Pechino fonda il “Gruppo amici della governance globale” con altri 43 paesi alle Nazioni unite. Si parla di multipolarismo, ma la guida è tutta cinese. Nel primo comunicato della piattaforma, si chiede una “pace negoziata” sull’Ucraina
Donald Trump propone il G2 con Xi Jinping, la Cina risponde lanciando il nuovo Gruppo degli amici della governance globale alle Nazioni unite. Un modo per mostrarsi a sostegno del multipolarismo, nonostante l’idea di un inedito intreccio di influenze tra pari con l’altra superpotenza. La delegazione cinese all’Onu ha annunciato la nuova iniziativa, a cui hanno preso parte 43 paesi di Asia, Africa e America latina. Tra i membri figurano Pakistan, Iran, Cuba, Venezuela, Kenya, Kazakistan, Nicaragua e Malaysia.
Una variegata costellazione che riflette la geografia strategica del cosiddetto Sud globale. Il “motore” è però chiaramente cinese. Il gruppo, che si descrive “aperto e inclusivo”, nasce esplicitamente sotto la guida della Global Governance Initiative proposta da Xi Jinping durante il vertice Sco dello scorso settembre a Tianjin. Obiettivo: rafforzare il processo di ampliamento dello spettro di competenze delle piattaforme multilaterali, utili anche a proporre la visione globale della potenza asiatica. Creando un potenziale fronte politico all’interno dell’Onu. Il ruolo di guida di Pechino non è in discussione. L’iniziativa “offre la saggezza e le soluzioni della Cina per riformare e migliorare la governance globale”, ha detto infatti Fu Cong, rappresentante permanente di Pechino presso le Nazioni unite.
Durante la riunione inaugurale, i 43 paesi membri hanno chiesto “l’immediata cessazione delle ostilità in Ucraina” e “una soluzione politica negoziata al conflitto”. Un modo per riferirsi alla necessaria tutela delle “legittime preoccupazioni di sicurezza di tutte le parti”, inclusa la Russia: una formula chiave della narrativa cinese sin dal 2022. Il comunicato chiede inoltre di “sfruttare le recenti opportunità di dialogo”, in riferimento all’iniziativa degli Stati uniti di Trump, molto più in linea con la visione del Cremlino rispetto all’Europa.
Il messaggio politico è chiaro: il nuovo gruppo vuole posizionarsi come piattaforma in grado di proporre negoziati su basi diverse da quelle tradizionalmente sostenute dall’occidente. La Cina tesse così la sua rete multilaterale con un obiettivo che va oltre il mero appello alla pace: costruire consenso intorno a una visione di governance globale in cui le priorità di stabilità e crescita del Sud globale si fondono con i punti fermi cinesi su sovranità, non interferenza, rifiuto delle sanzioni unilaterali.
Il Gruppo degli amici della governance globale può rafforzare la retorica che tende a presentare Pechino come garante della stabilità globale. Nel quadro dell’80esimo anniversario della creazione dell’Onu, la Cina si autodefinisce custode dell’ordine internazionale ereditato dalla Seconda guerra mondiale. L’effetto può essere anche pratico, a partire da una legittimazione delle sue posizioni su Taiwan o sul riarmo del Giappone.
A tal proposito, continuano le tensioni con Tokyo. Lo scorso fine settimana, c’è stato un incontro ravvicinato tra jet dei due paesi, al largo della costa di Okinawa. Il Giappone accusa gli aerei militari cinesi di aver puntato i radar di controllo del tiro. Si tratta di un gesto minaccioso, perché segnala un potenziale attacco. Pechino nega e accusa i jet nipponici di aver ostacolato un addestramento già annunciato. Nei giorni successivi, Cina e Russia hanno condotto pattugliamenti congiunti tra Pacifico e mar Cinese orientale.
Le tensioni non hanno però convinto il Giappone a sposare la linea dell’Unione europea su Mosca. Tokyo ha infatti respinto la proposta di adesione al meccanismo che prevede l’utilizzo dei beni statali russi congelati per sostenere l’Ucraina.
Di Lorenzo Lamperti
[Pubblicato su il Manifesto]
Classe 1984, giornalista. Direttore editoriale di China Files, cura la produzione dei mini e-book mensili tematici e la rassegna periodica “Go East” sulle relazioni Italia-Cina-Asia orientale. Responsabile del coordinamento editoriale di Associazione Italia-ASEAN. Scrive di Cina e Asia per diverse testate, tra cui La Stampa, Il Manifesto, Affaritaliani, Eastwest. Collabora anche con ISPI. Cura la rassegna “Pillole asiatiche” sulla geopolitica asiatica.

