Corruzione e vaccini

Continua a montare la polemica sul caso dell’azienda farmaceutica Changchun Changsheng Biotechnology Co. accusata di aver prodotto vaccini scadenti. Secondo il database China Judgment Online, negli ultimi dieci anni la società era stata coinvolta in almeno 10 episodi di corruzione. Un passato che non ha influito sui profitti, lievitati del 33% su base annua nel 2017. Stando al China Daily, solo raramente i responsabili sono stati processati dal momento che la somma offerta non era sufficiente a far scattare sanzioni più severe. La situazione nell’industria farmaceutica cinese non sembra essere migliorata da quando nel 2016 circa 200 persone sono state arrestate nell’ambito di un analogo scandalo sui vaccini. C’è già chi ipotizza che a farne le spese sarà il premier Li Keqiang, già sospettato in passato di negligenza nella gestione del maxi contagio di HIV negli anni ’90, quando era governatore dello Henan.

La rivoluzione tecnologica è un abbaglio?

Nel 2017, le start-up cinesi hanno catturato quasi la metà di qaunto investito a livello mondiale nell’intelligenza artificiale (dati di CB Insights) ed entro il 2020, secondo le stime della società di ricerca tecnologica IDC, la Cina dovrebbe rappresentare oltre il 30% della spesa mondiale per la robotica. Gli umanoidi sono stati i veri protagonisti dell’annuale maratona televisiva trasmessa dall’emittente statale in occasione del Capodanno cinese. Ma l’enfasi posta a livello centrale e locale sulla rivoluzione tecnologica in fieri sta lentamente scemando sulla scia di una serie di imbarazzanti performance che hanno coinvolto tra gli altri cuffie per leggere la mente e camerieri robot. In un recente articolo Liu Yadong, caporedattore dello statale Science and Technology Daily, segnalava la persistente superiorità tecnologica degli Usa dichiarando tanto che “chi sostiene il contrario inganna i leader, il popolo e sé stesso”. Non giovano i venti di guerra commerciale. Secondo Zero2IPO Research, nei primi tre mesi del 2018 i fondi di private equity e venture capital hanno raccolto meno di due terzi di quanto avevano raccolto nello stesso periodo dello scorso anno.

“Figlie di nessuno” alla ricerca delle proprie radici

A distanza di oltre trent’anni dall’imposizione del controllo delle nascite, la relativa accessibilità dei test del DNA e la crescente popolarità dei gruppi di discussione su WeChat sono diventati il principale mezzo di cui si avvalgono le Ngo specializzate nella ricerca delle radici familiari di tutte quelle donne abbandonate tra gli anni ’70 e ’80, quando — soprattutto nelle campagne — la limitazione sul numero dei figli è costata l’abbandono e la morte di decine di migliaia di bambine. Putian, nel Fujian, è stato a lungo il centro nevralgico della tratta illegale delle “figlie di nessuno”, spesso vendute come spose bambine per i loro fratelli adottivi. Oggi Help Finding Your Family si ripropone di restituire loro un passato.