Marò e Sanremo: un'accoppiata che potevamo evitarci

Il colpo di mano all'ultimo minuto del sindaco di Sanremo ha creato un corto circuito imbarazzante, con le compagne dei marò a parlare della diatriba internazionale tra India e Italia durante la conferenza stampa di apertura del Festival. Sono mancati approfondimento, contraddittorio e l'impegno del servizio pubblico a garantire un'informazione corretta.




Ieri mattina la conferenza stampa per l'inaugurazione del Festival di Sanremo ha presentato un inedito connubio di spettacolo e diritto internazionale, quando a sostituire Fabio Fazio e Luciana Littizzetto dietro ai microfoni della Rai si sono presentate Vania Ardito e Paola Moschetti, rispettivamente le compagne dei fucilieri di Marina Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.

L'operazione di sensibilizzazione internazionale sulla scia della kermesse canora è stata architettata da Maurizio Zoccarato - "sindaco di Sanremo del Popolo della Libertà e della Lega Nord", parafrasando l'intestazione della suo sito ufficiale – che secondo l'ufficio stampa Rai in trasferta nella Città dei Fiori, contattato telefonicamente, avrebbe presentato motu proprio, a pochi minuti dall'inizio della conferenza stampa, le compagne dei due marò. Niente di concordato, quindi, un'iniziativa personale di Zoccarato imposta furbescamente alla Rai e ai propri telespettatori.

La rete ammiraglia, nei giorni scorsi, aveva già trattato la vicenda dei due marò in spazi giudicati "più consoni" dalla dirigenza Rai (in ultimo domenica scorsa l'apertura de L'Arena condotta da Massimo Giletti, con Latorre e Girone in diretta da Delhi via Skype e il ministro della Difesa Mauro in studio), ma la mossa del sindaco Zoccarato, "un attestato di rispetto dell'amministrazione nei confronti dei vostri mariti", ha offerto alle istanze di Ardito e Moschetti un megafono delle grandi occasioni privo di approfondimento o contraddittorio.

Dopo aver mostrato alle telecamere il vessillo del Battaglione San Marco, Ardito e Moschetti hanno preso la parola in uno sfogo composto e misurato, in linea col tenore delle poche dichiarazioni rilasciate in questi due anni passati ad attendere il ritorno in Italia dei propri compagni.

Moschetti, riferendosi all'arresto dei due marò in India, ha spiegato che "l'ingiustizia che vivono oggi Salvatore e Massimiliano potrebbe capitare a chiunque, perché sono due militari che comunque lavoravano in quel momento per una missione internazionale antipirateria […] in delle acque che sono infestate da pirati". Un'affermazione quantomeno imprecisa che inevitabilmente, affrontata davanti a giornalisti delle pagine dello spettacolo, è passata senza la minima precisazione o richiesta di ulteriori dettagli.

Se Moschetti e Ardito non sono tenute a presentare all'opinione pubblica i fatti in tutta la loro complessità - e crediamo che in questo episodio siano state le ennesime vittime della strumentalizzazione politica italiana - , questa rimane una responsabilità del servizio pubblico, gravemente evasa in un momento di alta concentrazione di audience. Come abbiamo puntualizzato più volte qui su China Files, le acque del Kerala non sono infestate dai pirati: l'International Maritime Organization (Imo) indica che negli ultimi due anni ci sono stati solo cinque episodi di "piracy and robbery", con dei cargo attraccati al porto di Kochi derubati da ladruncoli intrufolatisi, di notte, sul ponte o in cambusa. Niente a che vedere coi pirati che operano in Somalia.

Anche sul rischio di arresto in terra straniera esteso a "tutti i militari in servizio", sarebbero occorse delle precisazioni circa lo status "ibrido" dei due marò a bordo di una petroliera privata: militari in servizio su mezzi civili senza che lo stato di pertinenza delle acque (l'India ha una legge che estende la propria giurisdizione fino a 200 mn) né fosse mai stato messo al corrente né avesse firmato degli accordi con l'Italia che ne legittimassero le attività, con inevitabili ripercussioni sull'immunità funzionale.

Moschetto prosegue spiegando che "il giudice naturale per due militari in missione deve essere nel paese d'origine", azzerando il motivo reale del contendere tra India e Italia in un assioma incurante delle pieghe del diritto internazionale, codice scritto in tinte di grigio che danno agibilità di manovra a contrattazioni tra le parti.

Il disaccordo tra Delhi e Roma emerso prepotentemente in questi giorni potrebbe portare addirittura al pronunciamento di un pool di esperti, se come lasciano intendere dalla Farnesina l'Italia opterà per l'arbitrato internazionale (e, soprattutto, se troverà un accordo in questo senso con l'India).

Ma tutto questo non ha trovato spazio nel botta e risposta del Teatro Vittoria, dove la spettacolarizzazione del dolore di Moschetto e Ardito è servita da lancio d'eccezione per Sanremo 2014.
Diatribe internazionali come antipasto del prime-time.


[Foto credit: vanityfair.it]


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