La Città Proibita è forse uno dei monumenti più conosciuti al mondo. Passeggiando per le strade di Pechino, o navigando su Weibo, ci saremmo accorti di vedere ritratti di imperatori o famose concubine in pose buffe o con occhiali da sole, ma anche eleganti borse con fini ricami raffiguranti aironi o animali cari alla tradizione cinese.

Ebbene, nonostante i suoi 600 anni di storia, il vecchio Palazzo Imperiale è recentemente diventato virale e “glamour” attraverso i millennial cinesi. La sezione marketing del Museo della Città Proibita ha addirittura creato una gamma di prodotti nuovi, divertenti, ma che strizzano l’occhio alla storia, proprio per soddisfare questi nuovi clienti.

Risultato? Successo di pubblico e di visitatori, per lo più giovani, ma in particolare un aumento considerevole delle vendite dei gadget con il marchio Città Proibita. L’ultimo successo è una gamma di rossetti che, messi online domenica scorsa sul portale del Museo, sono già sold-out.

Alta l’eccitazione dei netizen, tanto che su Weibo c’è già chi si dispera ad aver perso l’occasione. Il più richiesto? Con oltre 3 mila ordini il rossetto “Lang Yao glaze red”. Il prodotto nello specifico si rifà a sei tonalità di rosso liberamente ispirate ai colori dell’arte vasaria cinese. Non solo, la confezione dei rossetti è una vera piccola opera d’arte che rispecchia la raffinata arte tradizionale della porcellana e dei ricami del Dragone. Queste riportano gru, cervi, farfalle e altri motivi dell’arte tradizionale cinese come fiori quali ortensie e crisantemi.

Inoltre, con l’uso della stampa 3D, la confezione presenta al tatto anche la trama del ricamo, che la rende quasi un pezzo unico e delicato. Ma il successo di questa gamma di prodotti non deve sorprendere. Da anni il Museo della Città Proibita rende possibile un vero tuffo glamour nella cultura tradizionale cinese. Il pubblico di riferimento? I millennials.

Oggi i millennials cinesi sono il segmento demografico più importante del pianeta. Quasi la totalità di loro possiede uno smartphone, anche di ultimissima generazione, nonché casa ed auto. Sempre connessi al “villaggio globale”, gran parte delle loro vite ruota intorno alla rete: amicizie, divertimenti persino il lavoro è incentrato sul web.

Questi millennials sono il cavallo di traino della Cina 2.0, di un Paese che si sta modernizzando divenendo un polo high-tech di prim’ordine sul palcoscenico internazionale. I millennials cinesi sono una vera superpotenza dei consumi, divisi tra antichi valori riscoperti, modernità ed orgoglio nazionalistico.

Story of Yanxi Palace, il blockbuster di iQiyi, ha influito notevolmente i consumi. Un esempio la cosiddetta “樱桃小口, small peach mouth” utilizzata dai truccatori del serial è oramai divenuta una moda.

Ed è proprio sulla riscoperta della millenaria cultura cinese, la partita cui i brand stranieri devono giocare il tutto e per tutto per essere competitivi. In Cina i giovani hanno ormai un redivivo interesse per la cultura del Dragone. Con oltre 3 mila anni di storia, la civiltà cinese è una delle più antiche del mondo ed i millennials si sono fatti portavoce di questo orgoglio. Come è possibile vedere nello stile di vita quotidiana e i loro comportamenti di consumi.

Questi ragazzi hanno un vorace appetito di conoscenza e scoperta, cercando anche di dare un significato, in parte “culturale”, ai loro acquisti. In Cina vi è una riscoperta culturale che si riflette sui consumi.

Questo fenomeno della rinascita culturale cinese è supportato dal settore moda della Cina. Come i marchi di lusso stranieri possono prendere parte a questa tendenza ?

Queste giovani generazioni stanno sviluppando un profondo interesse per la cultura storica materiale del loro paese, diventando dei veri esperti riproponendo addirittura l’estetica del passato adattandola ad un gusto moderno. Tante sono le iniziative che vanno nella direzione di questo “rinascimento culturale” e fra questi il Museo della Città Proibita sta offrendo un vero tuffo glamour nella tradizione.

Per prima cosa bisogna costruire una conoscenza più approfondita della cultura e della storia cinese. Uno sfondo culturale superficiale non solo non avrà successo – basti vedere il gigantesco epic fail di D&G – ma potrebbe anche far sì che i millennials si prendano gioco dei marchi stessi sul web. Un vero boomerang in fatto di marketing.

I millennials non si vogliono identificare come 土豪, tuhao, termine che letteralmente significa “patata arricchita” ed indica i nuovi ricchi senza cultura. C’è bisogno quindi di una conoscenza più precisa e profonda, che non deve necessariamente accondiscendere ai millennials, ma li può aiutare a esplorare ulteriormente la cultura cinese.

Rianimare arti e mestieri antichi con l’aiuto di esperti e designer locali, è anche una via da percorrere. Le generazioni cinesi più giovani stanno appena iniziando a scavare nella loro cultura tradizionale, e sono ansiose di scoprire di più.

I marchi del lusso straniero possono sostenere questa rinascita culturale in atto finanziando, ad esempio, programmi culturali, o sviluppando prodotti specifici che possano coinvolgere le eccellenze artigianali locali di qualità, attingendo così al loro specifico know-how.

Un esempio su tutti? Proprio Cartier ha recentemente collaborato con artigiani cinesi per restaurare gli antichi orologi del Museo del Palazzo della Città Proibita. Ed il feedback ricevuto da tali attività è stato più che positivo. Un mecenatismo culturale che va oltre la mera produzione momentanea dell’oggettistica. Questo farà la differenza in futuro.

di Cifnews

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