In Cina e Asia - Il massimo tribunale cinese si fregia della condanna di attivisti

I titoli della rassegna di oggi:

-La Corte suprema del popolo si fregia della condanna degli attivisti
-Leung Chun-ying nominato vicepresidente della CPPCC
-Pechino vuole espandere il corpo dei marines del 400%
-Nuovi ordini dalla Cina per la linea di moda di Ivanka Trump
-La Cina continua gli sforzi di pacificazione dell'Afghanistan
-Corea del Sud: non si fermano le manifestazioni pro e contro Park 






La Corte suprema del popolo si fregia della condanna degli attivisti


Il risultato più soddisfacente ottenuto dalla Corte suprema del popolo lo scorso anno è stato «salvaguardare la sicurezza dello Stato» grazie all'arresto di alcuni elementi «pericolosi», quali l'avvocato Zhou Shifeng e l'attivista cristiano Hu Shigen. E' quanto emerso dal rapporto annuale presentato domenica all'Assemblea nazionale del popolo, che pone la «sovversione de potere dello Stato» tra le questioni di massima priorità, anche prima della lotta al terrorismo e ai culti religiosi. Zhou e Hu, condannati rispettivamente a sette e sette anni e mezzo di carcere, sono finiti agli arresti nell'ambito del massiccio giro di vite avviato nel luglio 2015. Dei circa 300 attivisti fermati, solo quattro hanno ricevuto una condanna, mentre molti sono ancora in attesa di essere processati. Altro successo del massimo tribunale cinese consiste nell'aver costretto alle scuse quanti hanno recentemente diffamato la memoria di eroi rivoluzionari, mettendo in dubbio i resoconti storici. Proprio la diffamazioni di «martire ed eroi» è stata inserita tra i «reati civili» nell'ambito della revisione della bozza che entro il 2020 dovrebbe portare alla nascita del primo codice civile cinese.

Sempre nella giornata di ieri, Zhou Qiang, presidente della Corte suprema, ha dichiarato che nel 2016 i tribunali cinesi hanno ascoltato 45mila casi di corruzione concernenti 63mila persone - circa un terzo in più rispetto al 2015 - anche se non è chiaro quanti si siano conclusi con una condanna.
Leung Chun-ying nominato vicepresidente della CPPCC


Con 2066 voti a favore, il Chief Executive di Hong Kong Leung Chun-ying è stato nominato vicepresidente della Conferenza politica consultiva del popolo (CPPCC), il principale organo consultivo della mainland. La promozione va letta alla luce degli strenui sforzi mezzi in campo da Leung per contrastare il movimento democratico degli Ombrelli che nel 2014 paralizzò la città, hanno spiegato i funzionari di Pechino. In passato altri leader dell'ex colonia britannica sono stati insigniti del medesimo incarico, ma soltanto alla scadenza del mandato di amministratore delegato. E c'è chi ritiene che la doppia carica infranga quanto stabilito dal motto «un paese due sistemi», in virtù del quale Hong Kong gode di una certa autonomia politica, giudiziaria e culturale. Pesano inoltre le accuse di corruzione circa un dubbio pagamento non dichiarato ricevuto dalla compagnia australiana UGL. 
Leung si appresta a lasciare la guida del Porto Profumato il 26 marzo, quando si terranno nuove elezioni a cui non penderà parte.

Pechino vuole espandere il corpo dei marines del 400%

Secondo fonti del South China Morning Post, la Cina incrementerà il corpo dei Marines del 400%, dalle attuali 20mila unità a circa 100mila. Alcuni dei nuovi membri verranno messi a difesa di alcuni snodi marittimi strategici, come il porto di Djibouti, nel Corno d'Africa, e quello di Gwadar, in Pakistan. L'incremento rispecchia il tentativo di spostare il baricentro dell'esercito cinese dalle truppe di terra (sottoposte a drastici tagli) alla marina, in modo da facilitare le operazioni antipirateria e sopratutto salvaguardare gli interessi commerciali cinesi nell'ambito del progetto nuova via della seta. Naturalmente, nulla toglie che dietro ai conclamati scopi economici e umanitari si nascondano finalità più strategiche legate alla mai riconosciuta «cintura di perle».

Nuovi ordini dalla Cina per la linea di moda di Ivanka Trump


Tra l'8 novembre, data della vittoria di Trump, e il 26 febbraio, più di due tonnellate di camicette da donna in poliestere, 1.600 portafogli in pelle e 23 tonnellate di calzature in arrivo dalla Cina hanno superato la dogana degli Stati Uniti. La merce risulta provenire da tre aziende ( G-III, Mondani Handbags e Marc Fisher Footwear) autorizzate a produrre per conto della linea di moda di Ivanka, la figlia glamour del nuovo presidente americano. Stando al Global Times, una fabbrica di scarpe nel sud della Cina avrebbe ricevuto un ordine di 10mila pezzi per la prossima stagione.

Non sembrano in procinto di sciogliersi i controversi legami tra The Donald e la Cina, accusata di manipolare la propria moneta e rubare posti di lavoro agli Usa, e ciononostante fonte di appetitosi introiti per la famiglia Trump. Proprio di recente Pechino ha approvato 38 nuovi marchi Trump spianando la strada allo sfruttamento esclusivo del brand da parte di Donald Trump e della sua famiglia su una gamma di business che spaziano dagli hotel alle assicurazioni, dai servizi di bodyguard a quelli di escort. Dopo che a febbraio la catena Nordstrom aveva annunciato la sospensione delle vendite della linea della first daughter, Trump in persona e il consigliere Kellyanne Conway hanno invitato i consumatori americani a mostrare il proprio sostegno alla famiglia Trump, già non troppo simpatica ai media internazionali. La pancia del Paese sembra aver obbedito. Secondo quanto riportato in settimana dal Washington Post, febbraio è stato un mese di vendite record per il brand di Ivanka. Proprio di recente Pechino ha approvato 38 nuovi marchi Trump spianando la strada allo sfruttamento esclusivo del brand da parte di Donald Trump e della sua famiglia su una gamma di business che spaziano dagli hotel alle assicurazioni, dai servizi di bodyguard a quelli di escort.

La Cina continua gli sforzi di pacificazione dell'Afghanistan


Lo scorso mese, su invito della Cina, una delegazione di Talebani è stata a Pechino per negoziare. Sher Abbas Stanikazai, direttore dell'ufficio del Qatar, ha guidato un'ambasceria di cinque membri a Pechino. Come spiegato alla stampa pakistana da una fonte interna, «la missione rientra tra gli sforzi messi in campo dall'ufficio politico per instaurare un dialogo con paesi europei, come Norvegia, Germania, Francia, Gran Bretagna, e paesi vicini e regionali». Considerata la prossimità geografica che la lega al turbolento stato dell'Asia meridionale, la Cina sta cercando di intessere il dialogo su più piani. A pochi giorni di distanza dai colloqui con i Taliban, un inviato di Pechino ha raggiunto Kabul per riaffermare il sostegno al governo afghano - l'unico legittimo - mentre tempo prima a Mosca la diplomazia cinese aveva incontrato le controparti pakistana e russa per valutare una sospensione delle sanzioni internazionali contro i barbuti. Un attivismo da leggersi alla luce della ripresa delle violenze nella regione islamica cinese dello Xinjiang e alle incertezze sul futuro impegno regionale dell'amministrazione Trump.
Corea del Sud: non si fermano le manifestazioni pro e contro Park 


Nonostante la destituzione di Park Geun-hye, non si fermano le proteste degli oppositori politici che ora chiedono a gran voce l'arresto della Lady di Ferro, invischiata in un roboante caso di corruzione. Nella serata di sabato, a Seul centinaia di migliaia di persone sono scese in strada per chiedere l'arresto della presidente, esautorata venerdì dopo che la corte costituzionale ha confermato l'impeachment precedentemente votato dal parlamento. Si tratta della ventesima fiaccolata in cinque mesi e arriva a stretto giro dalle manifestazioni davanti al palazzo di giustizia che venerdì hanno fatto tre morti tra i due schieramenti, pro e contro Park. Mentre la marcia degli oppositori si è spinta fino all'ufficio presidenziale, contestualmente i simpatizzanti si sono riuniti davanti al complesso museale del Deoksugung per mostrato il loro supporto a Park e chiedere l'annullamento dell'«ingiusta» sentenza. Dall'annuncio dell'esautoramento le rimostranze hanno assunto sfumature più violente con attacchi contro le stazioni di polizia, mentre il malcontento comincia a riversarsi sul premier Hwang Kyo-ahn, che da dicembre fa le veci del Capo di Stato e si è opposto all'avvio di investigazioni indipendenti. Dalle proteste pro Park potrebbe presto nascere un nuovo partito politico mirato a ristabilire la democrazia nel paese, hanno fatto sapere gli organizzatori che si apprestano a rafforzare le dimostrazioni in previsione dell'anniversario del naufragio del Sewol, episodio per il quale Park è stata accusata di negligenza.


 

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