C’è un nuovo sceneggiato che ha investito i social del Dragone. Dimentichiamoci le dorate ambientazioni degli sceneggiati storici di epoca imperiale o i melodrammatici, quanto politici, drammi storici.  一家人之名, meglio conosciuto alle nostre latitudini come “Go Ahead”, è il C-Drama (acronimo per Chinese Drama) del momento. Trasmesso sul canale della Hunan Television ad inizio agosto, e portato sul web dalla piattaforma di video streaming iQiyi, “Go Ahead” ha fatto parlare di sé non solo nel Dragone. Puntata dopo puntata è diventato uno dei principali hot topic di Weibo ed il format è un successo anche in Corea e Giappone. Persino in Occidente sta avendo un buon seguito.

La storia è  incentrata su un piccolo nucleo familiare di cinque persone, non tutte legate da legami di sangue tra loro, eppure ognuno da una mano all’altro come in una grande famiglia allargata. È una storia di amore familiare, lotte, difficoltà, abbandoni e compromessi. Protagonisti sono due padri single ed i loro figli. Il primo, Lin Heping, poliziotto, abbandonato dalla moglie a causa dei continui litigi, si troverà da solo a crescere il suo unico figlio Ling Xiao. Al contrario Li Haichao, un cuoco rimasto vedovo, dovrà badare sia alla figlia naturale Jian Jian e al bambino He Ziqiu, figlio di una donna che gli lascerà in affido per poi scomparire.

Ben recitato, con battute calzanti a ritmo elevato, la tensione scenica sembra alzarsi puntata dopo puntata. Vecchie glorie del piccolo schermo cinese si trovano al proprio agio a recitare con i nuovi idol del momento. Eppure sullo sfondo dello storytelling di “Go Ahead” è il cambiamento tout court della società cinese ad essere forse il vero protagonista. Ed in un certo senso è anche il motivo principale del suo successo.

Un dramma che guarda al cuore delle persone. Per la prima volta “Go Ahead” mostra un lato della vita che non vediamo molto nelle produzioni dell’estremo oriente: la lotta quotidiana nella nostra intimità. Molti netizen si sono rappresentati in questo o quell’altro personaggio durante il districarsi delle puntante. “I miei genitori litigavano ogni giorno. So cosa significa vivere in una famiglia turbolenta”, racconta Peng Bofan, 28.

Tre giovani anime, spezzate in profondità dal loro passato doloroso, si uniscono per creare una nuova casa, una nuova vita ed una nuova felicità. L’amore è l’unica cosa che li lega insieme. Dai loro amorevoli padri, anche adottivi, ognuno ha una storia che solo loro possono raccontare. Nessuno è buono così come nessuno è malvagio.

Anche la colonna sonora rispecchia questo viaggio nell’intimità del singolo. Hunan Tv ha infatti affidato a Mao Buyi il compito della scrittura delle musiche di apertura. Una scelta che non ha sorpreso chi conosce gli ambienti musicali cinesi.

Ex infermiere, Mao Buyi è salito alla ribalta della scena discografica del Dragone nel 2017 durante il contest televisivo The Coming One (明日之子). “La sua musica parla al cuore delle persone” ha detto di lui la star cinese Hua Chenyu. Ed è vero. Mao Buyi, a differenza di altre pop star cinesi parla di emarginazione, depressione, ansia del successo, solitudine e senso di fallimento. Tematiche raramente affrontate nel C-Pop e tristemente sempre più presenti in una società dove cinismo ed individualismo, a volte esasperato, hanno avuto ripercussioni importanti sulle singole persone.

Importante ruolo è quello delle donne. Benché entrambe le madri abbandonino i loro figli, chi per un motivo e chi per un altro, il telespettatore, nonostante una iniziale condanna, non potrà che provare una certa empatia per loro. Anche le donne, in una Cina moderna, devono vivere le loro vite e realizzare i loro sogni. “L’altra metà del cielo è sostenuta dalle donne”, diceva Mao. Dalle ayi che amorevolmente cercano di dare consigli ai giovani, alle madri che scappano da una condizione a loro non favorevole, la donna che viene messa in teleschermo è forte e decisa ad intraprendere il proprio percorso di vita.

Tuttavia è anche fragile. Fragile nel non accettare in maniera servile il ruolo di angelo del focolare domestico, fragile e sola nel vivere il dolore durante la scelta dell’abbandono dei figli.  “Go Ahead” presenta donne che sanno sicuramente cercare ciò che vogliono e che antepongono – forse egoisticamente? – la propria felicità ad una personale realizzazione. Ma a quale prezzo? In un perfetto binomio di buono e maligno di insegnamento daoista, la verità è sita sempre nel mezzo.

I due padri single come una vecchia coppia omosessuale sposata. Solo chi ha vissuto in Cina ed ha visto da vicino la cultura, può rimanere sbalordito dal livello di comprensione, legame e amore che gli sceneggiatori hanno mostrato in questa serie. Chi ha amato chi, chi ha sofferto quanto e chi ha sopportato più dolore, cadono in secondo piano. Ciò che è importante per i protagonisti è la loro presenza l’uno per l’altro e il calore dell’amore che agitano insieme e nella separazione, che continuano a dare loro speranza nei loro giorni freddi e bui.

Un legame di pietas e solidarietà che si avvicina molto ai canoni confuciani da sempre insiti nel modus vivendi dei popoli dell’estremo oriente. In questa ottica interessante il ruolo svolto dai due padri single. Tanto che molti netizen, soprattutto attivisti della comunità LGBTQ cinese, hanno descritto il duo come una “vecchia coppia omosessuale sposata”. Non è ben chiaro se la Hunan TV abbia voluto o meno mandare un velato messaggio in questa direzione. Come già accaduto in passato, all’interno delle reti televisive del Dragone l’emittente di Changsha è quella più progressista ed aperta da sempre a trattare tematiche sociali assai delicate.

“Arricchirsi è glorioso”, la Cina di Deng trova la sua massima espressione. La periodizzazione dell’ambientazione dell’intera vicenda è essenziale per capire alcune dinamiche che ruotano dietro la storia. Il dramma ripercorre la vita dei protagonisti dai primi anni 90 fino ai giorni d’oggi. In scena non vanno soltanto quei millennials oggi spina dorsale del motore produttivo cinese, ma specialmente il miracolo economico del Dragone. Benché non venga mai menzionata, la città scelta per le intere vicende è Xiamen, una delle più importanti metropoli del Fujian.

Xiamen negli anni è divenuto una delle Free Trade Zone più importanti del paese nonché uno dei porti commerciali più grandi al mondo. Vera “startup city” e quartier generale di alcuni dei più importanti colossi dell’abbigliamento al mondo come Anta e 360°, la cornice di Xiamen non è quindi del tutto casuale. In scena vanno sì vicende private, ma con il background di una Cina in cambiamento, in crescita economica che da “fabbrica del mondo” si sta trasformando in apripista mondiale nel campo dell’hi-tech. Ed in questa “Lunga Marcia 2.0” dove le Politiche di Riforma e di Apertura (改革开放) volute da Deng Xiaoping hanno reso possibile questa crescita a doppia cifra, il paese è cresciuto economicamente e tecnologicamente, ha elevato i suoi salari rispetto al passato e creato opportunità ed occasioni per ogni persona.

Che il nuovo millennio sia una “open door” anche per Confucio? Sicuramente si. Nell’ultimo ventennio sono stati milioni i giovani per quali il successo personale, non solo economico, veniva percepito come un’aspirazione più che legittima e soprattutto socialmente accettabile. Le politiche economiche hanno sì portato un benessere generale collettivo, ma hanno anche acuito un forte squilibrio sociale. Specialmente tra le aree costiere delle grandi città rispetto all’entroterra del paese. Una sempre più forte competizione individuale ha creato negli ultimi anni un vero vuoto esistenziale e morale, andando ad intaccare quella coesione sociale che da secoli è il collante del popolo cinese.

Quale valori quindi riportare alla collettività per promuovere uno sviluppo più equo? Fermo restando che il socialismo rimane la spina dorsale del PCC, la leadership ha dovuto colmare a suo modo questo vuoto ideologico ripescando proprio dal passato confuciano del Dragone. Lungi da chi scrive entrare nel dettaglio di lunghi dibattiti accademici, ma semplificando all’osso, è indubbiamente vero che la leadership cinese sta riportando in auge auge valori e concetti che si pensavano, solo ufficialmente, superati. Tuttavia mai del tutto scomparsi dal dna della nazione cinese.

Analizzando i discorsi dello stesso Xi Jinping, molteplici sono le citazioni che il presidente rivolge al più grande filosofo e pensatore cinese. A tale proposito centrale è la rivalutazione di una delle virtù confuciane: 孝, xiao, termine generalmente tradotto come “pietà filiale”. Tuttavia la traduzione non collima esattamente con il termine originario. Xiao non ha in fieri quel concetto di pietas cristiana cui noi siamo soliti dare alla parola. Al contrario indica più un “agire etico”, un sentimento di amore naturale. E guardando “Go Ahead” è possibile in qualche modo ritrovare quella virtute confuciana di amore, solidarietà e rispetto nei confronti dei fratelli, anziani e genitori che una società sempre più polarizzata verso se stessa sembra aver smarrito.

Perché quindi vale la pena guardare questo sceneggiato? Per prima cosa per la qualità delle riprese ed accuratezza dei dettagli. Gli sceneggiatori hanno cercato di riprodurre dall’oggettistica agli indumenti quella decade che va dal 1990 al 2000. Infine per la storia in sé. “Go Ahead” permette anche a chi non è avvezzo alla materia cinese un viaggio nell’interiorità dei cinesi di oggi, sullo sfondo di una società in continuo divenire la cui corsa sfrenata ha creato non pochi cortocircuiti e contraddizioni.

Di Stefano Venza*

**Giornalista freelance con background in lingua e cultura cinese. Nuotatore professionista, nel tempo libero segue da vicino le vicende hi-tech del Dragone, viaggiando sempre a cavallo tra Oriente ed Occidente.