In occasione dei 40 anni dalla creazione della prima zona economica speciale, il presidente cinese Xi Jinping si è recato nel Guangdong e a Shenzhen, simboli delle «aperture e riforme» di Deng Xiaoping. Xi Jinping, però, è andato nel sud del paese per celebrare e probabilmente dare il colpo finale a quel processo che ha portato alla creazione della «fabbrica del mondo». La nuova parola d’ordine infatti è «doppia circolazione» che tradotto significa mercato interno e autarchia.

Xi Jinping lo ha specificato: «È necessario promuovere la formazione di un nuovo modello di sviluppo in cui il grande ciclo domestico sia il corpo principale e nel quale la doppia circolazione si promuove a vicenda». Xi Jinping, in pratica, si prepara a sancire un passaggio storico della Cina, da luogo di produzione a luogo di consumi.

Il momento nel quale questo processo verrà scolpito nella storia cinese sarà il Quinto Plenum del 19esimo Comitato centrale del Partito comunista previsto per il 26 ottobre, quando verrà varato il nuovo piano quinquennale insieme a un programma, Vision 2035 che porrà le basi per il disaccoppiamento (il decoupling) dell’economia cinese da quella americana.

Questo non significa che il decoupling avverrà, anche perché l’incognita delle presidenziali americane non è ancora sciolta; significa che la Cina si prepara a questo evento indicando alcune direttrici: aumento del mercato interno, con messaggi molto chiari a chi produce per l’esportazione (producete per il nostro mercato) e autosufficienza, specie tecnologica. Le conseguenze di tutto questo non sono ancora prevedibili ma indicano un sicuro aumento del ruolo dello Stato in questo processo, come del resto la politica di Xi Jinping fino ad oggi ha ampiamente confermato.

La chiave di questo passaggio è il concetto di «doppia circolazione», espressione usata ormai da mesi da Xi Jinping e resa ancora più urgente dall’emergenza Covid. Su Ispi Filippo Fasulo ricorda che «il termine cinese è lo stesso utilizzato quando si parla di circolazione sanguigna. In parole più semplici, viene messa in relazione l’integrazione globale – la circolazione esterna – con i consumi domestici – la circolazione interna.

La dinamica da gestire, dunque, è quella fra una economia dipendente dalle esportazioni e, quindi, dalla domanda internazionale, e un ruolo più ampio accordato ai consumi interni».

Caixin, rivista economica cinese, in un artico lo sulle 5 cose da sapere a proposito della doppia circolazione, ha scritto che «Nell’ambito della transizione al consumo interno, il Consiglio di Stato ha pubblicato linee guida per aiutare gli esportatori a vendere merci sul mercato interno. Ma non sarà facile per loro cambiare marcia rapidamente e soddisfare le abitudini di acquisto in rapida evoluzione e i gusti dei consumatori».

La chiamata al Plenum del Politburo, intrisa di riferimenti maoisti («guerra prolungata», «autarchia»), indica la volontà di cambiare passo, come registra da Willy Wo-Lap Lam sul sito della Jameson Foundation: «In quanto studioso riconosciuto di Mao, Xi ha contrastato la sfida dell’amministrazione Trump enfatizzando il valore maoista di ziligengsheng o autosufficienza autarchica».

Le tecnologie di base – ha specificato Xi – non possono essere acquistate all’estero. Sarà questo uno dei fulcri di Vision 2035 che, secondo molti osservatori di cose cinesi, potrebbe essere anche il punto d’approdo finale della carriera di Xi da presidente.

[Pubblicato su il manifesto]