Nei guai Zhang Youxia, primo generale e numero due della Commissione Militare Centrale guidata da Xi Jinping, di cui è sempre stato considerato un fedelissimo. Nei guai anche il capo di stato maggiore delle forze armate, al culmine di una vasta campagna anti corruzione che potrebbe avere conseguenze politiche e operative
“Due alti ufficiali sono sotto indagine per gravi violazioni della disciplina”. L’annuncio del ministero della Difesa della Cina è diventato negli ultimi anni quasi una consuetudine per i componenti dell’Esercito. Ma stavolta, nel mirino della campagna anti corruzione c’è il nome più rilevante possibile: il generale Zhang Youxia.
Si tratta del militare più alto in grado di tutta la Cina, visto che è il numero due della potentissima Commissione Militare Centrale, secondo solamente al presidente Xi Jinping. Zhang è uno dei pochi alti ufficiali con esperienza di combattimento reale, visto che ha partecipato alla guerra del 1979 con il Vietnam. Soprattutto, Zhang è considerato il più stretto alleato di Xi all’interno delle forze armate.
Nel 2022, il Partito comunista aveva ignorato i consueti limiti di età per la sua promozione, già 72 enne, ai vertici della gerachia militare. Ma il suo rapporto con Xi va indietro fino alla collaborazione tra i rispettivi padri, entrambi veterani della guerra civile tra Mao Zedong e il Kuomintang. Zhang è stato uno dei più grandi sostenitori della radicale riforma dell’esercito imposta da Xi e negli anni ha occupato posizioni chiave nei progetti di esplorazione lunare e nello sviluppo degli armamenti. Forse è proprio quest’ultimo ruolo ad averlo messo nei guai, come accaduto negli scorsi anni a Li Shangfu, ministro della difesa rimosso insieme al suo predecessore.
Sotto indagine anche Liu Zhenli, capo di stato maggiore ed ex comandante delle forze di terra dell’esercito. La notizia rappresenta lo sviluppo più clamoroso di uno scandalo più ampio, pochi mesi dopo la rimozione di He Weidong, numero tre della Commissione militare, e di un’altra raffica di generali.
La campagna sta rallentando l’acquisto di armamenti avanzati e creando incertezze operative all’interno dell’esercito. Da decifrare le conseguenze politiche. C’è chi immagina una battaglia interna che potrebbe in parte scalfire il potere di Xi. Ma molti altri sostengono che, come dimostrato in passato, le purghe finiranno per rafforzare ulteriormente la sua presa.
Quanto emerso domenica, il giorno dopo la notizia dell’indagine, aggiunge elementi assai rilevanti. Un editoriale del PLA Daily (organo ufficiale dell’Esercito Popolare di Liberazione) chiarisce che non si è trattato solo di corruzione.
Lui e Liu Zhengli (capo di stato maggiore) avrebbero “gravemente tradito la fiducia e la pesante responsabilità affidata loro dal Comitato Centrale del Partito e dalla CMC. Hanno gravemente calpestato e sabotato il sistema di responsabilità del presidente della CMC (cioè Xi, ndr), hanno gravemente alimentato problemi politici e di corruzione che incidono sulla leadership assoluta del Partito sull’esercito e mettono in pericolo le fondamenta del potere del Partito, hanno gravemente danneggiato l’immagine e il prestigio del gruppo dirigente della CMC, e hanno gravemente colpito le fondamenta politiche e ideologiche dell’unità e dello spirito combattivo di ufficiali e soldati”.
Tradotto: Xi vedeva Zhang come una minaccia (reale o potenziale) alla sua autorità all’interno delle forze armate. Il risultato più concreto e immediato è che Xi resta quasi da solo alla guida della Commissione Militare Centrale, visto che negli scorsi mesi (e anni) erano stati rimossi altri alti ufficiali, a partire dal numero tre He Weidong. Con Xi, l’unico componente “in uniforme” resta ora Zhang Shengmin, figura rilevante dell’anticorruzione e nominato vicepresidente solo al IV Plenum di ottobre. Questo scenario, come evidenziato da molti analisi, pone dubbi sulle capacità operative dell’esercito e il suo processo di sviluppo, in vista del centenario del 2027.
Allo stesso tempo, significa anche che Xi ha ora un controllo pressoché totale delle forze armate. Questo può influire non solo sulle dinamiche legate all’esercito, ma anche sul panorama politico più ampio. Nell’autunno del 2027 si svolge il XXI Congresso del Partito comunista, che potrebbe dare a Xi il quarto mandato. Già il XX Congresso ha di fatto archiviato la tradizionale logica delle fazioni interne al Partito, la rimozione di una delle poche figure senior rimaste ai vertici della gerarchia potrebbe assicurare un percorso più semplice per Xi in vista dell’appuntamento del 2027 (su cui i giochi, come sempre, si fanno prima).
Manoj Kewalramani aggiunge una riflessione che riguarda la successione di Xi, che avverrà in territorio inesplorato visto il superamento di diverse pratiche precedenti: “Una nuova leadership dell’Esercito, leale personalmente a Xi, priva di status da pari e frammentata, sarebbe molto meno capace di contestare le sue decisioni. In questo senso, l’epurazione di Zhang potrebbe non riguardare solo il consolidamento del controllo nel presente, ma anche la gestione preventiva della successione futura in modo che, quando arriverà il momento, la scelta del successore, le modalità della transizione e la sequenza dei ruoli restino saldamente nelle mani di Xi”.
Di Lorenzo Lamperti
Classe 1984, giornalista. Direttore editoriale di China Files, cura la produzione dei mini e-book mensili tematici e la rassegna periodica “Go East” sulle relazioni Italia-Cina-Asia orientale. Responsabile del coordinamento editoriale di Associazione Italia-ASEAN. Scrive di Cina e Asia per diverse testate, tra cui La Stampa, Il Manifesto, Affaritaliani, Eastwest. Collabora anche con ISPI. Cura la rassegna “Pillole asiatiche” sulla geopolitica asiatica.

