I primi, evidenti segnali del forte attrito nei rapporti tra il gigante dell’Hi-tech cinese e la Casa Bianca erano apparsi già nel marzo di quest’anno quando, sotto pressione americana, il Canada aveva dato il via alle procedure di estradizione riguardanti Meng Wanzhou. Secondo le autorità americane, la direttrice finanziaria (CFO) di Huawei, arrestata a Vancouver durante lo scorso dicembre, avrebbe violato le sanzioni USA imposte all’Iran, intrattenendo relazioni poco trasparenti con Skycom, azienda di telecomunicazioni di Hong-Kong con uffici a Tehran.

La situazione ha assunto tratti drammatici circa quindici giorni fa’ quando, nel contesto della “guerra dei dazi” in atto, Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo volto a bloccare ogni tipo di rapporto commerciale tra aziende americane e aziende straniere ritenute pericolose per la sicurezza nazionale. E’ opinione di molti che il “bando” sia stato disegnato appositamente per fermare l’acquisto di infrastrutture e sistemi, tra cui il 5G in via di sviluppo, prodotti da Huawei, più volte accusata di fare spionaggio per conto del governo di Pechino.

In un primo momento, Google si è trovata costretta a sospendere il rilascio della licenza d’utilizzo riguardante Android alla casa produttrice cinese. In futuro, dunque, i dispostivi Huawei potranno disporre solamente della versione base, open source, del sistema operativo, mancante della maggior parte dei prodotti Google normalmente preinstallati, nonché della possibilità di ricevere e implementare aggiornamenti.

Notizie più rassicuranti riguardano i prodotti attualmente sul mercato che, almeno nel breve termine, non dovrebbero essere colpiti in alcun modo. Se Huawei andrà in contro a sicure ed ingenti perdite in termini finanziari e di immagine, il restante mondo delle telecomunicazioni non è esente da preoccupazioni: dai rivenditori di materie prime ai produttori di componenti di supporto, dai dipendenti americani ai possessori di smartphone fino alla stessa Google, tutti si trovano a fronteggiare un certo grado di rischio ed incertezza.

Forse guidato da simili preoccupazioni, l’esecutivo USA ha successivamente deciso di posticipare l’effettiva entrata in vigore del bando al 19 agosto 2019, senza tuttavia specificare quale sarà lo scenario posteriore alla data.

Se la vicenda si presta ad un’infinità di letture diverse, non sono tuttavia in discussione il grado di sviluppo, diffusione e influenza raggiunti da Huawei nel recente periodo.

Nel 2018 l’azienda cinese ha superato Apple in termini di vendite, registrando ricavi per 108 miliardi di dollari e, prima dei recenti avvenimenti, veniva ritenuta capace di competere alla pari con Samsung.

Parte della riuscita di tale scalata va ricercata nella strategia di sponsorizzazioni e promozione del brand nel mondo dello sport portata avanti a partire dal 2012. Huawei si è infatti impegnata nella ricerca e nella formulazione di accordi con società ed enti sportivi di tutto il pianeta, prediligendo squadre, atleti e competizioni di assoluto livello.

Arsenal, Atletico Madrid, Milan, PSG, Galatasaray, Borussia Dortmund e Benfica sono solo alcune delle squadre europee che hanno associato il proprio nome al marchio cinese. Nel 2014, l’Amsterdam ArenA (o Johan Cruijff Arena), casa dell’Ajax, ha siglato un’intesa volta ad equipaggiare l’impianto con la più grande infrastruttura LAN Wireless dei Paesi Bassi, allo scopo di arricchire ulteriormente l’esperienza del tifoso, fornendo connessione gratuita durante il match. Anche l’Ajax Cape Town, squadra sudafricana, sorella della più rinomata compagine olandese, rientra nel portfolio dei partner.

Mentre in Europa l’ampliamento del pacchetto degli accordi commerciali sembra aver subito una ponderata battuta d’arresto, in zone apparentemente meno “centrali” del globo Huawei mantiene una strategia aggressiva. Indicativo a tal proposito il caso argentino: entrambe le partecipanti alla finale di Copa Libertadores 2018, River Plate e Boca Juniors, protagoniste di una delle più antiche rivalità del calcio mondiale, fanno parte dei partner della compagnia di Shenzhen. Nel Superclasico disputato a Madrid, il marchio Huawei compariva bene in vista al centro della maglia de Los Millonarios.

Tra Sud e Centro America, inoltre, si trovano nella lista club del calibro di Club America (Messico), Santos (Brasile) e Independiente Santa Fe (Colombia). In Asia, Huawei sponsorizza la AFF Suzuki Cup, competizione biennale cui partecipano le nazioni membri dell’ASEAN. In Oceania, I Wellington Pheonix, team neo-zelandese che partecipa all’ Australian League, beneficia dell’accordo di sponsorizzazione più redditizio nella storia del calcio locale, senza preoccuparsi di nascondere che senza gli introiti “cinesi” il club non avrebbe i mezzi per partecipare a competizioni di primo livello.

La Federazione Norvegese di Sci, i Canberra raiders, squadra australiana di rugby, addirittura talk show canadesi a tema sportivo sono alcuni degli snodi della rete globale messa in piedi da Huawei per entrare a far parte delle comunità di tutto il mondo. In Italia, una manifestazione di portata locale quale la Venice Marathon è stata, e sarà rinominata Huawei Venice Marathon durante il periodo 2017-2019.

Il successo di Huawei nel penetrare in mercati lontani e differenti tra loro offrendo un prodotto standardizzato ha le sue premesse nella capacità di legare lo stesso a valori e significati unici, quali quelli che le società sportive incarnano per le comunità di riferimento. Ora resta da capire quali saranno le nuove mosse di Huawei nel promuovere se stessa, al netto della mutata situazione e del conseguente danno d’immagine causato dall’ostruzionismo americano.

di Calcio8Cina

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