Teochew

Dialoghi – Dear You e la diaspora dei Teochew

In Dialoghi: Confucio e China Files by Vittoria Mazzieri

Un film cinese che ha registrato un inaspettato successo al botteghino intreccia memoria familiare e storia della diaspora del popolo Teochew, originario del Guangdong orientale. Uno dei temi centrali è quello dei qiaopi, le lettere di rimessa che per decenni hanno mantenuto vivi i legami tra i migranti cinesi all’estero e le famiglie rimaste in patria. “Dialoghi: Confucio e China Files” è una rubrica in collaborazione tra China Files e l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano. Qui per le altre puntate.

Dalla sua uscita nell’aprile 2026, il film Gei A Ma De Qing Shu 的情 (letteralmente “una lettera d’amore per la nonna”, distribuito in inglese con il titolo Dear You) ha incassato oltre 1,8 miliardi di yuan al botteghino (264 milioni di dollari), posizionandosi al secondo posto nella classifica annuale solo dietro a Pegasus 3, terzo capitolo di una delle serie cinematografiche di maggior successo in Cina.

Un successo inaspettato per l’opera del regista Lan Hongchun 蓝鸿春, considerando il budget di produzione contenuto (circa 14 milioni di yuan, pari a poco meno di 2 milioni di dollari) e un cast composto perlopiù da attori non professionisti. Un classico film san wu, 三无, “senza tre cose”: senza star, senza un grande budget e senza un’aggressiva campagna di marketing.

Ma, al di là di questo, la storia ha tutte le ragioni per essere riuscita ad affezionare gli spettatori, soprattutto grazie alla rappresentazione autentica dei legami familiari e del patrimonio culturale della comunità raccontata.

Si tratta, in particolare, della diaspora cinese. Il termine più comune per indicarla in mandarino è huaren, , che sottolinea l’appartenenza etnico-culturale. L’espressione completa suona come “cinesi d’oltremare” (haiwai huaren, 海外华人) e si riferisce alle persone di etnia cinese che vivono fuori dalla Cina, indipendentemente dalla cittadinanza.

Esistono poi distinzioni più specifiche legate allo status giuridico. Con huaqiao, 华侨, si intendono i cittadini cinesi che risiedono stabilmente all’estero, mentre huayi, 华裔 indica le persone di discendenza cinese che però sono nate e cresciute fuori dalla Cina, spesso in possesso della cittadinanza di un altro paese.

Il popolo cinese ha una lunga storia di migrazione all’estero. Ad oggi si stima che circa 46 milioni di persone appartenenti agli oltre 50 gruppi etnici cinesi vivano al di fuori di Cina, Hong Kong, Taiwan e Macao. Di queste, secondo dati risalenti al 2023, 10,5 milioni di persone erano nate in Cina, pari allo 0,7 percento della popolazione della Repubblica popolare cinese. La maggior parte dei flussi migratori si è diretta verso il Sud-est asiatico, dove la presenza cinese è attestata fin dal II secolo a.C. Gli huaren nella regione ammontano a 30 milioni.

Zheng Musheng, il nonno di Xiaowei, il giovane protagonista di Dear You, appartiene proprio a questa comunità. Negli anni Quaranta del Novecento migra in Thailandia e, nei decenni successivi, di lui si perdono le tracce. Il film, costruito su un continuo alternarsi di scene ambientate nel presente e flashback, si apre nel XXI secolo, nel pieno dei festeggiamenti per l’87esimo compleanno di Shurou, la nonna di Xiaowei. Amata dalla famiglia e rispettata dall’intero vicinato, è considerata un esempio di resilienza per aver cresciuto da sola tre figli dopo la partenza del marito Musheng.

Ma che fine ha fatto quest’uomo? L’idea di partire per andare a cercarlo è di Xiaowei, che a differenza di sua nonna gode di ben poca stima da parte dei familiari ed è inoltre sommerso dai debiti. La decisione di partire per la Thailandia è infatti di natura prettamente economica: si dice che suo nonno abbia fatto fortuna lì, finanziando scuole in tutto il paese e facendosi una seconda famiglia dopo aver abbandonato sua moglie Shurou.

La verità che emerge è però molto diversa da quella immaginata dai protagonisti, mentre una lunga serie di comici personaggi secondari contribuiscono ad alleggerire la narrazione. Al centro del segreto custodito per decenni ci sono i qiaopi, 番批: lettere di corrispondenza familiare e rimesse di denaro inviate dai cinesi d’oltremare alle proprie famiglie rimaste a casa. Un’unica busta che conteneva testo e soldi, il cui valore storico è stato riconosciuto dall’Unesco, che inserito gli archivi dei qiaopi nel Registro della Memoria Mondiale.

I qiaopi

Il successo di Dear You sta contribuendo a ravvivare l’interesse per i qiaopi e per il ruolo che la corrispondenza epistolare ha avuto nella storia della diaspora cinese, soprattutto tra la metà dell’Ottocento e la seconda metà del Novecento. Per decenni, nelle città costiere delle province del Fujian e del Guangdong, migliaia di famiglie hanno atteso con ansia le lettere dei propri cari emigrati all’estero. Quei messaggi, carichi di nostalgia e dolore, erano accompagnate, come detto sopra, da somme di denaro indispensabili per il sostentamento di chi era in madrepatria.

Come riporta un articolo di Asia News, tra 1864 e il 1980 oltre 30 milioni di qiaopi sono arrivate in Cina, portando rimesse per un valore superiore a 10 miliardi di dollari: una somma importante per lo sviluppo del paese, che contribuì alla costruzione di case, scuole, ponti e strade nelle regioni costiere della Cina prima del boom economico degli ultimi decenni. Non sorprende che Pechino ne abbia promosso la memoria per fini politici, presentando le lettere come simbolo di patriottismo ed elogiandone il contributo alla modernizzazione nazionale.

La storia dei qiaopi coinvolge anche quella di chi queste lettere le scriveva per conto dei migranti, spesso analfabeti. Un lungo e approfondito articolo di Sixth Tone (corredato di foto) racconta la storia di Jiang Mingdian, uno tra gli ultimi scrittori di qiaopi ancora attivi nel paese. Lo scorso giugno, si legge sul reportage a cura di Chen Yiru, una anziana donna si è recata alla sua bancarella a Shishi, città costiera nel Fujian, con l’intenzione di inviare una lettera alle sue due nipoti negli Stati Uniti dopo la morte del figlio, loro padre. In una Cina così iperdigitalizzata e connessa, non tutti sono in grado di usare uno smartphone. La donna si è quindi seduta accanto a Jiang, che nelle foto pubblicate da Sixth Tone è ritratto in giacca bianca, occhiali sul naso e sguardo serio, e ha iniziato a dettargli il testo, che l’uomo ha trascritto a mano con cura. Poi, la lettera è stata scannerizzata e inviata in formato digitale.

Il popolo Teochew

Un altro elemento caratterizzante del film è che i dialoghi sono quasi interamente in teochew, dialetto regionale che la maggior parte del paese non comprende. Avrebbe potuto rappresentare un ostacolo alla diffusione del film, ma al contrario, ha contributo a riportare l’attenzione sulla storia e sull’identità del popolo Teochew, originario della regione di Chaoshan, nella parte orientale del Guangdong.

Questo gruppo affonda le proprie origini dagli antichi popoli Minyue della costa sud-orientale della Cina, che nel corso del tempo si sono mescolati con le ondate migratorie provenienti dalla Cina settentrionale e centrale, in particolare durante la dinastia Tang (618-907), che hanno portato con sé nuove tecniche agricole, tradizioni educative e influenze culturali. La peculiare cultura Teochew nasce dall’interazione tra le tradizioni indigene e quelle dei migranti.

Originario proprio di Chaoshan, negli ultimi dieci anni il regista Lan Hongchun ha dedicato altri due film all’identità linguistica e culturale della sua terra. Durante le ricerche e le interviste condotte tra le famiglie della diaspora, ha ascoltato per la prima volta storie sulle “bugie a fin di bene”: casi in cui i parenti continuavano a inviare lettere e denaro a nome di un familiare ormai deceduto, per risparmiare a chi era rimasto in patria il dolore della sua morte.

I Teochew sono stati tra i gruppi maggiormente coinvolti nella diaspora. Come scrive Wee Kek Koon sul South China Morning Post, la scarsità di terreni agricoli, i periodi di instabilità e la vocazione marittima della regione spinsero molti abitanti di quella regione a cercare fortuna all’estero a partire dal XVIII secolo, e ancor di più nel secolo successivo. La destinazione principale è stata proprio il Sud-est asiatico.

Ad oggi, le persone di origine Teochew rappresentano il più numeroso sottogruppo in Thailandia, dove gli huaren ammontano a circa 9,3 milioni di persone, pari a circa l’11% della popolazione totale). A Singapore i Teochew costituiscono la seconda comunità linguistica cinese per dimensione dopo quella Hokkien-Minnan. Anche a Hong Kong la comunità di Chaoshan è grande: il miliardaario Li Ka-shing, magnate fondatore di un impero che spazia dai porti alle telecomunicazioni, è probabilmente la persona di origine Teochew più nota nella regione.

Dal 18 giugno Dear You è arrivato nei cinema internazionali, prima a Hong Kong, Macao, Singapore, Malaysia e Brunei, poi in altri mercati asiatici e occidentali, inclusi Australia, Stati Uniti, Canada e Regno Unito. Il film continua in questo modo a far conoscere l’identità culturale dei Teochew, celebre non solo per la sua tradizione gastronomica, ma soprattutto per la sua lingua. Il teochew appartiene infatti al gruppo linguistico Min meridionale, più strettamente imparentato con i dialetti del Fujian meridionale e di Taiwan che con il cantonese, pur essendo parlato prevalentemente nel Guangdong.