La “Trade War” con Washington prima e il COVID-19 poi non hanno fermato i sogni tecnologici della Cina. Benché il piano Made in China 2025 sia ufficialmente sparito dai radar della propaganda di Pechino, questo è più vivo che mai.

Con il progetto “Made in China 2025” il Dragone puntava a lasciarsi alle spalle definitivamente la fama di “fabbrica del mondo”. Gli analisti sostengono che nell’arco di 20 anni la Cina sarà in grado colmare tutti i gap che ancora la separano dalle potenze economiche occidentali, ma questo “Grande Balzo 2.0” ha fatto storcere il naso alle potenze occidentali, Stati Uniti in testa, per la paura di perdere il dominio tecnologico. Nonostante la Trade War iniziata da Washington sia balzata alle cronache internazionali già da qualche anno, è un dato di fatto che Pechino non ha mai abbandonato del tutto le sue ambizioni tecnologiche. Anzi, il Dragone continua indefesso la sua Grande Marcia tecnologica macinando traguardi.

Secondo un recente report redatto da StartupBlink, la Cina siede oggi al 14° posto nella liste delle nazioni più innovative al mondo. Un ottimo ranking se considerato che solo un anno fa si trovava alla 27° posizione.

A sorprendere sono le città cinesi. Pechino si trova oggi tra le top 10 cities dell’innovazione globale guadagnandosi la 6° posizione mentre Shanghai, dalla 31° posizione è balzata alla 10° a livello globale. Un traguardo non da poco. In generale tutte le città cinesi avanzano. Solo l’hub di Hong Kong è sprofondata al 36° posto a causa delle turbolenze politiche che hanno investito l’ex enclave britannica.

“Nel lungo periodo, la Cina è l’unico paese  che potrà contendere con gli Stati Uniti nella leadership mondiale nell’imprenditoria hitech”, sostengono gli analisti di StartUpBlink. Tuttavia, come sostiene il report, il Dragone manca ancora di competitività. Le tensioni geopolitiche non aiutano, mentre l’ambiente hitech cinese dovrebbe variare settori di investimento. Tranne TikTok, i principali campioni tecnologici del Dragone si sono concentrati principalmente su robotica, intelligenza artificiale e big data.

“La Trade War ha spinto Pechino a cercare altri partner commerciali come Israele, Giappone ed Europa”, ha affermato Chris Devonshire-Ellis di Dezan Shira & Associates, “e questo ha paradossalmente aiutato la Cina a considerare anche diversi e nuovi settori di investimento nel campo dell’alta tecnologia” ha detto Chris Devonshire-Ellis.

Nonostante le sfide, gli analisti sono concordi nell’affermare che il mercato hitech cinese crescerà del circa il 10% ogni annuo. Ed una delle opportunità, ironia della sorte, viene proprio dalla pandemia e nella necessità di profilassi al COVID-19 nelle aree produttive. Le fabbriche sono spazi chiusi e affollati in cui il coronavirus può diffondersi facilmente e le precauzioni richiedono per forza di cose l’utilizzo dell’alta tecnologia. “Il ‘Made in China 2025’ è ancora vivo nel medio e lungo termine”, ha affermato Yutaka Miyanaga, vice presidente esecutivo di Omron, il più grande produttore mondiale di manometri e nebulizzatori per la pressione sanguigna.

Le aziende occidentali di alta tecnologia cercano di offrire soluzioni come robot e sistemi di monitoraggio remoto in grado di ridurre i contatti rischiosi senza sacrificare la produttività. Inoltre, i recenti incentivi statali messi in campo da Pechino per l’automazione industriale nel mondo post-coronavirus saranno fondamentali per la crescita delle aziende di alta tecnologia e daranno nuova energia al piano “Made in China 2025”.

Ed i numeri parlano chiaro. Nel novembre 2019, l’Advanced Manufacturing Industry Investment Fund (AMIIF), un fondo di investimento cinese di proprietà statale, ha effettuato investimenti per $ 7,1 miliardi nelle industrie manifatturiere avanzate del paese. Sicuramente la guerra commerciale ha influenzato negativamente le percezioni sulla Cina come destinazione di investimento estero, ma questo non ha fermato il flusso di denaro verso il Dragone. Anzi, Pechino è stata abile a dirottare l’attenzione verso altri paesi. Gli investimenti diretti esteri  (IDE) nel settore dell’hitech cinese sono aumentati del 6% nel 2019, secondo i dati diffusi da Trading Economics. L’aumento significa che l’anno scorso gli IDE in Cina hanno raggiunto i 124,39 miliardi di dollari. Nel dettaglio, gli investimenti stranieri nelle industrie high-tech cinesi hanno aperto la strada, saltando del 27,6% su base annua per raggiungere 240,7 miliardi di RMB e pari al 28,5% di tutti gli IDE totali in Cina. Cosa significa tutto questo? Che il “Made in China 2025”, per buona pace di Washington, non è affatto morto.

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Di Cifnews*

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