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Addio Evergrande: delisting in Borsa

In Cina, Economia, Politica e Società by Lorenzo Lamperti

Ufficiale l’uscita di scena del colosso immobiliare cinese dal listino di Hong Kong. Intanto, Pechino e Shanghai rimuovono le limitazioni sul numero di case acquistabili

C’erano anni in cui comprare un’azione di Evergrande significava cavalcare l’onda del sogno cinese. Nei palazzi scintillanti di Hong Kong, nel 2009, il debutto in Borsa del colosso immobiliare attirava folle di investitori: per ogni fortunato che riusciva a mettere in portafoglio un titolo, decine di altri restavano a mani vuote. La Cina costruiva senza sosta, i prezzi delle case salivano a ritmi vertiginosi, e il fondatore Hui Ka Yan era celebrato come l’uomo che aveva saputo trasformare mattoni e cemento in oro.

Oggi, a distanza di poco più di quindici anni, la scena è ribaltata. Le stesse azioni che un tempo andavano a ruba sono state cancellate dal listino di Hong Kong, e il nome Evergrande non evoca più ricchezza e prestigio, ma debiti, fallimenti e promesse incompiute. Il gigante dai piedi d’argilla, simbolo di un’intera stagione economica, si è definitivamente accasciato sotto il peso di 300 miliardi di dollari di passività.

Il delisting, atteso da settimane e ormai inevitabile, segna la fine simbolica di un’epoca: quella del boom immobiliare alimentato da debito, speculazione e crescita vertiginosa. Nel 2017 Hui era l’uomo più ricco d’Asia, con una fortuna stimata in 45 miliardi, messa in bella mostra tra yacht e la squadra di calcio del Guangzhou, alla cui corte si sono succeduti anche Marcello Lippi e Fabio Cannavaro.

Poi è cambiato tutto. Nel 2020 il governo di Pechino ha introdotto regole più severe per frenare l’eccessivo indebitamento degli sviluppatori immobiliari. La cosiddetta politica delle “tre linee rosse”, i cui effetti sono stati imprevedibilmente amplificati dalla pandemia di Covid-19, ha reso evidente la fragilità del modello Evergrande, basato sul rischio finanziario e la costruzione a debito.

Nel 2021 è arrivato il default tecnico, dopo che l’azienda non è riuscìta a pagare gli interessi su alcuni bond esteri. Nel gennaio 2024 l’alta corte di Hong Kong ordina la liquidazione del gruppo, dopo il fallimento di ogni tentativo di ristrutturazione.

Nonostante i tentativi dei liquidatori, Evergrande non è mai riuscita a riprendersi. Il crollo del titolo è stato verticale: le azioni hanno perso oltre il 99% del loro valore rispetto ai massimi del 2017. E la borsa di Hong Kong ha revocato la quotazione, poiché il gruppo “non soddisfaceva nessuno dei requisiti” per riprendere le contrattazioni dopo la lunga sospensione.

Il caso Evergrande non è solo la storia di un’impresa in declino, ma rappresenta la crisi di un intero settore. Il comparto immobiliare ha contribuito per anni fino al 30% del PIL cinese, generando ricchezza per famiglie e governi locali. Il suo collasso ha colpito a cascata le banche, le imprese di costruzione, i fornitori di materiali e milioni di lavoratori. Oggi il mercato immobiliare cinese vive una fase di stagnazione prolungata: i prezzi delle case scendono da mesi, i progetti rimangono incompleti e la fiducia dei consumatori è in caduta libera.

Pechino non ha mai optato per un salvataggio diretto di Evergrande, consapevole che ciò avrebbe alimentato ulteriore speculazione e additandola come esempio di un modello da archiviare. Al contrario, ha cercato di gestire la crisi evitando un crollo sistemico, incoraggiando le banche a concedere credito e cercando di completare la costruzione delle case già vendute.

In questi giorni, è stato fatto un passo più audace: Shanghai e Pechino hanno eliminato i limiti sul numero di abitazioni acquistabili nelle aree suburbane. La decisione viene presentata come una misura per stimolare la domanda e ridurre l’enorme stock di case invendute. Ma in un mercato depresso, i prezzi tendono a scendere e gli immobili finiscono spesso svenduti per fare cassa. Questo scenario attira inevitabilmente chi ha grandi disponibilità finanziarie: famiglie benestanti, società di investimento, gruppi immobiliari minori. Saranno probabilmente loro ad approfittarne per operare acquisti mentre le fasce medie e popolari, già colpite dalle incertezze di questi anni e poco inclini al consumo, rischiano di restare escluse. Una dinamica da capitalismo spinto. Non a caso, i mercati hanno reagito positivamente coi titoli dei costruttori in crescita, su quei listini dove il nome Evergrande è stato cancellato.

Di Lorenzo Lamperti

[Pubblicato su il Manifesto]