Dalla sua fondazione nel 1967, l’ASEAN ha sempre svolto un importante ruolo di stabilizzazione nel Sud-Est asiatico e in Asia orientale in generale. Nata come progetto in funzione anti-comunista per contenere l’avanzata della Cina in Asia, oggi l’ASEAN ha acquisito una nuova centralità nel contesto geopolitico mondiale. Dallo scontro bipolare tra il mondo occidentale e le forze comuniste, oggi infatti il panorama globale è caratterizzato dal confronto tra la grande potenza statunitense e l’emergente colosso cinese. Aumentano le tensioni commerciali e geopolitiche tra Washington e Pechino, e anche a causa della pandemia di Covid-19 le due parti si sono ulteriormente arroccate sulle proprie posizioni. Gli USA vogliono mantenere il loro ruolo di potenza egemone dal punto di vista commerciale, strategico e militare, mentre la Cina, in grande espansione economica negli ultimi vent’anni, intende accrescere la propria influenza strategica e il proprio peso a livello globale. La dimensione commerciale e quella geopolitica sono sempre più intrecciate e il contesto internazionale è oggi caratterizzato sempre più dalla spaccatura tra USA e Cina.

La regione del Sud-Est asiatico si trova oggi al centro di questo scontro per diverse ragioni di natura geografica, geopolitica ed economica.
Dal punto di vista geografico i Paesi ASEAN sono i vicini della Cina, affacciati sul Pacifico, fondamentale area di transito per il commercio globale e in particolare per quello cinese. Basti pensare che circa l’80% del commercio marittimo di Pechino passa per lo Stretto di Malacca tra Malesia, Indonesia e Singapore. L’ASEAN è nel cuore della costa pacifica dell’Asia e rappresenta quindi un avamposto strategico cruciale sia per le ambizioni della Cina che per la strategia degli Stati Uniti nell’Indopacifico.

Con la sua rilevanza geografica, l’ASEAN svolge dunque anche un cruciale ruolo geopolitico. Pechino vuole mantenere buoni rapporti con i Paesi della regione per accrescere la sua influenza nel Pacifico e nel mondo. Gli USA al contrario vogliono contenere l’espansione della Cina e rafforzare la loro posizione in Asia e quindi puntano sui Paesi ASEAN per controbilanciare Pechino. Le nazioni del Sud-Est asiatico si trovano così in una posizione molto delicata, mantenendo però sempre un approccio neutrale sono riuscite finora a bilanciare gli interessi dei due colossi, rafforzando anche il proprio status geopolitico.

Sul versante dello scontro economico e commerciale tra USA e Cina poi, l’ASEAN si trova in una situazione particolare. Negli ultimi anni, per aggirare le tariffe di Washington e Pechino, molte aziende hanno trasferito capacità produttive verso il Sud-Est asiatico (in Vietnam in particolare) con lo scopo di diversificare la produzione e ridurre la dipendenza dalle catene di fornitura cinesi in Asia. Questo trend è stato poi accelerato dalla pandemia, che ha spinto molti governi e aziende a puntare sulla diversificazione della produzione per minimizzare l’impatto di shock globali. Anche dal punto di vista economico quindi l’ASEAN si è trovata al centro dello scontro tra i due colossi, ma con il suo dinamismo e la sua apertura è stata in grado di trovare un equilibrio tra le due parti e addirittura di beneficiare delle schermaglie tra le due potenze.

Consapevoli dell’importanza dei Paesi ASEAN, sia Washington che Pechino hanno investito molto per rafforzare i legami con la regione. Dopo le tensioni della Guerra Fredda, la Cina ha puntato con forza sul Sud-Est asiatico, diventando presto un partner strategico dell’ASEAN e finalizzando un ambizioso accordo di libero scambio agli inizi degli anni Duemila. Dal 2013 poi, con la sua Belt & Road Initiative, la Cina ha indirizzato miliardi di dollari al rafforzamento delle infrastrutture regionali in Asia orientale, aumentando significativamente anche i flussi commerciali con i Paesi dell’area. A conferma di questo rapporto in crescendo, all’inizio del 2020 l’ASEAN è diventata il primo partner commerciale della Cina, scavalcando Unione Europea e Stati Uniti. Inoltre, i cittadini cinesi sono il gruppo più consistente di turisti che ogni anno visitano il Sud-Est asiatico, contribuendo in maniera significativa alle economie di alcuni Paesi che puntano molto su questo settore, come la Thailandia.

Dall’altra parte invece, gli USA sono stati il principale partner dei Paesi ASEAN durante il periodo della Guerra Fredda, ma hanno faticato a ricalibrare il loro ruolo negli ultimi vent’anni. Con il suo “Pivot to Asia” Obama aveva provato a mantenere l’influenza USA nella regione e a bilanciare la Cina puntando sul libero mercato e il multilateralismo con iniziative come il Partenariato Trans-Pacifico (TPP). Trump invece ha optato per un approccio completamente diverso, conflittuale e unilaterale, ritirando gli USA dal TPP e portando avanti una politica di potenza nel continente asiatico, spesso infastidendo i partner del Sud-Est asiatico. Trump non ha mai partecipato di persona agli incontri di alto livello organizzati dall’ASEAN, e ha lasciato per molto tempo vacante il posto di ambasciatore USA presso l’ASEAN, segnalando la scarsa attenzione della sua amministrazione per quell’area del mondo. Tuttavia, l’apparato governativo americano continua a dare grande rilievo all’area dell’Indopacifico, coltivando relazioni commerciali, strategiche e militari con molti Paesi della regione. Biden proverà a recuperare la strategia di Obama e a rilanciare il ruolo degli USA nel Pacifico, ma molto è cambiato rispetto al 2016 e non sarà una sfida semplice per il nuovo governo in carica da gennaio 2021.

Nello scontro tra le due grandi potenze, le nazioni del Sud-Est asiatico portano avanti un approccio neutrale, volto a coltivare i rapporti sia con gli USA che con la Cina con l’obiettivo di non finire schiacciate nella loro disputa bipolare. Con Pechino, i Paesi ASEAN sono aperti al dialogo e alla cooperazione, ma restano (seppur con qualche differenza di approccio) uniti sul versante geopolitico, come nel caso del Mar Cinese Meridionale, dove diverse nazioni del Sud-Est asiatico sono alle prese con delle annose dispute territoriali con il Dragone. Con Washington vale lo stesso discorso, i governi del Sud-Est asiatico sono disposti a dialogare, specialmente sul piano commerciale, strategico e militare, ma non sono disposti a diventare uno strumento della politica estera statunitense nel Pacifico. Assumendo un atteggiamento neutrale nello scontro bipolare tra Cina e USA, l’obiettivo dei Paesi ASEAN è quello di favorire la costituzione di un equilibrio globale multilaterale, non dominato da un determinato attore piuttosto che un altro, ma basato su regole e valori condivisi. Sarà fondamentale infatti per i Paesi del Sud-Est asiatico bilanciare le spinte di USA e Cina per evitare di finire schiacciati tra il martello cinese e l’incudine americana, ed emergere invece come terzo polo orientato al dialogo e alla cooperazione internazionale.

di Tullio Ambrosone*

*Editor di Associazione Italia-ASEAN, media partner di China Files