dell’acqua” potrebbe cadere in interpretazioni errate e stereotipi riguardo alla cultura cinese. Mentre la maggior parte dei netizen teme che il nuovo adattamento cinematografico del classico cinese sarà l’ennesimo flop, alcuni utenti sono fiduciosi che gli stranieri gestiranno la trasposizione sul piccolo schermo meglio dei registi cinesi, i cui film sono spesso semplici drammi di arti marziali. Un commento ampiamente condiviso recita: “Attendo con impazienza la pellicola di Netflix e spero che l’adattamento sarà di alta qualità come Game of Thrones “. [fonte Caixin]

Mar Cinese: l’America di Biden conferma il proprio sostegno al Giappone

In un colloquio telefonico tenutosi sabato scorso, il ministro giapponese per la Difesa Nobuo Kishi e il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Christopher Miller hanno fatto riferimento all’applicazione dell’articolo 5 del trattato difensivo tra i due paesi sulle isole Senkaku, controllate dal Giappone ma rivendicate dalla Cina sotto il nome di Diaoyu. L’articolo 5 obbliga gli Stati Uniti a rispondere agli attacchi armati sui territori sotto l’amministrazione giapponese. Il colloquio tra i due funzionari della difesa rinforza le parole pronunciate giovedì dal presidente neo eletto degli Stati Uniti, Joe Biden, che ha assicurato al primo ministro giapponese Yoshihide Suga che Washington farà prova di “profondo impegno per la difesa del Giappone e delle responsabilità degli Stati Uniti ai sensi dell’articolo 5”. I funzionari giapponesi che hanno affermato che i due leader hanno menzionato specificamente le isole Senkaku come oggetto di applicazione dell’articolo. I commenti del presidente americano hanno immediatamente suscitato la reazione di Pechino, con il portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin ha definito le isole “territorio intrinseco della Cina”. Secondo la Cina, il trattato di sicurezza tra USA e Giappone è infatti un “prodotto della Guerra Fredda” che “non dovrebbe danneggiare gli interessi di terzi e mettere in pericolo la pace e la stabilità nella regione”. Biden in passato ha servito per otto anni come vicepresidente sotto Barack Obama, che nel 2014 è diventato il primo presidente degli Stati Uniti a dichiarare pubblicamente che le isole Senkaku sono coperte dall’articolo 5 del trattato di sicurezza tra il Giappone e gli USA, firmato nel 1960. In virtù di tale trattato, ben 55.000 soldati americani sono tutt’ora di stanza in Giappone, pronti a rispondere agli imprevisti nella regione Asia-Pacifico. [fonte SCMP]

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