“Il rapporto bilaterale tra Cina e Corea del Nord si è evoluto da una tradizionale alleanza a orientamento politico in una comunità di interessi condivisi più pragmatica e resiliente. Guidata dai massimi leader di entrambi i Paesi, questa partnership offre un sostegno indispensabile ai reciproci interessi fondamentali: la stabilità della Cina nella sua periferia e lo sviluppo sicuro della RPDC.” Wang Dong, docente di Studi Internazionali e Direttore Esecutivo dell’Istituto per la Cooperazione e la Comprensione Globale presso la Peking University, commenta la recente visita di Xi Jinping a Pyongyang e l’importanza della penisola coreana nell’agenda estera di Pechino.
L’8 e il 9 giugno Xi Jinping ha effettuato la sua prima visita di Stato in Corea del Nord dal 2019. Perché proprio ora?
Il 2026 segna l’avvio del 15° Piano Quinquennale, il quale afferma esplicitamente che la Cina dovrebbe “approfondire lo sviluppo integrato con i paesi vicini, rafforzare la sicurezza comune, consolidare la fiducia reciproca strategica e costruire una comunità con un futuro condiviso per l’umanità”. La recente visita del Presidente cinese Xi Jinping nella Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC) rappresenta una concreta applicazione della strategia di diplomazia di vicinato della Cina nell’Asia nord-orientale, a seguito della Conferenza Centrale sulla Collaborazione con i Paesi Vicini, convocata lo scorso aprile.
Nel 2026, la Cina ha gettato solide basi per il suo 15° Piano quinquennale e sta attivamente perseguendo percorsi innovativi per promuovere il suo programma di modernizzazione, procedendo con determinazione verso il Secondo Obiettivo del Centenario. Il Partito dei Lavoratori della RPDC ha convocato con successo il suo 9° Congresso, che ha definito iniziative strategiche e piani globali per lo sviluppo sia del Partito che del Paese, inaugurando una nuova fase di sviluppo socialista a tutto tondo. Inoltre, quest’anno ricorre il 77° anniversario dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche tra Cina e RPDC, nonché il 65° anniversario del Trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza tra Cina e RPDC. Di conseguenza, la visita nella RPDC in questo anno così importante ha profonde implicazioni per entrambi i Paesi e traccia la rotta per il futuro delle loro relazioni bilaterali.
Come valuta l’attuale stato delle relazioni tra Pechino e Pyongyang? Negli ultimi anni, erano sembrate essersi raffreddate, almeno a livello diplomatico, sebbene i legami economici siano rimasti piuttosto solidi.
Il presidente Xi ha costantemente sottolineato che, a prescindere da come possa evolvere il panorama internazionale, il mantenimento, il consolidamento e lo sviluppo delle relazioni tra Cina e RPDC rimangono una politica ferma del Partito comunista e del governo cinese. Le rispettive visite dei due leader [Kim Jong-un era stato a Pechino lo scorso settembre per partecipare alle commemorazioni dell’80° anniversario della vittoria nella Guerra di Resistenza del Popolo Cinese contro l’Aggressione Giapponese] evidenziano la continua interazione ad alto livello tra i due Paesi.
In un contesto internazionale sempre più complesso, Cina e RPDC conducono le interazioni bilaterali in modo più pragmatico e maturo, basandosi sui rispettivi interessi nazionali. Così facendo rafforzano la stabilità e la prevedibilità dei legami bilaterali. In particolare, i rapporti economici tra i due Paesi rimangono solidi e continuano ad espandersi. Gli ultimi dati mostrano che il volume degli scambi bilaterali ha raggiunto i 2,735 miliardi di dollari nel 2025, con una crescita del 26% su base annua. Per valutare correttamente le attuali relazioni tra Cina e RPDC, è necessario guardare oltre le superficiali dichiarazioni diplomatiche. Il rapporto bilaterale si è evoluto da una tradizionale alleanza a orientamento politico in una comunità di interessi condivisi più pragmatica e resiliente. Guidata dai massimi leader di entrambi i Paesi, questa partnership offre un sostegno indispensabile ai reciproci interessi fondamentali: la stabilità della Cina nella sua periferia e lo sviluppo sicuro della RPDC.
Ritiene che Xi sia preoccupato per l’alleanza militare tra Kim Jong-un e Putin?
Sia la RPDC che la Russia sono nazioni sovrane e indipendenti. Le loro interazioni bilaterali sono intrinsecamente affari interni. La responsabilità primaria della Cina è quella di gestire efficacemente i nostri affari, in particolare le relazioni sia con la RPDC che con la Russia.
Per quanto riguarda le relazioni tra Pechino e Mosca, queste si fondano sui principi di non alleanza, non confronto e non rappresentano una minaccia per alcun Paese a livello globale né sono soggette a interferenze o influenze esterne. Si tratta di un nuovo tipo di partenariato tra grandi potenze nell’era contemporanea e funge da vitale forza stabilizzatrice in un mondo sempre più turbolento.
Inoltre, Cina e Russia condividono aspettative allineate riguardo alle questioni relative alla penisola coreana. La Dichiarazione congiunta rilasciata dalla Repubblica popolare cinese e dalla Federazione russa il 20 maggio 2026 afferma che “le due parti sostengono che il mantenimento della pace e della stabilità nella penisola coreana e la promozione di un processo di risoluzione politica delle questioni in oggetto servono agli interessi comuni di tutti i paesi dell’Asia nord-orientale e della comunità internazionale nel suo complesso”. Per questo motivo, la Cina manterrà uno stretto coordinamento con la Russia per affrontare congiuntamente i cambiamenti nelle dinamiche regionali.
Che ruolo ha la guerra in Ucraina nei rapporti tra Pechino e Pyongyang?
La posizione della Cina sul conflitto tra Russia e Ucraina è rimasta ferma: chiede una “risoluzione pacifica” e si considera una “forza costruttiva” nel facilitare i colloqui di pace.
Riguardo alla visita nella RPDC, il Presidente Xi ha affermato in un articolo che “di fronte a cambiamenti senza precedenti e a un panorama internazionale turbolento, la Cina e la RPDC si impegnano a gestire efficacemente i propri affari interni, a progredire con costanza e a seguire con tenacia la via socialista”. Ritengo che i colloqui tra i due leader si concentreranno principalmente sulla visione del futuro sviluppo delle relazioni tra Cina e RPDC anziché su questioni esterne.
Da qualche tempo la Cina non chiede più pubblicamente la denuclearizzazione della Corea del Nord. Come dovremmo interpretare questo cambiamento di posizione?
Credo che la denuclearizzazione rimanga uno degli obiettivi strategici a lungo termine per la regione. Attualmente, alla luce del continuo sviluppo delle capacità nucleari e missilistiche della RPDC, unitamente al rafforzamento dell’alleanza militare tra Stati Uniti e Repubblica di Corea, la Cina sta ponendo maggiore enfasi sul “mantenimento della pace e della stabilità nella penisola coreana”. Di conseguenza, considera sia la denuclearizzazione della penisola sia la prevenzione della guerra e del caos come obiettivi ugualmente importanti per evitare conflitti nel quadrante regionale. La Cina afferma che il “processo di risoluzione politica”, insieme al “dialogo e al negoziato”, rappresenta l’unica via praticabile per affrontare le questioni nella penisola. Questo approccio sottolinea la necessità di risolvere le controversie attraverso mezzi diplomatici piuttosto che con il confronto militare, riflettendo l’impegno della Cina a raggiungere una pace e una stabilità durature. Al centro di questa posizione vi è l’obiettivo di salvaguardare la sicurezza regionale, tenendo conto, in modo equilibrato, delle legittime preoccupazioni di sicurezza di tutte le parti coinvolte, in particolare quelle della RPDC, al fine di raggiungere una soluzione globale e di lungo periodo alle problematiche della penisola.
Quella a Pyongyang è stata la prima visita all’estero di Xi dall’inizio dell’anno. La precedente era avvenuta a novembre in Corea del Sud. Perché tanto interesse (o preoccupazione) per la penisola coreana?
Le visite consecutive del Presidente Xi sia nella Repubblica di Corea che nella RPDC rappresentano, in questo momento critico e nel contesto di “trasformazioni epocali”, un impegno personale volto a consolidare strategicamente le complesse e delicate dinamiche dell’Asia nord-orientale. Questa iniziativa costituisce una riaffermazione strategica e un impegno proattivo nei confronti della regione vicina più cruciale e sensibile, con l’obiettivo di “stabilizzare il contesto” per l’ambiente circostante nei prossimi cinque anni.
Inoltre, molti osservatori esterni percepiscono la difficile situazione della penisola coreana attraverso la ristretta lente di uno scontro tra due blocchi: Cina e RPDC contro Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud. Gli impegni diplomatici del presidente cinese Xi a Seul e Pyongyang non sono semplicemente un contrappeso simbolico a questa logica binaria eccessivamente semplificata; al contrario, mirano a promuovere un equilibrio di sicurezza e un dialogo pacifico in tutta la penisola. La penisola coreana è stata storicamente una variabile chiave e una priorità nella diplomazia cinese di vicinato. La grande attenzione che la Cina riserva a questa regione non intende favorire una delle due parti. Piuttosto, mira a impedire che la situazione nella penisola degeneri o sfoci in un grave conflitto, creando un ambiente stabile e prevedibile che serva sia allo sviluppo della Cina sia agli interessi comuni dei paesi del quadrante regionale.
Ritiene che la Cina tenterà di mediare una ripresa dei colloqui tra Pyongyang e Washington? Alcuni analisti sostengono che la Cina voglia sfruttare la sua presunta influenza sulla Corea del Nord come strumento di contenimento contro gli Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico.
Nel 2026, nel quadro di recente instaurazione della “stabilità strategica costruttiva Cina-USA”, la posizione della Cina sulla questione nucleare nordcoreana e su altri punti critici regionali rimane inequivocabile. La Cina ha costantemente esortato gli Stati Uniti a prendere sul serio le legittime preoccupazioni di sicurezza di tutte le parti interessate e a dare priorità alla risoluzione pacifica delle questioni attraverso il dialogo e il negoziato. Indipendentemente dal fatto che l’amministrazione Trump tenga o meno un altro vertice con il presidente Kim Jong-un della RPDC, il ruolo della Cina come grande potenza responsabile nella promozione della pace e nella facilitazione del dialogo rimane invariato.
L’affermazione secondo cui “la Cina usa la RPDC come leva per controbilanciare gli Stati Uniti” è imprecisa ed eccessivamente semplicistica. Questa prospettiva sovrastima l’influenza della Cina sulla RPDC, sottovalutando al contempo l’indipendenza di giudizio strategico di quest’ultima. La RPDC contemporanea non è né una pedina passiva né un semplice strumento di manovra geopolitica. La Cina non ha mai dato priorità alla pressione sulla RPDC per raggiungere la denuclearizzazione a scapito della stabilità regionale; le sue priorità principali sono la promozione della denuclearizzazione della penisola e la prevenzione dei conflitti armati. Mantenendo aperti i canali di comunicazione sia con la RPDC che con la Corea del Sud, la Cina mira a preservare la propria iniziativa strategica nel complesso contesto delle dinamiche di rivalità tra le grandi potenze, piuttosto che schierarsi esclusivamente con gli interessi di una singola parte.
Tra le novità emerse dalla visita c’è la creazione di un meccanismo 3+3 che prevede un coordinamento tra esteri, difesa e sicurezza interna. Secondo il Lowy Institute questo segnala un’istituzionalizzazione delle relazioni bilaterali. E’ davvero così?
Penso che la nascita della piattaforma sia un risultato istituzionale tangibile e lungimirante per i legami bilaterali. Questo quadro si basa sulla fiducia reciproca di lunga data e regolarizza la comunicazione ad alto livello tra i settori funzionali strategici, contribuendo a stabilizzare le interazioni, a gestire adeguatamente le divergenze e a orientare le relazioni bilaterali verso uno sviluppo più prevedibile e sostenibile.
Classe ’84, romana doc. Direttrice editoriale di China Files. Nel 2010 si laurea con lode in lingua e cultura cinese presso la facoltà di Studi Orientali (La Sapienza). Appena terminati gli studi tra Roma e Pechino, comincia a muovere i primi passi nel giornalismo presso le redazioni di Agi e Xinhua. Oggi scrive di Cina e Asia per diverse testate, tra le quali Il Fatto Quotidiano, Milano Finanza e il Messaggero. Ha realizzato diversi reportage dall’Asia Centrale, dove ha effettuato ricerche sul progetto Belt and Road Initiative. È autrice di Africa rossa: il modello cinese e il continente del futuro.
