In Cina e Asia - Trump venederà nuove armi a Taiwan

I titoli della rassegna di oggi:

-Trump venderà nuove armi a Taiwan
-Accordi miliardari tra Cina e Arabia Saudita 
-L'ex presidente di Taiwan indagato per fuga di notizie riservate
-Cina: funzionari dissoluti e sovrappeso 
-Sulla Cambogia pesa ancora un debito di guerra da 500 milioni di dollari 
-Deputato filippino chiede l'impeachment di Duterte





Trump venderà nuove armi a Taiwan

L'amministrazione Trump è in procinto di sbloccare la vendita di una nuova partita di armi sofisticate a Taiwan, originariamente stanziata da Obama. Secondo il sito conservatore Free Beacon, la cessione del lotto - che vale 1 miliardo di dollari e comprende missili in grado di distruggere trasmissioni elettroniche provenienti dai sistemi radar superficie-aria - era stata bloccata da qualcuno dell'entourage di Obama, nonostante l'approvazione del Dipartimento di Stato e del Pentagono. Forse per placare l'escalation sul Mar cinese meridionale. Ma, con il ricambio allo Studio Ovale, maggiori e migliori armi di difesa sono in procinto di raggiungere l'ex Formosa. La notizia rischia di influire negativamente sulle relazioni tra Pechino e Washington a circa un mese dalla visita del presidente Xi Jinping negli States. Ancora prima di assumere ufficialmente l'incarico, Trump aveva manifestato l'intenzione di rivedere la posizione americana riguardo il principio «una sola Cina» in cambio di concessioni da parte cinese. Una proposta vista con sospetto oltre lo Stretto, dove parte della classe dirigente taiwanese teme che l'isola venga sfruttata come merce di scambio nelle trattative da Pechino e Washington. Proprio quest'oggi il ministro della Difesa Feng Shih-kuan ha annunciato che il prossimo anno il budget militare verrà portato al 3% del Pil rispetto all'attuale 2%. 

Accordi miliardari tra Cina e Arabia Saudita 


Cina e Arabia Saudita hanno siglato accordi preliminari, dall'energia alla ricerca spaziale, per una cifra potenzialmente pari a circa 65 miliardi di dollari. Sono le prime indiscrezioni sulla trasferta cinese del re saudita Salman, rivelate alla stampa dal viceministro degli Esteri cinese. L'attempato monarca è giunto a Pechino giovedì nell'ambito di una ricca tournée asiatica, mirata a raccogliere partner funzionali alla riforma economica intrapresa da Riyad e che ha tra i primi obiettivi la vendita di quote del gigante petrolifero statale Aramco. Tra i vari memorandum, svettano progetti per la costruzione e gestione congiunta di impianti di raffinazione nei rispettivi paesi. Nonostante il tradizionale disimpegno di Pechino in Medio Oriente, regione finora rilevante sopratutto per le forniture di petrolio, ci sono chiari segnali di un crescente interesse cinese nella regione, in qualità non più di osservatore distaccato ma bensì di stakeholder responsabile. Lo dimostra l'attivismo cinese sul versante siriano e yemenita.

L'ex presidente di Taiwan indagato per fuga di notizie riservate

Martedì scorso, l'ex presidente taiwanese Ma Ying-jeou è stato messo sotto inchiesta per la diffusione di informazioni classificate, relative a un caso di intercettazioni risalente al 2013. Secondo l'accusa, il leader nazionalista avrebbe rivelato agli allora premier e portavoce dell'Ufficio presidenziale dettagli su un'investigazione riguardante presunte attività di lobby da parte dell'esponente dell'opposizione Ker Chien-ming e Wang Jin-pyng, lo speaker del parlamento. Secondo gli esperti, la fuga di notizie si inserirebbe nelle lotte di potere tra fazioni rivali in seno al Guomindang: quella di Ma Ying-jeou dichiaratamente filocinese e quella di Wang, più localista. Il sospetto è infatti che Ma abbia abusato della sua carica per manipolare informazioni riservate al fine di perseguire la propria vendetta politica. L'ex leader del partito nazionalista - che rischia fino a 3 anni di carcere - è il terzo presidente taiwanese «in pensione» a venire incriminato.

Mentre il caso mette fine alla carriera politica di un leader non troppo popolare, gli esperti riscontrano il rischio di ripercussioni più estese sulla stabilità del paese democratico. Da quando la progressista Tsai Ing-wen ha assunto il potere per il Guomindang non c'è stata più pace. Dopo aver lanciato un'investigazione sugli asset del Partito nazionalista, recentemente il DPP ha promesso di fare chiarezza sul giro di vite avviato da Chiang Kai-shek nel 1947 noto come «terrore bianco».

Cina: funzionari dissoluti e sovrappeso

Nonostante l'agguerrita campagna contro le stravaganze, in Cina i funzionari pubblici continuano a godere di una salute meno buona rispetto alla media della popolazione. Una ricerca pubblicata dall'azienda sanitaria iKang rivela che il 57% dei 300mila funzionari presi in esame presenta un livello eccessivo di lipidi nel sangue, oltre la metà è da considerarsi sovrappeso o addirittura obesa. I medesimi valori rapportati alla popolazione generica stanno rispettivamente su un più moderato 41% e 25%. I più malandati sono gli uomini, di cui oltre la metà affetti da fegato grasso, un eccessivo accumulo di lipidi nelle cellule epatiche associato a squilibri del peso e a un consumo eccessivo di alcol. E qui casca l'asino. Secondo un precedente studio, nel 2012 il 20% degli impiegati statali era solito eccedere regolarmente con gli alcolici, un vizio diffuso nel mondo della politica e del business dove le relazioni professionali si stringono davanti a bottiglie di costosissimi distillati. Quello stesso anno un'agguerrita campagna anticorruzione avrebbe cominciato a esigere maggior rigore tra le frange del Partito, ma l'impressione è che negli ultimi tempi un rilassamento delle ferree norme disciplinari abbia riportato in vita le vecchie cattive abitudini.

Sulla Cambogia pesa ancora un debito di guerra da 500 milioni di dollari 

Circa mezzo secolo dopo aver subito i bombardamenti statunitensi, la Cambogia si trova ancora a dover pagare un conto salato: 500 milioni di dollari, ovvero quanto maturato nel corso degli anni sulla base di un prestito iniziale di 271 milioni in generi alimentari concesso da Washington al governo filoamericano di Lon Nol. Salito al potere con un colpo di Stato che depose re Sihanouk con l’appoggio degli americani, nel 1972 Lon Nol si proclamò presidente della Repubblica Khmer e ingaggiò un durissimo scontro con il movimento di guerriglia comunista dei Khmer Rossi, salvo poi optare per l'esilio una volta che questi assunsero il controllo della capitale Phnom Pénh Lon nel 1975. Si stima che circa 500mila cambogiani - di cui molti bambini - abbiano perso la vita sotto i bombardamenti statunitensi, mirati a tagliare i rifornimenti ai comunisti del Vietnam del Nord lungo il Sentiero di Ho Ci Minh. Lo scorso anno il primo ministro Hun Sen si era appellato (invano) a Donald Trump affinché il debito di guerra venisse definitivamente cancellato. «Gli Stati Uniti hanno creato gravi problemi al mio paese e in più ci chiedono anche i soldi», ha dichiarato recentemente alla stampa locale, «Noi non pretendiamo che gli Stati Uniti ci ripaghino per i danni e le distruzioni causate dalla guerra. Vogliamo solo che si prendano le loro responsabilità sul problema del debito». Secondo il premier, quello concesso in forma di prestito è «denaro sporco» servito a finanziare l'acquisto di armi.

Deputato filippino chiede l'impeachment di Duterte

Il deputato filippino Gary Alejano ha chiesto l'impeachment di Duterte per una lunga lista di violazioni, dal conflitto d'interesse all'accusa di guidare squadroni della morte, tutte imputazioni precedentemente negate dal presidente e che il suo portavoce crede siano mirate ad infangare la reputazione dell'amministrazione in carica nell'ambito di una campagna coordinata.  Alejano dal canto suo ha dichiarato di voler dare al popolo filippino la possibilità di contrastare gli abusi e i crimini perpetrati dal potente leader. Oltre 8000 persone sono state uccise da quando Duterte ha dichiarato di voler debellare il problema della droga nel paese asiatico. 


[Fotocredit: Financial Times]

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