Thailandia - Addio mister Red Bull

La storia di Chaleo Yoovidhya, che dal banco di anatre e verdura al mercato ha scalato la lista dei miliardari di Forbes. Tutto merito della sua invenzione, la Krating Daeng. In Thailandia la bevanda dei poveri per antonomasia, in Occidente l'energy drink di culto: la Red Bull.


Chaleo Yoovidhya, il padre della Red Bull, è morto lo scorso 17 marzo in un ospedale di Bangkok.
Nato 88 anni fa nella provincia di Phichit, nel nord della Thailandia, da una famiglia di origini cinesi che si arrabattava allevando anatre e vendendo frutta, Chaleo è uno di quei thai-cinesi che, con enormi sacrifici, grinta, e una buona dose di ingegno, da niente sono arrivati a diventare i padroni dell’economia del Sudest asiatico. 

E, nel caso di Chaleo, persino uno degli uomini più ricchi al mondo: il 205esimo secondo la rivista Forbes.

L’avventura imprenditoriale di Chaleo inizia quando, giovanissimo e senza alcun titolo d’istruzione superiore, parte alla volta di Bangkok per unirsi al fratello che aveva trovato un impiego presso una farmacia.
Da lì, l’idea di produrre antibiotici in proprio con un laboratorio arrangiato in un vecchio quartiere della città, e quindi quella di seguire i passi di aziende come la giapponese Taisho Pharmaceutical che in Thailandia produceva una bevanda ricca di caffeina in grado di alleviare la fatica fisica e mentale.

La bevanda di Chaleo, che esce negli anni ‘70 sul mercato thailandese con il nome di Krating Daeng, “toro rosso” in lingua thai, riscuote un enorme successo tra i muratori pagati alla giornata per costruire la nascente tigre del Sudest asiatico e i camioninisti che passavano le nottate a combattere la sonnolenza al volante, e si estende rapidamente sul mercato asiatico.

Ma la vera svolta nella vita di Chaleo arriva quando l’austriaco Dietrich Mateschitz, allora direttore di marketing per un’azienda di dentifrici, scopre la Krating Daeng mentre cerca di combattere gli effetti del jet lag durante un viaggio in Thailandia.

La Red Bull raggiunge il mercato internazionale dopo una prima ventura austriaca nel 1987, e con gli anni diventa la bevanda degli sportivi e degli amanti della vita notturna per eccellenza, al punto che il professor Deshpande della Harvard University la definisce un “fenomeno cult”.

Oggi un successo planetario indiscusso, con una presenza in 160 paesi, una scuderia di Formula 1 di proprietà, e il vanto di avere importato un nuovo trend nella forma delle lattine, presto seguito dal gigante Coca-Cola, la Red Bull non è comunque rimasta priva di controversie.

Occasionalmente bersagliata da critiche per i presunti rischi all’apparato cardiovascolare, la vendita ne è addirittura stata temporaneamente vietata in paesi come Francia, Danimarca e Norvegia.

Inoltre, in barba al fenomeno cult internazionale, in paesi come la Thailandia, la Red Bull non è mai riuscita a scrollarsi di dosso la fama di bevanda di muratori e camionisti, e, malgrado un tentativo di associarla al mondo della muay thai, la boxe thailandese, rimane tutt’oggi la bevanda dei poveri per antonomasia.

A questo si aggiungono gli spauracchi per cui in Thailandia si è soliti sentire senza mezzi termini che una lattina di Red Bull fa morire di infarto e la leggenda che la taurina presente nella bevanda, in realtà prodotta sinteticamente, venga estratta dai testicoli dei tori.

Eppure, nonostante i tanti ostacoli, la bevanda ultraenergetica dal signor Chaleo sembra essersi dimostrata una scommessa vincente, e il suo inventore lascia ai suoi cari un patrimonio che secondo Forbes ammonterebbe a quattro miliardi di dollari netti.

Non ho mai sentito le parole ‘difficile’ o ‘impossibile’ da mio padre,” ha detto recentemente il figlio Sarawudh, “Ha dedicato la sua vita al lavoro e non si è mai lamentato di essere stanco. Amava moltissimo lavorare e a volte lo faceva fino all’una o le due di notte”.
Chissà che, zitto zitto, non tenesse anche lui qualche lattina di Red Bull nel cassetto della sua scrivania…


[Foto credit: torontosun.com]

* Edoardo Siani vive in Thailandia dal 2002. Lavora come insegnante di inglese e di italiano e come interprete per la polizia locale. Sta raccontando gli anni trascorsi in uno slum di Bangkok in un libro.

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