Gli effetti economici della nuova epidemia di Covid-19 si sono fatti sentire non solo in Cina. Giappone, Corea, Italia e molti altri paesi dovranno rivedere per forza di cose le stime di crescita in negativo per quest’anno. Tuttavia,  tralasciando per un momento le questioni meramente economiche, quali saranno le principali sfide che il Dragone dovrà affrontare una volta passata l’epidemia? Che questa abbia impattato, ed impatterà ancora di più, la società cinese è sotto gli occhi di tutti. La quarantena forzata ha sicuramente provato i cittadini cinese, ma dall’altra ha messo sul tavolo questioni che la leadership dovrà prima o poi affrontare. Gli esperti cinesi si aspettano da Pechino una netta riforma del sistema sanitario nazionale nonché nuove politiche ambientali, senza contare come il modo di lavorare dei cinesi sia profondamente cambiato negli ultimi 50 giorni

1. Remote working: La fine del “996”?

Continua la rivoluzione del remote working in Cina. Nonostante il Dragone stia lentamente ripartendo, ad oggi circa il 60% delle aziende ha uffici chiusi o ha imposto ai dipendenti turni lavorativi per evitare il più possibile possibilità di contagio tra dipendenti. Ad oggi il telelavoro, o remote working, rimane la scelta più congeniale per oltre la metà delle aziende cinesi che vogliono rimanere operative. Il risultato è che oltre 18 milioni di aziende hanno chiesto a 300 milioni di dipendenti di lavorare da casa. Una vera rivoluzione.

Il massiccio cambiamento nella modalità di lavoro per cercare di contenere la diffusione del virus è stato etichettato da alcuni come il più grande esperimento di lavoro da casa del mondo con milioni di accessi dalle abitazioni private. Una novità persino per i cinesi stessi. Infatti le ricerche online per la parola chiave “telelavoro” sono aumentate di 6,25 volte nelle ultime tre settimane. Baidu ha affermato che il numero di utenti attivi giornalieri per il suo servizio Baidu Pan, un disco rigido virtuale simile a Google Drive, è aumentato fino ad oggi del 50% a febbraio.

La vera domanda è tuttavia la seguente, il remote working continuerà anche dopo il passaggio dell emergenza?  Secondo un rapporto di Quartz, i lavoratori si sono lamentati nei primi giorni delle distrazioni, degli orari di lavoro più lunghi e della mancanza di confini tra lavoro e vita privata causati dal lavoro da casa.

Questa la ragione che ha spinto le aziende a promuovere dei corsi aziendali online su come meglio modulare il lavoro da casa. Il remote work prevede un cambiamento sistematico nel comportamento sia del personale che della catena di gestione e decision making. Ciò che viene richiesto è passare da una semplice gestione “top-down” and una gestione con “follow-through support”.  A questo va aggiunto anche un problema di natura tecnologica. La Cina di oggi ha tutti gli strumenti necessari per garantire un efficiente lavoro da remoto, ma questa non sembra essere applicata come dovrebbe.

La maggior parte dei software OA cinesi è infatti progettata per gestire il personale, piuttosto che coordinare informazioni e flussi di lavoro. Non è quindi un caso che al forzato lavoro da casa molti utenti si siano rivolti a piattaforme di coworking come DingTalk (gestita da Alibaba) e WeChat Work. Risultato? Tutte le piattaforme sono andate in blackout per l’enorme mole di utenti. Tuttavia dopo circa un mese di remote working la maggior parte dei lavoratori considera più che positiva questa esperienza. Che sia la fine del modello “996”? Presto per dirlo, ma sicuramente quando tutto il sistema Cina tornerà alla normalità sarà una questione che dovrà essere affrontata dai datori di lavoro. Le due principali ragioni per cui le persone preferiscono il lavoro a distanza sono che la loro posizione di lavoro può essere flessibile e gratuita e consente di risparmiare tempo e denaro sul pendolarismo, secondo una ricerca di ii Media. I due maggiori svantaggi sono la dipendenza da strumenti di lavoro a distanza e un impatto negativo sulla comunicazione e sul coordinamento .

2. Niente auto e fabbriche spente: Il cielo torna blu

Tra i primi effetti della quarantena nazionale applicata da Pechino c’è stato l’abbattimento netto dell’inquinamento. Per la prima volta dall’inizio della nuova Lunga Marcia economica del Dragone, la Cina ha visto il suo livello di polveri sottili ai minimi storici. Niente macchine per strada e fabbriche chiuse. Complice ancora una volta il coronavirus che ha costretto la quasi totalità della popolazione cinese a stare a casa. Tuttavia questo ritorno ad un’aria più respirabile, non sembra essere dispiaciuto ai cinesi. In molti, nonostante la quarantena, sembrano aver apprezzato. Su Weibo utenti residenti in alcune delle aree tradizionalmente note per essere molto inquinate, hanno commentato estasiati questa “novità”. “Sicuramente il Governo dovrà prendere in questione un’accelerazione delle norme ambientali”, ha detto Ding Houzhen, Professore di sociologia della Peking University.

“Pechino sa che la questione ambientale è di massima importanza per la popolazione, molto più della crescita economica e il blocco forzato a causa della quarantena ha regalato ai cittadini un inquinamento ai minimi. Ed i cittadini hanno apprezzato. Dopo l’emergenza sanitaria, come risponderà il governo ai bisogni dei cittadini in un momento cruciale anche per la leadership?” si domanda  Ding Houzhen. In verità con la presidenza Xi Jinping il Dragone ha fatto passi da gigante in tematica ambientale. Il dicastero dell’ambiente occupato prima dall’energico Chen Jining prima, oggi sindaco di Pechino, ed oggi da Li Ganjie è stato sicuramente promotore  di una nuova politica green nazionale. A Zhongnanhai sanno perfettamente che una potenza globale che si rispetti, non può avere tassi di inquinamento così elevati, senza contare che, come sottolineano gli analisti di stato, un ambiente più sano corrisponde a meno malattie respiratorie e quindi meno spesa per lo Stato. I passi in avanti sono stati fatti, ma molto c’è da fare.

3. L’IA entra in corsia: Inizia l’era della smart medicine?

Pechino necessita di una riforma urgente del sistema sanitario. L’emergenza del Covid-19 sembra aver accentuato questa necessità. In particolare il modo in cui i cittadini possono accedere ad esso. Ovviamente in uno stato di dimensioni come la Cina, il nodo non può essere sciolto con velocità. Sicuramente questi mesi abbiamo assistito alla discesa in corsia dell’Intelligenza Artificiale e del 5G. Per la prima volta l’IA ha avuto, e sta avendo, un ruolo fondamentale per la lotta al contagio. Un primo esempio sono l’arrivo di Ping Ping ed An An, la prima coppia di droidi autodisinfettanti messi in corsia dal Guangdong Provincial People’s Hospital. I robot in questione, oltre ad essere a guida autonoma e self-charging, ridurranno il carico di lavoro dei medici nonché  i rischi di infezione. Gli automi sono in grado di aprire le porte, fornire medicine ai pazienti, creare un database per tutti i pazienti nonché filmare e immagazzinare in una banca dati il loro processo di degenza.

Alibaba Health, il braccio di assistenza sanitaria di Alibaba, ha reso disponibili i suoi servizi di telemedicina ai residenti dello Hubei, incoraggiando i pazienti con malattie minori a consultare gratuitamente i medici online, poiché gli ospedali della zona già soffrono di sovraffollamento. Pingan Good Doctor, un’altra azienda di assistenza sanitaria online, con Weibo e WeChat sta offrendo servizi simili.  La telemedicina non è una novità in Cina. Vi sono infatti villaggi remoti dove ancora oggi i cittadini devono guidare chilometri per andare a far visita ad un dottore di base, figuriamoci una visita specialistica. Ebbene la smart medicine permette di ovviare a tutto ciò utilizzando proprio un dottore “da remoto”. Il tutto supportato dalla rete 5G. In Cina nel marzo 2019 è stato realizzato  il primo intervento chirurgico remoto a livello mondiale è stato eseguito con l’ausilio della tecnologia wireless di quinta generazione e sempre la rete 5G ha permesso il veloce dialogo in diretta degli specialisti verso ospedali periferici per meglio fronteggiare o pazienti affetti da coronavirus. Infine come l’IA può fare la differenza alla lotta delle malattie e alla ricerca? Grazie all’apprendimento automatico fornito dall’Intelligenza Artificiale, possiamo leggere decine di miliardi di dati e cartelle cliniche, nonché stabilire le connessioni con i pazienti che hanno o non hanno il virus. Le “caratteristiche” dei pazienti che contraggono la malattia emergono dal processo di modellizzazione, che può quindi aiutarci a indirizzare i pazienti a rischio più elevato.

Allo stesso modo, è possibile costruire automaticamente un modello o una relazione tra i trattamenti documentati nelle cartelle cliniche e gli eventuali passi avanti raggiunti dai pazienti. Questi modelli possono identificare rapidamente le scelte terapeutiche correlate a risultati migliori e aiutare a guidare il processo di sviluppo di linee guida cliniche.

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Di Cifnews*

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