Wenchan Ban - Tra scimmiotti e India, i film di Chunjie 2017

Il capodanno cinese o Festival di Primavera, come per il nostro Natale, è il momento di picco della presenza nelle sale cinematografiche cinesi. Essendoci ormai in Cina oltre 40.000 schermi circa, è chiaro che i numeri del box-office siano da capogiro. Ma è tutto oro quello che luccica?




Questo è il periodo più caldo per l’uscita in sala, ma anche il più delicato a causa di una competizione feroce; infatti in questa settimana, preclusa ai film stranieri, sono solo una manciata i film che si possono contendere la fetta più grande di una torta che quest’anno, nonostante il recente rallentamento del mercato, è cresciuta del 9,5 per cento.
Ma anche se gli spettatori di tutta la nazione si accalcano nelle sale per i pochi giorni di festa, trainando il mercato, non è certo per la qualità dei film, come evidenziano il bassi rating sulle diverse piattaforme specializzate.
E come spesso succede in questo mercato, sui grandi incassi a fronte di giudizi deludenti, emerge l’ombra di frodi e cifre gonfiate.

Quest’anno sono 4 i film che si sono contesi il primato, diversi generi, ma in alcuni casi con degli elementi in comune: il sempre eterno scimmiotto Sun Wukong e l’India, che forse non a caso è anche secondo tradizione meta del viaggio dello scimmiotto, nonché ora partner importante dell’industria cinematografica cinese, e non solo per le sue location esotiche.



Il campione d’incassi, con oltre 1,5 miliardi di yuan, è stato Journey to the West: The Demon Strikes Back, seguito del blockbuster Journey To The West: Conquering The Demons che aveva già sbancato nel 2013. Ennesimo adattamento del classico Viaggio in Occidente che ha dato vita allo Scimmiotto che è stato adattato davvero in ogni modo e che in Cina è praticamente ovunque. Questa volta Sun Wukong è proposto in salsa commedia-fantasy cantonese; Tsui Hark dirige e Stephen Chow (il cui Mermaid lo scorso anno ha raggiunto un record che difficilmente si supererà nell’immediato futuro) produce. Insomma il grande cinema di Hong Kong vince sempre facilmente nella Cina continentale.



Segue Kung-fu Yoga dal titolo piuttosto auto-esplicativo: la più grande icona vivente di arti marziali, Jackie Chan, va in India (passando per l’Islanda). E nel percorso tanta azione, botte e inseguimenti rocamboleschi, qualche intrigo e molta commedia, insomma una formula che Jackie Chan ha perfezionato in innumerevoli film e che il pubblico continua ad apprezzare. Si è ipotizzato che dietro il ragguardevole incasso di 1,4 miliardi di yuan ci sia una poco trasparente programmazione da parte di una importante catena cinematografica che guarda caso appartiene proprio allo stesso protagonista Jackie Chan.




Sempre in India è arrivato anche il celebre attore Wang Baoqiang, con il suo debutto alla regia Buddies In India. Una commedia con qualche velleità e ovviamente fantasiosi riferimenti a Sun Wukong, costruita su una sceneggiatura che probabilmente nessuno ha riletto e diretto con una chiara logica. Insomma poche idee, ma confuse, e l’India vista solo attraverso i suoi stereotipi è una scenografia da cartolina. C’era molta attesa per questo film, Wang Baoqiang è un attore molto amato, ha riscosso simpatie anche per il suo recente doloroso divorzio. Il film così è andato molto bene nei primissimi giorni del capodanno, fino a quando la gente ha inziato a postare giudizi poco entusiasti, alla fine comunque ha raggiunto oltre 700 milioni di yuan.



Invece ha vinto in termine di rating del pubblico Duckweed seconda prova da regista dell’enfant prodige della letteratura contemporanea cinese (e pilota di auto da corsa) Han Han. Un film a metà tra wenyi pian artistico e film commerciale, grazie a un cast di rilievo che vede Deng Chao e Eddie Peng. Han Han dà prova di essere un regista maturo e con una visione, nonostante questo sia un film più complesso e ambizioso del suo precedente The Continent. Anche qui ci sono i temi a lui cari: la nostalgia, il diventare adulti, il viaggio e ovviamente le auto da corsa. E’ stata l’alternativa «intelligente» ai cine-panettoni, per l’intrattenimento di massa, e l’uscita nei giorni caldi del capodanno si è dimostrata una scelta coraggiosa ma premiata da 800 milioni di yuan d’incasso.

*Edoardo Gagliardi, laureato in studi orientali, ha ottenuto un dottorato in cinema cinese contemporaneo presso l'Università di Roma La Sapienza, dopo un periodo di studi alla Peking University. Vive a Pechino da diversi anni dove lavora su progetti e coproduzioni cinematografiche tra Italia e Cina, collaborando in passato con il desk ANICA di Pechino. Nel tempo libero si interessa di musica, una volta anche con il blog Beijing Calling, su queste pagine. «I Wenchan Ban sono gli uffici di promozione delle industrie culturali che si trovano in molti governi locali cinesi. Il Wenchan Ban di China Files è diretto da Edoardo Gagliardi, e il suo compito è quello di raccontare e promuovere ogni due settimane le nuove storie di cinema, musica e dell’industria culturale cinese, del loro mercato e dei loro protagonisti.» [E.G.]

Commenti