I giovani e il muro della “vecchia” politica

In Economia, Politica e Società, Sociale e Ambiente by Sabrina Moles

La popolazione asiatica ha un’età media di 32 anni. Ma la sua classe politica è sempre più anziana e sempre meno incline ad accogliere le istanze delle nuove generazioni 

Alle elezioni presidenziali sudcoreane del 2022, il 59% degli uomini sotto i trent’anni votò per il candidato conservatore Yoon Suk Yeol. Le donne nella stessa fascia d’età furono invece il gruppo demografico meno incline a sostenerlo. Non una sfumatura, ma una frattura. Che si è amplificata in occasione del ritorno al voto nel 2025: tra i ventenni, il 58,1% delle donne ha infatti sostenuto il candidato progressista Lee Jae-myung. La Corea del Sud è oggi il laboratorio più nitido di una tendenza che attraversa le democrazie avanzate dell’Asia: la partecipazione politica giovanile si sta ridefinendo per classe, ideologia, genere.

Ogni paese ha le sue ragioni, che affondano le radici nelle dinamiche economiche e culturali di quella società. In Corea del Sud il divario salariale di genere rimane il più ampio tra i paesi sviluppati, con le donne che guadagnano il 31% in meno degli uomini. Ciononostante, i ragazzi sostengono di dover affrontare un contesto di competizione accademica che faciliterebbe le giovani donne. Le coetanee otterrebbero risultati uguali o migliori, mentre i giovani uomini devono affrontare la leva militare nel momento più delicato della propria formazione professionale. Insofferenza speculare, alimentata da bolle digitali separate.

Ma c’è un paradosso al cuore di questa storia. Dopo la dichiarazione della legge marziale da parte di Yoon, il 3 dicembre 2024, le giovani donne sudcoreane sono scese in piazza in massa. Un dato che ha acceso l’opinione pubblica in un paese dove l’azione politica è dominata dagli uomini. In almeno una delle grandi manifestazioni davanti all’Assemblea nazionale, le donne hanno costituito il 30% dei centinaia di migliaia di manifestanti. Eppure, nonostante questa presenza visibile nella piazza, per la prima volta in diciotto anni tutti i candidati presidenziali alle elezioni del 2025 erano uomini. Le questioni legate alla parità di genere e ai diritti delle donne erano quasi del tutto assenti dai programmi elettorali. Lo spazio della protesta era diventato più inclusivo, mentre quello della politica elettorale restava escludente.

Il caso sudcoreano non è isolato. PER PROSEGUIRE LA LETTURA RICHIESDI L’EBOOK GENERAZIONE Z