Dal principio fu la Trade War. Adesso anche la questione di Hong Kong è entrata definitivamente nel raggio d’azione del braccio di ferro tra Pechino e Washington. Eppure nonostante questa poco idilliaca situazione internazionale, TikTok, l’app cinese da 2 miliardi di utenti,  è letteralmente invasa da centinaia di migliaia di video di giovani ragazzi americani ed europei dove inneggiano alla Cina e al Presidente Xi Jinping, con tanto di inno nazionale cinese di sottofondo. Alcuni, più audaci, avendo leader cinesi alle spalle, cercano di dare loro un bacio. Ma cosa sta succedendo nel concreto?

Per quanto possa sembrare assurdo, tutto è nato negli Stati Uniti senza intermediazione alcuna della propaganda cinese. A dire il vero, come accade per molte realtà digitali virali nel web, dietro non vi è una reale spiegazione se non una: la ricerca di visibilità. Essendo TikTok un social network che vive di visualizzazioni, la ricerca costante di pubblico è un mantra per chi si affaccia a questa app i cui utenti sono per lo più giovanissimi.

Uno dei “pionieri” di questi post con hashtag #ilovechina è il 19enne Mat Norris. Nonostante i suoi +9000 follower, il giovane tiktoker americano ha di recente notato un  netto calo di views da parte dei suoi seguaci ed ha quindi deciso di correre ai ripari. Perché cominciare a pubblicare post contrassegnati da bandiere cinesi ed inni comunisti? Anche la scelta del soggetto segue la logica dei social network e dei loro algoritmi.

Come dichiarato dal giovane Mat “essendo TikTok una app cinese ho pensato di utilizzare elementi che potessero fare entrare il mio canale nell’algoritmo dell’app”. E così è avvenuto. Sostanzialmente Mat Norris ha sfruttato la “cinesità” del social cinese andando a pescare, possibilmente, proprio in Cina visualizzazioni o un pubblico affine al mondo Cina. Il suo video postato il 12 aprile dove dice in un mandarino assai fluente “Adoro la Cina…Il Presidente è il mio migliore amico” è diventato uno dei post più cliccati. Norris ha ammesso di aver fatto ciò per raccogliere click, ma anche per far riflettere sulla propaganda cinese.

Il problema è che molti, soprattutto cinesi anche studenti che vivono all’estero, pensano che questi post siano mossi da una genuina e sincera ammirazione per il Dragone. Forse per alcuni utenti potrà essere vero, ma è difficile che ragazzi anche di 15 o 17 anni inglesi, spagnoli o canadesi la pensino realmente così. Molti hanno dichiarato che è solo una presa in giro, mentre altri “solo perché è di moda”.

Tuttavia, riguardo questa questione, due sono i principali punti di riflessione. Il primo riguarda quante persone hanno realmente utilizzato l’hashtag #ilovechina. Nonostante questo sia diventato virale, è stato postato “solo” da 50 milioni di persone in un arco di tempo di circa due mesi, assai pochi per una app che conta 2 miliardi di utenti. Inoltre questi video hanno avuto un’accoglienza assai tiepida. Nonostante molti siano i giovani che si sono approcciati a questo tipo di rappresentazioni, dati alla mano i video hanno avuto meno successo rispetto ad altri. “Non vedo il senso di tutto ciò. E’ come se in Cina qualcuno cantasse l’inno americano. Ma perché”? Dice un utente. Viaggiando su TikTok, la maggior parte dei commenti riporta infatti un giudizio di genuina perplessità.

Se da una parte questi “I love China” post possono essere l’ultima trovata degli utenti per diventare virali e “decifrare” gli algoritmi di TikTok, dall’altra è l’ennesima spia di come TikTok faccia ancora fatica a prendere le distanze da Douyin, la mother app cinese del social network.

Sicuramente Douyin (e con lei TikTok) è la compagnia tech del Dragone più internazionale in assoluto. Alcuni esperti la considerano addirittura l’app meno cinese del digital di Pechino. La scorsa settimana l’app ha assunto un ex dirigente Disney come nuovo CEO per saldare definitivamente il dominio internazionale di TikTok. Sicuramente  il social network vive costantemente tra l’incudine e il martello, tra mercato cinese e quello internazionale. Tuttavia nonostante le recenti speculazioni che hanno visto TikTok al centro di diatribe con i legislatori statunitensi, gli utenti sembrano ancora essere consapevoli della sua relazione con ByteDance e quindi con la Repubblica Popolare. Eppure, nonostante ciò TikTok continua a macinare numeri e successi e davanti al guadagno, anche un meme satirico irriverente nei confronti della leadership cinese, può passare in secondo piano.

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