Carlo V fu uno dei protagonisti della storia europea della prima metà del Cinquecento. Tra abili e spregiudicate politiche ad una serie di coincidenze fortuite, si trovò a governare su un impero che, come amava ripetere il sovrano, non tramontava mai il sole. Parafrasando questa famosa frase, anche in Cina c’è un monarca che governa su vasto regno che si estende ai quattro angoli del pianeta: Tencent. Dal cercare un vestito sul portale Farfetch al guidare una Tesla financo ricevere notifiche da Reddit per non parlare dei videogiochi, ebbene tutte queste esperienze sono collegate al gigante cinese di Shenzhen.

Da quando il colosso di Shenzhen creò nel lontano 2008 una sua unità di investimento, la società ha investito denaro in 861 startup superando addirittura la nipponica SoftBank e creando così un vero impero. Dalle macchine elettriche al gaming, dall’e-commerce all’intrattenimento per passare al retail non c’è settore dove non vi sia almeno una partecipazione di Tencent. Il gigante cinese è pressoché ovunque, in patria quanto all’estero e neanche la pandemia ha frenato questa tendenza. Secondo la società di analisi ITjuzi, Tencent ha avviato dei round di investimenti in oltre 170 startup solo nel 2020 surclassando la nipponica SoftBank e l’eterno competitor connazionale Alibaba. La cosa sorprendente è che qualsiasi cosa Tencent tocchi – o almeno la quasi totalità – si trasforma in un successo. Tra le storie più eclatanti vi è il caso Kuaishou, la short-video app rivale di Douyin. Tencent, credendo da sempre nel progetto, è arrivata negli anni ad acquisire il 21.6% delle azioni di Kuaishou i cui ricavi sono aumentati del 161% una volta che la startup ha debutto nell’ hub  finanziario di Hong Kong questo mese.

UNA GALASSIA DI INVESTIMENTI – Kuaishou incarna perfettamente la strategia di investimento di Tencent ed attraverso questa politica il colosso è riuscito a penetrare in più settori contemporaneamente anche in modo preponderante. La società è il maggiore azionista di JD.com, la seconda piattaforma e-commerce cinese, con la quale ha anche co-investito in Farfetch con sede a Londra lo scorso anno. Il gaming è uno dei core business di Tencent che dal settore ricava il 30% dei suoi utili, ma il traguardo non sarebbe stato tale senza l’acquisizione di alcuni dei migliori sviluppatori di videogiochi come Riot Games ed Epic Games, senza contare che ha una quota di minoranza dell’americana Activision, la casa che ha sviluppato giochi epici come Call of Duty. Eppure la fame del colosso di Shenzhen è tale che ha persino comprato il 5% di Tesla nel 2017.

“Investire è una delle strategie principali dell’azienda, nonché un segmento di business chiave”, ha detto Martin Lau, Presidente Tencent, in una conferenza lo scorso anno. “Continueremo ad espandere gli investimenti dell’azienda focalizzando la nostra attenzione nel retail intelligente. Potenzieremo anche i nostri investimenti all’estero per mostrare la forza di Tencent sulla scena mondiale e per connetterci maggiormente con gli imprenditori d’oltremare”, ha affermato Martin Lau.

Rimane tuttavia una grande incognita che riguarda il settore della distribuzione e del retail. A fine 2019 gli addetti del settore avevano registrato una vera “acquisition war” che ha visto Alibaba e Tencent contrapporsi a colpi di compravendite. Per ora Tencent investe in molti settori, ma la verità è che i due colossi del Dragone hanno alle spalle una politica di investimento totalmente diversa.

TENCENT E LA SUA “SOFT ACQUISITION POLICY” – Alibaba preferisce da sempre singole e mirate operazioni dove nel tempo ha sborsato ingenti somme di denaro per avere un pacchetto di maggioranza all’interno della proprietà entrata nel mirino di Jack Ma. Al contrario Tencent ha da sempre optato per un approccio più soft, ma di più ampia portata con piccole e più numerose iniezioni di denaro in cambio di partecipazioni di minoranza, con l’opzione di aumentare la partecipazione anno dopo anno se la compagnia in questione potrebbe essere interessante per il business della compagnia di Shenzhen.

Per Alibaba, la spinta verso il settore del retail è un ingranaggio essenziale nella costruzione del suo regno e-commerce dove dietro vi è l’ambizione di plasmare il futuro del commercio, non solo cinese, secondo il modello del colosso di Hangzhou. Una mission nella quale Jack Ma sembra aver avuto fin troppo successo, ma alla luce della voracità di Alibaba le diverse compagnie hanno iniziato a diffidare dell’ingerenza del gigante di Hangzhou negli affari aziendali. Ecco quindi che la filosofia di una “soft acquisition” da parte di Tencent è sicuramente un’alternativa assai attraente per molti player. Che siano aziende operanti nel retail o nel gaming, Tencent pone sul piatto due fattori chiave cui è difficile rifiutare: da una parte la volontà di non interferire nelle partecipate, dall’altra il mettere a disposizione l’immenso portale di WeChat e il suo enorme bacino di utenti.

Secondo Matthew Brennan, fondatore della società di consulenza China Channel, l’approccio relativamente indiretto di Tencent può essere attribuito all’esperienza e alle personalità di due dei principali responsabili delle decisioni dell’azienda: Martin Lau, che oltre ad essere Presidente ne è anche il Direttore esecutivo, e James Mitchell, Chief Strategy Officer. “Sia Martin che James ragionano con una logica da banca di investimento piuttosto che gestire il tutto focalizzandosi su singole e grosse operazioni”, spiega Brennan. “Gran parte della generazione di profitti di Tencent risiede ancora nei videogiochi, un settore dove la posta in gioco è più ampia e quindi vi è la necessità di una supervisione maggiore. Tuttavia, quando parliamo di investimenti in altre compagnie Tencent si fida totalmente della gestione esistente, assumendo volutamente un ruolo decisionale meno attivo”.

IL LOW PROFILE CHE PIACE AI PARTNER STRANIERI – Tencent è infatti nota in Cina per una gestione aziendale decisamente sui generis dove a regnare sono una generale mancanza di coesione e collaborazione tra le diverse unità. Questo  è sempre stato visto come una debolezza dell’azienda tanto che alla fine del 2018, i vertici di Tencent annunciarono la necessità di una radicale ristrutturazione organizzativa nel tentativo di riformare questo modus operandi in cui piccoli team competevano ferocemente internamente, mentre la collaborazione era notoriamente scarsa.

Che in Tencent vi siano interi dipartimenti che operano in totale autonomia e spesso in totale conflitto l’uno con l’altro non è certo un segreto. Emblematico l’esempio della divisione di sviluppo software e videogiochi. Dal principio la direzione riteneva che questa competitività fosse centrale e necessaria per il team di sviluppatori per creare app di grande successo come WeChat e QQ, ma sarebbe meno favorevole agli obiettivi futuri di Tencent, incentrati sui servizi cloud, AI e soluzioni di impresa. Nonostante i buoni propositi, Tencent continua ancora ad operare a compartimenti stagni. Ed il motivo è proprio la sua politica sugli investimenti.

I vertici aziendali si sono infatti accorti che questi “aspetti negativi” in patria, sono un vantaggio non da poco nell’attuale clima geopolitico internazionale, se una azienda cinese ha intenzione di investire oltre Muraglia. Il forte controllo piramidale e verticistico di colossi come Huawei o altre realtà hanno portato a problemi di fiducia ed un generale scetticismo dei partner stranieri, senza contare che la strategia che vede come fine ultimo l’acquisizione totale delle partecipate – vedi Alibaba – sta trovando sempre di più la reticenza delle autorità quanto dell’opinione pubblica del paese dove opera l’azienda presa di mira.

Al contrario la scelta di Tencent di acquisire quote di minoranza e di mantenere un low profile è diventata una scelta strategica cui il colosso non sembra rinunciare. Ed ora Tencent sembra aver fatto scuola tanto che Alibaba e ByteDance sembrano seguire, almeno di recente, il sentiero segnato da Pony Ma. E per il futuro? Martin Lau è stato chiaro: “Tencent continuerà ad investire all’estero”. Con acquisizioni praticamente in ogni angolo del mondo, sull’impero di Tencent sembra non tramontare mai il sole, bisogna ora vedere se il colosso di Shenzhen riuscirà a tenere unito il suo vasto regno.

Di Stefano venza*

*Giornalista freelance con background in lingua e cultura cinese. Nuotatore professionista, nel tempo libero segue da vicino le vicende hi-tech del Dragone, viaggiando sempre a cavallo tra Oriente ed Occidente.

[photo credit: @Reuters]