Si ritiene spesso che lo studio di classici e di trattati parecchio datati sia utile solo a comprendere un determinato modo di vivere e percepire le cose in uno specifico periodo storico. Con trattati, poi, che ruotano attorno a tematiche molto definite, come “L’arte della guerra” 孙子兵法 (Sūnzǐ Bīngfǎ) attribuito a Sun Tzu 孙子, si può cadere nell’errore di pensare che siano non solo espressioni di un pensiero lontano – nel tempo e nello spazio – ma anche totalmente estraneo al nostro.

Ne “L’arte della guerra” – testo risalente al VI secolo a. C. riconosciuto come il più antico trattato di strategia militare cinese – ognuno dei suoi tredici capitoli è dedicato ad un aspetto peculiare della strategia bellica, dalle valutazioni strategiche, passando per le strategie d’attacco ed entrando nello specifico di studi sulle manovre da usare e sul terreno da studiare accuratamente per decidere le proprie mosse. Una prima lettura del testo non lascia quasi spazio ad altre interpretazioni, il lettore sarà portato a credere con fermezza che si tratti di un insieme di precetti utili unicamente a sconfiggere il nemico nel campo di battaglia. Eppure, gli insegnamenti in esso contenuti possono trovare riscontro in diversi aspetti della vita di ciascuno e, ad esempio, si può interiorizzare il modo di gestire i conflitti anche quotidiani, con sé stessi e con gli altri, tenendo a mente che la prima vera battaglia è quella che si svolge nella nostra interiorità: senza un’appropriata conoscenza di noi stessi non potremmo vincere alcuna battaglia.

知己知彼,百战不贻; 不知彼而知己,一胜一负; 不知彼不知己,每战必贻。

“Se conosci il nemico e conosci te stesso, nemmeno in cento battaglie ti troverai in pericolo.

Se non conosci il nemico ma conosci te stesso, le tue possibilità di vittoria sono pari a quelle di sconfitta.

Se non conosci né il nemico né te stesso, ogni battaglia significherà per te sconfitta certa”.

E se ancora si ritiene il testo come indissolubilmente legato alle specifiche circostanze in cui è nato (Periodo degli Stati combattenti 战国 “zhànguó”, 453 a.C.- 221 a.C.), forse si può iniziare a comprendere l’importanza del suo messaggio e la sua praticità pensando a come lo stesso Mao Zedong nei suoi Scritti scelti enfatizzò l’importanza di alcuni princìpi in esso contenuti, riprendendone alcuni anche nei quattro slogan coniati sui monti Jinggang, divenuti in seguito un vero e proprio motto durante la seconda guerra sino-giapponese: “Quando il nemico avanza, noi ci ritiriamo! Quando si ferma, noi lo provochiamo! Quando cerca di evitare lo scontro, noi lo attacchiamo! Quando si ritira, noi lo inseguiamo!”

Oggi però i princìpi contenuti ne “L’arte della guerra” rappresentano anche alcune delle basi teoriche su cui si fondano le più importanti regole imprenditoriali, di gestione d’impresa e persino di ruoli, all’interno di un’azienda. Così come in un campo di battaglia l’obiettivo è quello di vincere una guerra e, per portarlo a termine, vi è la necessità di seguire determinate strategie e tattiche, la stessa dinamica si presenta in ambito aziendale: bisogna fare le dovute valutazioni per muoversi in una specifica direzione, quella del successo. Chi combatte fa valutazioni strategiche, pianifica gli attacchi, studia il terreno in cui si muove e i punti di forza o debolezza del nemico per poter trarre vantaggio, tutte azioni riscontrabili oggi nel mondo del business.

夫地形者,兵之助也。料敌制胜,计险厄远近,上将之道也。
知此而用战者必胜; 不知此而用战者必败。

“La conoscenza delle forme del terreno è di grande aiuto in battaglia, saper valutare il nemico e determinare la vittoria, saper analizzare luoghi erti e pianure, luoghi lontani e vicini, […] chi conosce queste cose e dà battaglia sarà certamente virtuoso. Chi non conosce queste cose e dà battaglia sarà certamente sconfitto”.

Molti vertici aziendali hanno fatto fede ad alcuni precetti di strategia militare – non unicamente appartenenti a “L’arte della guerra”, ma riprendendo ad esempio anche i “Trentasei stratagemmi” e “I dodici princìpi del business” di Tao Zhugong – orientandoli verso pratiche manageriali nel settore del commercio. Ne sono un esempio le due famosissime aziende cinesi Huawei e Alibaba.

Prendendo in considerazione Huawei, multinazionale ai vertici del settore delle telecomunicazioni, è stata fondata nel 1987 da Ren Zhengfei 任正非, personalità fortemente influenzata dal pensiero strategico e militaristico anche grazie alla sua esperienza nell’Esercito Popolare di Liberazione. Tra i princìpi da lui adottati sono riconoscibili la “benevolenza” rén , il “potenziale” shì e il “tempismo” jié. Il principio confuciano della benevolenza salta all’occhio analizzando come Ren Zhengfei abbia deciso di acquisire un numero piuttosto basso di quote azionarie per favorire con quelle restanti i suoi dipendenti, assicurandosi così anche il pieno controllo di una forza lavoro disciplinata e stringendo con i suoi dipendenti forti legami, riprendendo così anche il rapporto tra la figura del comandante e il suo esercito:

视卒如婴儿,故可以与之赴深溪; 视卒如爱子,故可与之俱死。

“Tratta i soldati come fossero figli e loro ti seguiranno nelle vallate più profonde.

Considera i soldati come figli prediletti e loro non temeranno di morire insieme a te”.

Potenziale e tempismo sono invece da inserire nel quadro del contesto storico in cui è stata fondata l’azienda: alla fine degli anni ‘80 la politica di apertura e riforma di Deng Xiaoping era già abbondantemente in atto e lasciava la libertà di sviluppare un’attività, in conformità alle nuove direttive governative, a chi aveva la capacità di cogliere tempestivamente le opportunità date da quel periodo di transizione e di adattare la propria forma ai cambiamenti circostanti.

Non c’è da stupirsi quindi se il business moderno e contemporaneo stia riponendo da diverso tempo una grande attenzione alla filosofia cinese nella sua totalità, ritenendo che riesca a fornire soluzioni pratiche a problemi importanti, e a tutti quei precetti applicabili nei campi della motivazione, dell’organizzazione e della leadership che vanno a formare quell’ “arma vincente” che conduce alla vittoria.

di Sara Colaiaco e Claudia Comite*

*Studentesse della magistrale in Lingue e civiltà orientali presso “La Sapienza” di Roma, su Instagram Facebook curano la pagina La Piccola Via della Seta, cui è correlato l’omonimo blog su WordPress, con il fine di contribuire ad una maggiore divulgazione e comprensione della cultura cinese